(picture by Roberto Kusterle)
Roberto Kusterle plays with his mise en scéne making us wonder what is true and what is false.
Don’t miss to see his works.
www.robertokusterle.it
———————————————————————————————————————
www3.lastampa.it/fotografia/approfondimento/articolo/lstp/69231/
A una mostra di Roberto Kusterle una volta tanto ci si chiede davvero cosa sia vero e cosa no tanto che ci sembra quasi un peccato rivelare il segreto.
D’altronde la sua opera gioca consapevole su quel confine e non parlarne coinciderebbe col non parlare di Kusterle stesso.
Messe in scena le sue, per le quali sceglie la fotografia come mezzo espressivo, ma c’è molto altro dietro: il “teatro”, come appunto si diceva, la scultura, il video…
Una carrellata di mondi paralleli, immaginari e simbolici, costruiti nei minimi particolari. Da qui l’ambiguità: quello che sembra un sapiente montaggio, calibrato ed efficace, in realtà non è altro che l’immagine del set così come è stato allestito. Si tratti di enormi sculture, spine, teste di pesce o lumache, tutto è assolutamente reale e fisicamente collocato sui corpi o nella scena.
Ci piace entrare nei sogni/incubi di Kusterle, stare al gioco, passare dal sottile senso di fastidio che generano certe immagini all’incanto di altre.
Da non perdere anche i video di back stage. Certo, svelano l’arcano, ma restituiscono ancor meglio lo spessore progettuale e “artigiano” dei lavori esposti.
Claudio Composti - che ha il merito di attribuire alla fotografia la stessa dignità artistica delle altre arti visive e che ha curato la personale assieme a Caterina Corni - dice “se foto-grafia significa scrittura con la luce, allora Roberto Kusterle è uno scrittore” e ci svela il richiamo delle sue opere alla letteratura di Philip Kindred Dick. Per chi non lo sapesse si tratta dell’autore de “Il cacciatore di androidi”, romanzo feticcio della fantascienza fine anni ‘60 da cui è stato tratto il film “Blade Runner”, questo notissimo, di Ridley Scott. In comune il confine labile fra ciò che è umano e ciò che non lo è, oltre ad un senso di solitudine senza scampo.
Non solo, anche la ricerca di se’ è un tema caro a Kusterle e non poteva essere altrimenti considerato il suo lungo lavoro di ricerca personale, spiazzante, enigmatica, ricca di contenuti e contrasti. Quei contenuti che tante volte mancano a progetti fotografici pur esteticamente validi. Efficace in quest’ottica un commento di Gabriele Croppi, amico e collega dell’autore, che bene ne inquadra il percorso accostandolo a quello di Mario Giacomelli: entrambi fotografi “non di professione”, entrambi con un immaginario fuori dal comune e una progettualità potente.
« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi»
(Roy Batty, cyborg da “Blade Runner” 1982)
“ANA-KRONOS”
mc2gallery contemporary art - Viale Col di Lana 8 (4°cortile) Milano
ore 18.00 - 21.00
dal 22 settembre al 24 ottobre 2009
www.robertokusterle.it
(picture by Roberto Kusterle)
Roberto Kusterle plays with his mise en scéne making us wonder what is true and what is false.
Don’t miss to see his works.
www.robertokusterle.it
———————————————————————————————————————
www3.lastampa.it/fotografia/approfondimento/articolo/lstp/69231/
A una mostra di Roberto Kusterle una volta tanto ci si chiede davvero cosa sia vero e cosa no tanto che ci sembra quasi un peccato rivelare il segreto.
D’altronde la sua opera gioca consapevole su quel confine e non parlarne coinciderebbe col non parlare di Kusterle stesso.
Messe in scena le sue, per le quali sceglie la fotografia come mezzo espressivo, ma c’è molto altro dietro: il “teatro”, come appunto si diceva, la scultura, il video…
Una carrellata di mondi paralleli, immaginari e simbolici, costruiti nei minimi particolari. Da qui l’ambiguità: quello che sembra un sapiente montaggio, calibrato ed efficace, in realtà non è altro che l’immagine del set così come è stato allestito. Si tratti di enormi sculture, spine, teste di pesce o lumache, tutto è assolutamente reale e fisicamente collocato sui corpi o nella scena.
Ci piace entrare nei sogni/incubi di Kusterle, stare al gioco, passare dal sottile senso di fastidio che generano certe immagini all’incanto di altre.
Da non perdere anche i video di back stage. Certo, svelano l’arcano, ma restituiscono ancor meglio lo spessore progettuale e “artigiano” dei lavori esposti.
Claudio Composti - che ha il merito di attribuire alla fotografia la stessa dignità artistica delle altre arti visive e che ha curato la personale assieme a Caterina Corni - dice “se foto-grafia significa scrittura con la luce, allora Roberto Kusterle è uno scrittore” e ci svela il richiamo delle sue opere alla letteratura di Philip Kindred Dick. Per chi non lo sapesse si tratta dell’autore de “Il cacciatore di androidi”, romanzo feticcio della fantascienza fine anni ‘60 da cui è stato tratto il film “Blade Runner”, questo notissimo, di Ridley Scott. In comune il confine labile fra ciò che è umano e ciò che non lo è, oltre ad un senso di solitudine senza scampo.
Non solo, anche la ricerca di se’ è un tema caro a Kusterle e non poteva essere altrimenti considerato il suo lungo lavoro di ricerca personale, spiazzante, enigmatica, ricca di contenuti e contrasti. Quei contenuti che tante volte mancano a progetti fotografici pur esteticamente validi. Efficace in quest’ottica un commento di Gabriele Croppi, amico e collega dell’autore, che bene ne inquadra il percorso accostandolo a quello di Mario Giacomelli: entrambi fotografi “non di professione”, entrambi con un immaginario fuori dal comune e una progettualità potente.
« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi»
(Roy Batty, cyborg da “Blade Runner” 1982)
“ANA-KRONOS”
mc2gallery contemporary art - Viale Col di Lana 8 (4°cortile) Milano
ore 18.00 - 21.00
dal 22 settembre al 24 ottobre 2009
www.robertokusterle.it
Posted 2 years ago & Filed under caterina corni,, roberto kusterle, ana-kronos, claudio composti, blade runner,