(Picture by Massimiliano Squillace)

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” is a photographic book, but it isn’t necessarily worth the purchase for its pictures. The author, Massimiliano Squillace, is not (and doesn’t want to pose as) a photographer. He has the intellectual honesty to use photography simply to document what otherwise we, without years of bureaucratic procedures and a certain dose of courage, would never see. So, the book’s strong points are what it tells/shows and its author’s good power of observation.Today Chernobyl is a post-nuclear “Pompei”, a dangerous buried-alive monster, but we don’t need fear. Squillace exhorts us to get informed, stay aware and learn from this dramatic lesson, today more urgently than ever.

Chernobyl. Scatti dall’infernoby Massimiliano SquillaceEdizioni Infinito, Collana GrandangoloPreface by Filippo Penati, introduction by Mario Pillon and afterword by Andrea Satta.With a text by Sandro SandriLanguage: Italian20x20 cm, 144 pages, bw picturesEuro 17,00


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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/401288/

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” è un libro fotografico, ma non è  necessariamente per le immagini che merita l’acquisto. Del resto il suo  autore, Massimiliano Squillace, non è un fotografo e non desidera  improvvisarsi tale (a differenza di numerosi colleghi). Con grande  onestà intellettuale si è limitato a ricorrere alla fotografia come  mezzo per documentare ciò che altrimenti noi, senza anni di trafile  burocratiche e una certa dose di coraggio, non potremmo mai vedere: il  risultato, stante le premesse, è di certo efficace e trova nel valido  spirito di osservazione dell’autore il suo punto di forza.Si tratta dunque di un libro - fotografico - “necessario” per quanto racconta e mostra. Scritto  per i 25 anni dal disastro di Chernobyl, ma fatalmente prima di quello  di Fukushima in Giappone, ci spiega che la tragedia del 1986 rappresenta  oggi in Ucraina un assoluto tabù o una leggenda da smitizzare e che  ancora il bilancio ufficiale degli effetti diretti e indiretti  dell’incidente risulta sottostimato.Nelle immagini un “assaggio di  apocalisse”, i 30 Km quadrati circostanti la centrale, disabitati da un  quarto di secolo se si fa eccezione per guardie, operai e ricercatori  che continuano a turnare per monitorare l’area. Da una parte lo  scheletro in decomposizione di Pripyat, cittadina modello dell’allora  Unione Sovietica, dove il tempo si è fermato al giorno dell’evaquazione  (tardiva); dall’altra un nuovo Eden che, grazie allo sfollamento, si  spande rigoglioso e viene ripopolato da animali creduti estinti. Su  entrambi l’ombra del reattore tumulato in un debole sarcofago, nelle cui  crepe nidificano le rondini: un mostro sepolto vivo, al centro di una  paradossale oasi contaminata.Riaccendere la paura fine a se  stessa tuttavia non serve, e noi per primi siamo caduti nella tentazione  di ricorrere a metafore inquietanti. L’invito di Massimiliano Squillace  è piuttosto quello di restare vigili, di informarsi con lucidità e di  fare tesoro, oggi più urgentemente che mai, della lezione di Chernobyl.Chernobyl. Scatti dall’infernodi Massimiliano SquillaceEdizioni Infinito, Collana GrandangoloPrefazione di Filippo Penati, introduzione di Mario Pillon e postfazione di Andrea Satta.Con un testo di Sandro Sandri20x20 cm, 144 pagine, immagini bnEuro 17,00

(Picture by Massimiliano Squillace)

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” is a photographic book, but it isn’t necessarily worth the purchase for its pictures. The author, Massimiliano Squillace, is not (and doesn’t want to pose as) a photographer. He has the intellectual honesty to use photography simply to document what otherwise we, without years of bureaucratic procedures and a certain dose of courage, would never see. So, the book’s strong points are what it tells/shows and its author’s good power of observation.

Today Chernobyl is a post-nuclear “Pompei”, a dangerous buried-alive monster, but we don’t need fear. Squillace exhorts us to get informed, stay aware and learn from this dramatic lesson, today more urgently than ever.


Chernobyl. Scatti dall’inferno
by Massimiliano Squillace
Edizioni Infinito, Collana Grandangolo
Preface by Filippo Penati, introduction by Mario Pillon and afterword by Andrea Satta.
With a text by Sandro Sandri
Language: Italian
20x20 cm, 144 pages, bw pictures
Euro 17,00

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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/401288/

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” è un libro fotografico, ma non è necessariamente per le immagini che merita l’acquisto. Del resto il suo autore, Massimiliano Squillace, non è un fotografo e non desidera improvvisarsi tale (a differenza di numerosi colleghi). Con grande onestà intellettuale si è limitato a ricorrere alla fotografia come mezzo per documentare ciò che altrimenti noi, senza anni di trafile burocratiche e una certa dose di coraggio, non potremmo mai vedere: il risultato, stante le premesse, è di certo efficace e trova nel valido spirito di osservazione dell’autore il suo punto di forza.

Si tratta dunque di un libro - fotografico - “necessario” per quanto racconta e mostra.
Scritto per i 25 anni dal disastro di Chernobyl, ma fatalmente prima di quello di Fukushima in Giappone, ci spiega che la tragedia del 1986 rappresenta oggi in Ucraina un assoluto tabù o una leggenda da smitizzare e che ancora il bilancio ufficiale degli effetti diretti e indiretti dell’incidente risulta sottostimato.
Nelle immagini un “assaggio di apocalisse”, i 30 Km quadrati circostanti la centrale, disabitati da un quarto di secolo se si fa eccezione per guardie, operai e ricercatori che continuano a turnare per monitorare l’area. Da una parte lo scheletro in decomposizione di Pripyat, cittadina modello dell’allora Unione Sovietica, dove il tempo si è fermato al giorno dell’evaquazione (tardiva); dall’altra un nuovo Eden che, grazie allo sfollamento, si spande rigoglioso e viene ripopolato da animali creduti estinti. Su entrambi l’ombra del reattore tumulato in un debole sarcofago, nelle cui crepe nidificano le rondini: un mostro sepolto vivo, al centro di una paradossale oasi contaminata.

Riaccendere la paura fine a se stessa tuttavia non serve, e noi per primi siamo caduti nella tentazione di ricorrere a metafore inquietanti. L’invito di Massimiliano Squillace è piuttosto quello di restare vigili, di informarsi con lucidità e di fare tesoro, oggi più urgentemente che mai, della lezione di Chernobyl.



Chernobyl. Scatti dall’inferno
di Massimiliano Squillace
Edizioni Infinito, Collana Grandangolo
Prefazione di Filippo Penati, introduzione di Mario Pillon e postfazione di Andrea Satta.
Con un testo di Sandro Sandri
20x20 cm, 144 pagine, immagini bn
Euro 17,00

(Picture by Massimiliano Squillace)

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” is a photographic book, but it isn’t necessarily worth the purchase for its pictures. The author, Massimiliano Squillace, is not (and doesn’t want to pose as) a photographer. He has the intellectual honesty to use photography simply to document what otherwise we, without years of bureaucratic procedures and a certain dose of courage, would never see. So, the book’s strong points are what it tells/shows and its author’s good power of observation.Today Chernobyl is a post-nuclear “Pompei”, a dangerous buried-alive monster, but we don’t need fear. Squillace exhorts us to get informed, stay aware and learn from this dramatic lesson, today more urgently than ever.

Chernobyl. Scatti dall’infernoby Massimiliano SquillaceEdizioni Infinito, Collana GrandangoloPreface by Filippo Penati, introduction by Mario Pillon and afterword by Andrea Satta.With a text by Sandro SandriLanguage: Italian20x20 cm, 144 pages, bw picturesEuro 17,00


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“Chernobyl. Scatti dall’inferno” è un libro fotografico, ma non è  necessariamente per le immagini che merita l’acquisto. Del resto il suo  autore, Massimiliano Squillace, non è un fotografo e non desidera  improvvisarsi tale (a differenza di numerosi colleghi). Con grande  onestà intellettuale si è limitato a ricorrere alla fotografia come  mezzo per documentare ciò che altrimenti noi, senza anni di trafile  burocratiche e una certa dose di coraggio, non potremmo mai vedere: il  risultato, stante le premesse, è di certo efficace e trova nel valido  spirito di osservazione dell’autore il suo punto di forza.Si tratta dunque di un libro - fotografico - “necessario” per quanto racconta e mostra. Scritto  per i 25 anni dal disastro di Chernobyl, ma fatalmente prima di quello  di Fukushima in Giappone, ci spiega che la tragedia del 1986 rappresenta  oggi in Ucraina un assoluto tabù o una leggenda da smitizzare e che  ancora il bilancio ufficiale degli effetti diretti e indiretti  dell’incidente risulta sottostimato.Nelle immagini un “assaggio di  apocalisse”, i 30 Km quadrati circostanti la centrale, disabitati da un  quarto di secolo se si fa eccezione per guardie, operai e ricercatori  che continuano a turnare per monitorare l’area. Da una parte lo  scheletro in decomposizione di Pripyat, cittadina modello dell’allora  Unione Sovietica, dove il tempo si è fermato al giorno dell’evaquazione  (tardiva); dall’altra un nuovo Eden che, grazie allo sfollamento, si  spande rigoglioso e viene ripopolato da animali creduti estinti. Su  entrambi l’ombra del reattore tumulato in un debole sarcofago, nelle cui  crepe nidificano le rondini: un mostro sepolto vivo, al centro di una  paradossale oasi contaminata.Riaccendere la paura fine a se  stessa tuttavia non serve, e noi per primi siamo caduti nella tentazione  di ricorrere a metafore inquietanti. L’invito di Massimiliano Squillace  è piuttosto quello di restare vigili, di informarsi con lucidità e di  fare tesoro, oggi più urgentemente che mai, della lezione di Chernobyl.Chernobyl. Scatti dall’infernodi Massimiliano SquillaceEdizioni Infinito, Collana GrandangoloPrefazione di Filippo Penati, introduzione di Mario Pillon e postfazione di Andrea Satta.Con un testo di Sandro Sandri20x20 cm, 144 pagine, immagini bnEuro 17,00

(Picture by Massimiliano Squillace)

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” is a photographic book, but it isn’t necessarily worth the purchase for its pictures. The author, Massimiliano Squillace, is not (and doesn’t want to pose as) a photographer. He has the intellectual honesty to use photography simply to document what otherwise we, without years of bureaucratic procedures and a certain dose of courage, would never see. So, the book’s strong points are what it tells/shows and its author’s good power of observation.

Today Chernobyl is a post-nuclear “Pompei”, a dangerous buried-alive monster, but we don’t need fear. Squillace exhorts us to get informed, stay aware and learn from this dramatic lesson, today more urgently than ever.


Chernobyl. Scatti dall’inferno
by Massimiliano Squillace
Edizioni Infinito, Collana Grandangolo
Preface by Filippo Penati, introduction by Mario Pillon and afterword by Andrea Satta.
With a text by Sandro Sandri
Language: Italian
20x20 cm, 144 pages, bw pictures
Euro 17,00

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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/401288/

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” è un libro fotografico, ma non è necessariamente per le immagini che merita l’acquisto. Del resto il suo autore, Massimiliano Squillace, non è un fotografo e non desidera improvvisarsi tale (a differenza di numerosi colleghi). Con grande onestà intellettuale si è limitato a ricorrere alla fotografia come mezzo per documentare ciò che altrimenti noi, senza anni di trafile burocratiche e una certa dose di coraggio, non potremmo mai vedere: il risultato, stante le premesse, è di certo efficace e trova nel valido spirito di osservazione dell’autore il suo punto di forza.

Si tratta dunque di un libro - fotografico - “necessario” per quanto racconta e mostra.
Scritto per i 25 anni dal disastro di Chernobyl, ma fatalmente prima di quello di Fukushima in Giappone, ci spiega che la tragedia del 1986 rappresenta oggi in Ucraina un assoluto tabù o una leggenda da smitizzare e che ancora il bilancio ufficiale degli effetti diretti e indiretti dell’incidente risulta sottostimato.
Nelle immagini un “assaggio di apocalisse”, i 30 Km quadrati circostanti la centrale, disabitati da un quarto di secolo se si fa eccezione per guardie, operai e ricercatori che continuano a turnare per monitorare l’area. Da una parte lo scheletro in decomposizione di Pripyat, cittadina modello dell’allora Unione Sovietica, dove il tempo si è fermato al giorno dell’evaquazione (tardiva); dall’altra un nuovo Eden che, grazie allo sfollamento, si spande rigoglioso e viene ripopolato da animali creduti estinti. Su entrambi l’ombra del reattore tumulato in un debole sarcofago, nelle cui crepe nidificano le rondini: un mostro sepolto vivo, al centro di una paradossale oasi contaminata.

Riaccendere la paura fine a se stessa tuttavia non serve, e noi per primi siamo caduti nella tentazione di ricorrere a metafore inquietanti. L’invito di Massimiliano Squillace è piuttosto quello di restare vigili, di informarsi con lucidità e di fare tesoro, oggi più urgentemente che mai, della lezione di Chernobyl.



Chernobyl. Scatti dall’inferno
di Massimiliano Squillace
Edizioni Infinito, Collana Grandangolo
Prefazione di Filippo Penati, introduzione di Mario Pillon e postfazione di Andrea Satta.
Con un testo di Sandro Sandri
20x20 cm, 144 pagine, immagini bn
Euro 17,00

Notes:

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Freelance per costituzione genetica.
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