(Picture by Gioberto/Noro: Camera #4 [2006], courtesy Galleria Alberto Peola)
Same team - Fabio Castelli with Studio 3/3 photography projects, Gigliola Foschi, Elio Grazioli, Roberto Mutti and Enrica Viganò - and game plan - one artist for each booth and one mini catalogue for each artist – for the second edition of MIA Fair.
What is new: the Fashion Fine Art pavilion, the area focused on quality publishing and two awards, respectively promoted by Ferrarelle and BNL – BNP Gruppo Paribas. The first one will choose one indipendent artist (the so-called Proposte) and purchase one print for €10.000. The second one, of an amount of €12.000, is addressed to the artists presented by the galleries and its jury has already selected 15 photographers. Among them, a giant the likes of Ugo Mulas who died in 1973 (and he’s not the only one dead person on the list). Don’t you think this prize would be much more useful to an alive contemporary talent?
The fair, anyway, deserves a visit. If you can’t come to Milan, thank TheFairGoer you can do a tour lying on your sofa.
MIA – Milan Image Art Fair
SuperstudioPiù - Via Tortona 27, Milan (Italy)
Thursday May 3rd 2012 by invitation only
Friday May 4th from 12 pm to 10 pm
Saturday May 5th from 11 am to 9 pm
Sunday May 6th from 11 am to 8 pm
Rates
Full-fare ticket, 15 €
2 Days, 20 €
Reduced rate, 12 € (student less than 26 years, Touring club members, FNAC card, Mediaworld card and groups 10 people )
free entry - Children up to 12 years old
Reduced rate
———————————————————————————————————
www3.lastampa.it/fotografia/approfondimento/articolo/lstp/452242/
Torna il MIA - Milan Image Art Fair, l’unica fiera d’arte italiana interamente dedicata alla fotografia e (meno) al video. Squadra che vince non si cambia ed ecco allora che anche per la seconda edizione Fabio Castelli si è avvalso della collaborazione di Studio 3/3 photography projects, studio di ricerca sull’immagine fotografica, Gigliola Foschi, curatrice e giornalista, Elio Grazioli, critico d’arte contemporanea e curatore, Roberto Mutti, curatore e critico fotografico, Enrica Viganò, curatrice, critica fotografica e organizzatrice di eventi legati alla fotografia.
Stesso anche lo schema in campo: uno stand per ogni artista (promosso da una galleria o dagli organizzatori), ad ogni artista il suo mini catalogo.
Duecentocinquanta gli espositori - spazi espositivi, fotografi indipendenti (le Proposte), archivi ed istituto di formazione, editoria specializzata e fotolaboratori - e fittissimo il calendario di incontri e presentazioni.
Novità di quest’anno, il padiglione Fashion Fine Art Photography e una sezione appositamente dedicata all’editoria di qualità, dai libri storici al tanto di moda self-publishing.
Non solo, alla loro prima edizione anche due premi indetti rispettivamente da Ferrarelle e BNL – BNP Gruppo Paribas, che con Lavazza e BMW supportano la manifestazione. Ciascuna giuria è composta da un rappresentante del relativo sponsor promotore e dai membri del comitato scientifico di MIA: il primo, riservato alle Proposte, prevede l’acquisto da parte dell’azienda dell’opera vincitrice per un ammontare di 10 mila Euro; il secondo, di 12 mila Euro, ha già scremato, fra gli autori rappresentati dalle gallerie, una rosa di 15 alla ricerca di “individualità a confronto, di opportunità diverse, di passione per il passato insieme allo slancio propositivo verso il futuro”. Speriamo allora sia il futuro ad ispirare la scelta finale visto che la cifra stanziata meglio sarebbe impiegata per sostenere un talento contemporaneo piuttosto che un mostro sacro come Ugo Mulas (fra i 15!) che, lo dico a chi fosse sfuggito, è morto nel 1973. Assieme a lui, sempre in lizza per il premio, mi risulta ci abbiano lasciati anche Pasquale De Antonis e Davide Mosconi.
L’ingresso costicchia, ma la manifestazione, va detto, merita la visita di insider, appassionati e curiosi. La miriade di micro personali la rende molto godibile e gli stimoli, nel complesso, sono molti. Non riuscite a venire a Milano? Grazie all’intelligente servizio di TheFairGoer potrete visitarla direttamente dalla poltrona di casa.
Tante le aspettative, non potrebbe essere altrimenti visto che l’edizione precedente ha registrato un grandissimo successo di pubblico. Non solo, pare diverse gallerie, e con loro gli autori, si siano rallegrate per le vendite. Sarà lo stesso anche quest’anno? Il buco nero della crisi si fa più profondo, passa l’effetto novità e già le prime “Cassandre” di settore pronosticano che molte più stampe rimarranno “parcheggiate”. Non arricciate il naso, sempre di fiera si tratta!
MIA - Milan Image Art Fair
SuperstudioPiù - Via Tortona 27, Milano
Giovedì 3 maggio su invito
Venerdì 4 maggio dalle 12.00 alle 22.00
Sabato 5 maggio dalle 11.00 alle 21.00
Domenica 6 maggio dalle 11.00 alle 20.00
Biglietti:
Intero, 15 €
Pass 2 giorni, 20 €
Ridotto (studenti con meno di 26 anni, soci Touring club, tessera FNAC, tessera Mediaworld, Gruppi di 10 persone), 12 €
Free entry - Bambini fino a 12 anni
Riduzioni online


![(picture by Gabriele Croppi)
“Tell them that even if your heart turns to stone, your brain to a cold calculator and your eyes to camera lenses, even then, you will never again return to them”. Zalman Gradowski, The Scrolls of Auschwitz
“Shoah and post-memory” is a project to re-visit Shoah. It is an attempt to analyse the aesthetic, psychological and sociological reasons which are at the basis of past remembrance, that is, the ability of the second and third generation to re-live a drama which is for them extra-biographic. For them it is a necessary and fundamental compensation passage, of a void caused by the lack of correspondence between images and experienced reality. In this, images assume a symbolic, iconic strength of traces which go back ( through a compensation process) to an index of ideas and images sedimentary in time both in the collective and individual memory.
Edizioni Sonda presents Shoah and Postmemory | by Gabriele Croppi La Spezia (Italy), January 26th – February 11th 2012 LAS - Via Montepertico, 1 Tue-Sat 05h00-07h00 pm, free entrance. In the morning on appointment for school groups (+39 3201841172)
———————————————————————————————————
www3.lastampa.it/fotografia/approfondimento/articolo/lstp/439651/
“Di loro, ai tuoi amici e conoscenti […] che se il tuo cuore si tramuta in pietra, il tuo cervello in un freddo meccanismo e il tuo occhio in un semplice apparecchio fotografico, tu non andrai più da loro. […] Tieni stretta la mia mano, non tremare perché dovrai vedere cose ancora peggiori.”Zalmen Gradowski, Rotoli di Auschwitz.Shoah è il termine di recente adottato, soprattutto in ambito non anglosassone, per indicare il dramma che ebbe come protagonisti milioni di ebrei durante la seconda guerra mondiale. In passato il tema è stato prevalentemente affrontato attraverso la testimonianza dei sopravvissuti, ma man mano che questi scompaiono si è diffusa l’esigenza di uno studio profondo della materia e di una sua registrazione che la preservi dal passare del tempo.Gabriele Croppi non si è mai interessato, se non per il breve tempo di una lezione a scuola, alla questione della Shoah o a quella più ampia, perché si allarga anche ad altre minoranze come zingari, omosessuali, portatori di handicap ecc., dell’Olocausto. È stata la silhouette delle torri di guardia del campo di Mauthausen, che si stagliavano alla luce cruda di una giornata come altre di qualche anno fa, a scatenare in lui una reazione tanto violenta da rappresentare uno spartiacque della sua vita personale e artistica. A quell’emozione si deve un potente progetto autoriale innestato su un vasto ed intenso studio della materia in cui è probabilmente impossibile incappare pensando ad altre serie fotografiche dedicate all’argomento.La mostra “Shoah e postmemoria” apre il 26 gennaio a La Spezia in occasione della Giornata della Memoria 2012 e raccoglie le 30 più significative immagini scattate dall’autore in campi di concentramento, quartieri e cimiteri ebraici durante i suoi viaggi in Austria, Germania e Polonia tra il 2008 e il 2011. Scordatevi il documentarismo, l’operazione è puramente estetica, ma non per questo vile o ruffiana. Centrale, in questo senso, il concetto di postmemoria, scoperto da Croppi nel corso del suo lavoro sulla Shoah grazie a un saggio di Marianne Hirsch* che per prima ha coniato il termine. Si tratta di una dimensione extra biografica del ricordo, spesso legato ad un trauma familiare o collettivo: esso viene, per così dire, tramandato alle generazioni successive che lo fanno proprio pur non avendone fatta esperienza diretta. Questo tipo di memoria, che per ovvie ragioni cronologiche non si basa su eventi vissuti quanto piuttosto sull’immaginazione e la rappresentazione degli stessi, non può che assegnare alla fotografia un ruolo fondamentale per la sua sopravvivenza e “contagiosità”. Difficile pensare ad eventi più iconici e grondanti di immagini retoriche della Shoah.Ecco allora che Gabriele Croppi pesca dal repertorio dell’immaginario sedimentato in ognuno di noi scegliendo icone minime dalla portata massima: una doccia arrugginita, il dettaglio di una divisa, le geometrie del filo spinato. Il registro è quello a lui più congeniale, quello del bianco e nero, reso materico, cupo e “sporco” già in fase di ripresa ed intervenendo sul sensore stesso della fotocamera. Duplice l’intento: da una parte mostrarci la fisionomia delle sensazioni da lui provate, dall’altra prendere dichiaratamente le distanze dalla diffusa tendenza ad una “museificazione” dei luoghi della Shoah.Non ci racconta un fatto, non potrebbe farlo nemmeno se volesse, ci racconta un’esperienza, la sua. Il talento e la solidità della sua ricerca gli consentono il passo successivo, quello di aprire una sorta di varco spazio-temporale. A noi la facoltà di sporgercisi e vivere la nostra di esperienza.Questo lavoro offre innumerevoli spunti di approfondimento e dibattito. Volendo rimanere aderente alla sua dimensione più prettamente fotografica, ho posto a Gabriele Croppi un paio di domande.D. E’ possibile conciliare estetica ed etica nel rappresentare una tematica sociale?R. E’ una questione molto complessa. Nel mio personale percorso c’è stato un momento, alla fine degli anni ‘90, in cui mi sembrava impossibile conciliare le due cose. Non riuscivo più a sostenere la ricerca del “bello” o di una soluzione estetica più o meno coerente, con la rappresentazione di tematiche sociali e drammatiche. Questo è il motivo che mi spinse ad abbandonare la fotografia di reportage sociale, per dedicarmi alla fotografia di ricerca e al rapporto fra questa ed altre discipline artistiche. Poi, a distanza di quasi un decennio, ho riscoperto l’importanza dell’aspetto estetico nel processo di conservazione della Memoria di un fatto storico come la Shoah. D. In alcune interviste parli di diritto delle nuove generazioni alla non conoscenza della Shoah. Pur specificando chiaramente di non auspicare certo un diffondersi dell’ignoranza al riguardo, spieghi di ritenere sterile il paternalistico tentativo di forzare i più giovani a sentir proprio un dramma che sarebbero invece giustificati a percepire come ormai lontano dal proprio tempo. Come si inseriscono le tue fotografie in questo contesto?R. Quando si affronta il tema della memoria di una tragedia colossale come quella dell’Olocausto, si tende a considerare l’aspetto “quantitativo” della memoria: di fare in modo, cioè, che il numero maggiore possibile di persone venga a conoscenza di ciò che è accaduto. Non ci si interroga mai sull’aspetto “qualitativo” della Memoria. Non si considera l’esistenza di una disparità di approcci mnemonici al fatto storico. Si tende, forse, a dare per scontata una partecipazione molto emotiva ed empatica al dramma: quella che è sicuramente appartenuta ed appartiene ai testimoni diretti. Ma c’è un’altra forma di memoria, più superficiale, più astratta, più passiva, che riguarda i fatti storici lontani e non vissuti. Questo tipo di approccio, che per 34 anni è stato anche il mio nei confronti del dramma della Shoah, viene spesso rimproverato in maniera retorica e paternalistica. Io mi sento di difendere questo atteggiamento e di accettarlo come un processo fisiologico e naturale. Oggi le nuove generazioni vivono in maniera emotiva e partecipata altri drammi: quelli che hanno vissuto in prima persona, come l’attentato alle torri gemelle o le numerose guerre susseguitesi in Nord Africa. Col passare del tempo, ogni fatto storico tende ad uno stato di astrazione, di letterarizzazione, di idealizzazione: la memoria che ne consegue è una memoria qualitativamente diversa e più distaccata: l’approccio artisitico e finzionale, che per molti anni è stato criticato ed escluso nella trattazione del tema dell’Olocausto, può dare un contributo qualitativo alla Memoria di fatti temporalmente lontani. Questa è la direzione in cui va il mio lavoro.
*Immagini che sopravvivono: le fotografie dell’Olocausto e la postmemoria (UTET, 2006)
Edizioni Sonda in collaborazione con Istituzione per i Servizi Culturali della Spezia e LASpresenta in anteprima Shoah e Postmemoria | Fotografie di Gabriele CroppiLa Spezia, 26 gennaio 2012 - 11 febbraio 2012Presso LAS - Via Montepertico, 1Martedì-sabato ore 17-19, ingresso gratuito.Tutte le mattine su appuntamento per gruppi scolastici (tel. 3201841172) Qui alcune immagini. Il giorno 27 gennaio alle ore 11 presso l’Auditorium del Liceo Artistico della Spezia si terrà un incontro con l’autore alla presenza dell’editore Antonio Monaco e dello storico dell’Unversità di Torino Brunello Mantelli: un momento di approfondimento e dibattito sui temi della Shoah, della memoria e del valore della documentazione fotografica rivolto agli studenti delle scuole superiori e a tutti i cittadini.](http://24.media.tumblr.com/tumblr_lyiqpmf1hZ1qboixpo1_500.jpg)




