(Picture: Matteo Basilè’s exhibition at Galleria Pack)
Galleria Pack in Milan hosts, till February 5th, an exhibition by Matteo Basilè entitled THISHUMANITY, inspired by one of the foremost masterpieces of late Gothic Florentine artwork, The Battle of San Romano by Paolo Uccello.Women - of different races and with different pasts - are the protagonists of this work. “They face their enemies down in a fight to the last breath in order to escape a destiny that makes them increasingly resemble the opposite sex. A sort of The Rape of the Sabine Women in reverse, in which rather than being raped, they fight to reveal and protect their own identities”.After a short look at his web site, I was afraid ThisHumanity was less interesting than other Basilè’s projects, such us The Saints Are Coming.I was wrong: the exhibition itself enhances his last work with very good prints and, above all, a wonderful setting. In the dark room, three images of battles emerge thanks Plexiglas which interacts with the ceiling lighting; another room, which is illuminated, hosts the single huge portraits of the women involved in the battles. They are wounded, dazed and dirty: a feminine universe torn both in the body and as concerns the idea of themselves.
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fotografia.ilgiornale.it/articolo.php?id=806
Fino al 5 febbraio 2011, la Galleria Pack di Milano presenta la mostra di Matteo Basilé dal titolo THISHUMANITY .Fondamentale e dichiarata, fin negli accorgimenti prospettici, l’ispirazione ad un celebre trittico del tardo gotico fiorentino “La Battaglia di San Romano”, commissionato a Paolo Uccello nel 1438 dalla famiglia Bartolini Salimbeni per commemorare la vittoria dei fiorentini sulle truppe senesi alleate a quelle milanesi del 1 aprile 1432.Basilè non è nuovo a questo genere di suggestioni che tanto ne influenzano la visione e l’estetica.Stavolta il suo lavoro parte proprio dove Uccello si è in qualche modo “fermato”, e fa esplodere un violento scontro fisico che nel dipinto quattrocentesco rimaneva ben meno esplicito.In scena solo donne, in quello che il comunicato delle mostra definisce “una sorta di Ratto delle Sabine al contrario, dove le protagoniste, anziché essere rapite, combattono tra loro per svelare e salvare la propria identità. Una battaglia purificatrice nella quale donne di razze e storie differenti si affrontano fino all’ultimo sangue per sfuggire a un destino che sempre più le fa assomigliare al sesso opposto”. E ancora, queste sono parole dello stesso autore, “un omaggio alla donna e alla vita, un ritratto composto da 140 donne di nazionalità, età, credo e generazioni diverse che nel proprio insieme diviene il mio tributo alla femminilità”.Scorrendo le immagini sul sito di Matteo Basilè ci eravamo un po’ raffreddati credendo di trovarci di fronte ad un lavoro meno riuscito rispetto a cicli precedenti come The Saints Are Coming. Ci sbagliavamo: ThisHumanity è un progetto che proprio in mostra conferma la sua efficacia, valorizzato dalle ottime stampe e, soprattutto, dall’allestimento: in una sala buia un trittico di battaglie emerge suggestivamente, complice il plexiglas sotto al quale sono montate le immagini; nella sala adiacente, illuminata, si staglia una carrellata di ritratti singoli delle stesse donne che formavano i precedenti affreschi corali. Un ritmo serratissimo di grandi fotografie dai cromatismi vividi e pastosi, la rassegna di un universo femminile sanguinante, allucinato e sudicio. Alcune di queste creature-reduci appaiono più magnetiche di altre - e lo stesso espediente delle ferite in qualche caso risulta un po’ posticcio – ma la visione d’insieme è di grandissimo effetto.Guerriere sopravvissute, lacerate tanto nel corpo quanto - e qui sta evidentemente la premessa concettuale del lavoro - nell’idea di se stesse. A tutte le latitudini.www.galleriapack.com

(Picture: Matteo Basilè’s exhibition at Galleria Pack)

Galleria Pack in Milan hosts, till February 5th, an exhibition by Matteo Basilè entitled THISHUMANITY, inspired by one of the foremost masterpieces of late Gothic Florentine artwork, The Battle of San Romano by Paolo Uccello.
Women - of different races and with different pasts - are the protagonists of this work. “They face their enemies down in a fight to the last breath in order to escape a destiny that makes them increasingly resemble the opposite sex. A sort of The Rape of the Sabine Women in reverse, in which rather than being raped, they fight to reveal and protect their own identities”.

After a short look at his web site, I was afraid ThisHumanity was less interesting than other Basilè’s projects, such us The Saints Are Coming.
I was wrong: the exhibition itself enhances his last work with very good prints and, above all, a wonderful setting. In the dark room, three images of battles emerge thanks Plexiglas which interacts with the ceiling lighting; another room, which is illuminated, hosts the single huge portraits of the women involved in the battles. They are wounded, dazed and dirty: a feminine universe torn both in the body and as concerns the idea of themselves.

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Fino al 5 febbraio 2011, la Galleria Pack di Milano presenta la mostra di Matteo Basilé dal titolo THISHUMANITY .
Fondamentale e dichiarata, fin negli accorgimenti prospettici, l’ispirazione ad un celebre trittico del tardo gotico fiorentino “La Battaglia di San Romano”, commissionato a Paolo Uccello nel 1438 dalla famiglia Bartolini Salimbeni per commemorare la vittoria dei fiorentini sulle truppe senesi alleate a quelle milanesi del 1 aprile 1432.

Basilè non è nuovo a questo genere di suggestioni che tanto ne influenzano la visione e l’estetica.
Stavolta il suo lavoro parte proprio dove Uccello si è in qualche modo “fermato”, e fa esplodere un violento scontro fisico che nel dipinto quattrocentesco rimaneva ben meno esplicito.
In scena solo donne, in quello che il comunicato delle mostra definisce “una sorta di Ratto delle Sabine al contrario, dove le protagoniste, anziché essere rapite, combattono tra loro per svelare e salvare la propria identità. Una battaglia purificatrice nella quale donne di razze e storie differenti si affrontano fino all’ultimo sangue per sfuggire a un destino che sempre più le fa assomigliare al sesso opposto”. E ancora, queste sono parole dello stesso autore, “un omaggio alla donna e alla vita, un ritratto composto da 140 donne di nazionalità, età, credo e generazioni diverse che nel proprio insieme diviene il mio tributo alla femminilità”.

Scorrendo le immagini sul sito di Matteo Basilè ci eravamo un po’ raffreddati credendo di trovarci di fronte ad un lavoro meno riuscito rispetto a cicli precedenti come The Saints Are Coming. Ci sbagliavamo: ThisHumanity è un progetto che proprio in mostra conferma la sua efficacia, valorizzato dalle ottime stampe e, soprattutto, dall’allestimento: in una sala buia un trittico di battaglie emerge suggestivamente, complice il plexiglas sotto al quale sono montate le immagini; nella sala adiacente, illuminata, si staglia una carrellata di ritratti singoli delle stesse donne che formavano i precedenti affreschi corali. Un ritmo serratissimo di grandi fotografie dai cromatismi vividi e pastosi, la rassegna di un universo femminile sanguinante, allucinato e sudicio. Alcune di queste creature-reduci appaiono più magnetiche di altre - e lo stesso espediente delle ferite in qualche caso risulta un po’ posticcio – ma la visione d’insieme è di grandissimo effetto.
Guerriere sopravvissute, lacerate tanto nel corpo quanto - e qui sta evidentemente la premessa concettuale del lavoro - nell’idea di se stesse. A tutte le latitudini.

www.galleriapack.com

(Picture: Matteo Basilè’s exhibition at Galleria Pack)
Galleria Pack in Milan hosts, till February 5th, an exhibition by Matteo Basilè entitled THISHUMANITY, inspired by one of the foremost masterpieces of late Gothic Florentine artwork, The Battle of San Romano by Paolo Uccello.Women - of different races and with different pasts - are the protagonists of this work. “They face their enemies down in a fight to the last breath in order to escape a destiny that makes them increasingly resemble the opposite sex. A sort of The Rape of the Sabine Women in reverse, in which rather than being raped, they fight to reveal and protect their own identities”.After a short look at his web site, I was afraid ThisHumanity was less interesting than other Basilè’s projects, such us The Saints Are Coming.I was wrong: the exhibition itself enhances his last work with very good prints and, above all, a wonderful setting. In the dark room, three images of battles emerge thanks Plexiglas which interacts with the ceiling lighting; another room, which is illuminated, hosts the single huge portraits of the women involved in the battles. They are wounded, dazed and dirty: a feminine universe torn both in the body and as concerns the idea of themselves.
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Fino al 5 febbraio 2011, la Galleria Pack di Milano presenta la mostra di Matteo Basilé dal titolo THISHUMANITY .Fondamentale e dichiarata, fin negli accorgimenti prospettici, l’ispirazione ad un celebre trittico del tardo gotico fiorentino “La Battaglia di San Romano”, commissionato a Paolo Uccello nel 1438 dalla famiglia Bartolini Salimbeni per commemorare la vittoria dei fiorentini sulle truppe senesi alleate a quelle milanesi del 1 aprile 1432.Basilè non è nuovo a questo genere di suggestioni che tanto ne influenzano la visione e l’estetica.Stavolta il suo lavoro parte proprio dove Uccello si è in qualche modo “fermato”, e fa esplodere un violento scontro fisico che nel dipinto quattrocentesco rimaneva ben meno esplicito.In scena solo donne, in quello che il comunicato delle mostra definisce “una sorta di Ratto delle Sabine al contrario, dove le protagoniste, anziché essere rapite, combattono tra loro per svelare e salvare la propria identità. Una battaglia purificatrice nella quale donne di razze e storie differenti si affrontano fino all’ultimo sangue per sfuggire a un destino che sempre più le fa assomigliare al sesso opposto”. E ancora, queste sono parole dello stesso autore, “un omaggio alla donna e alla vita, un ritratto composto da 140 donne di nazionalità, età, credo e generazioni diverse che nel proprio insieme diviene il mio tributo alla femminilità”.Scorrendo le immagini sul sito di Matteo Basilè ci eravamo un po’ raffreddati credendo di trovarci di fronte ad un lavoro meno riuscito rispetto a cicli precedenti come The Saints Are Coming. Ci sbagliavamo: ThisHumanity è un progetto che proprio in mostra conferma la sua efficacia, valorizzato dalle ottime stampe e, soprattutto, dall’allestimento: in una sala buia un trittico di battaglie emerge suggestivamente, complice il plexiglas sotto al quale sono montate le immagini; nella sala adiacente, illuminata, si staglia una carrellata di ritratti singoli delle stesse donne che formavano i precedenti affreschi corali. Un ritmo serratissimo di grandi fotografie dai cromatismi vividi e pastosi, la rassegna di un universo femminile sanguinante, allucinato e sudicio. Alcune di queste creature-reduci appaiono più magnetiche di altre - e lo stesso espediente delle ferite in qualche caso risulta un po’ posticcio – ma la visione d’insieme è di grandissimo effetto.Guerriere sopravvissute, lacerate tanto nel corpo quanto - e qui sta evidentemente la premessa concettuale del lavoro - nell’idea di se stesse. A tutte le latitudini.www.galleriapack.com

(Picture: Matteo Basilè’s exhibition at Galleria Pack)

Galleria Pack in Milan hosts, till February 5th, an exhibition by Matteo Basilè entitled THISHUMANITY, inspired by one of the foremost masterpieces of late Gothic Florentine artwork, The Battle of San Romano by Paolo Uccello.
Women - of different races and with different pasts - are the protagonists of this work. “They face their enemies down in a fight to the last breath in order to escape a destiny that makes them increasingly resemble the opposite sex. A sort of The Rape of the Sabine Women in reverse, in which rather than being raped, they fight to reveal and protect their own identities”.

After a short look at his web site, I was afraid ThisHumanity was less interesting than other Basilè’s projects, such us The Saints Are Coming.
I was wrong: the exhibition itself enhances his last work with very good prints and, above all, a wonderful setting. In the dark room, three images of battles emerge thanks Plexiglas which interacts with the ceiling lighting; another room, which is illuminated, hosts the single huge portraits of the women involved in the battles. They are wounded, dazed and dirty: a feminine universe torn both in the body and as concerns the idea of themselves.

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Fino al 5 febbraio 2011, la Galleria Pack di Milano presenta la mostra di Matteo Basilé dal titolo THISHUMANITY .
Fondamentale e dichiarata, fin negli accorgimenti prospettici, l’ispirazione ad un celebre trittico del tardo gotico fiorentino “La Battaglia di San Romano”, commissionato a Paolo Uccello nel 1438 dalla famiglia Bartolini Salimbeni per commemorare la vittoria dei fiorentini sulle truppe senesi alleate a quelle milanesi del 1 aprile 1432.

Basilè non è nuovo a questo genere di suggestioni che tanto ne influenzano la visione e l’estetica.
Stavolta il suo lavoro parte proprio dove Uccello si è in qualche modo “fermato”, e fa esplodere un violento scontro fisico che nel dipinto quattrocentesco rimaneva ben meno esplicito.
In scena solo donne, in quello che il comunicato delle mostra definisce “una sorta di Ratto delle Sabine al contrario, dove le protagoniste, anziché essere rapite, combattono tra loro per svelare e salvare la propria identità. Una battaglia purificatrice nella quale donne di razze e storie differenti si affrontano fino all’ultimo sangue per sfuggire a un destino che sempre più le fa assomigliare al sesso opposto”. E ancora, queste sono parole dello stesso autore, “un omaggio alla donna e alla vita, un ritratto composto da 140 donne di nazionalità, età, credo e generazioni diverse che nel proprio insieme diviene il mio tributo alla femminilità”.

Scorrendo le immagini sul sito di Matteo Basilè ci eravamo un po’ raffreddati credendo di trovarci di fronte ad un lavoro meno riuscito rispetto a cicli precedenti come The Saints Are Coming. Ci sbagliavamo: ThisHumanity è un progetto che proprio in mostra conferma la sua efficacia, valorizzato dalle ottime stampe e, soprattutto, dall’allestimento: in una sala buia un trittico di battaglie emerge suggestivamente, complice il plexiglas sotto al quale sono montate le immagini; nella sala adiacente, illuminata, si staglia una carrellata di ritratti singoli delle stesse donne che formavano i precedenti affreschi corali. Un ritmo serratissimo di grandi fotografie dai cromatismi vividi e pastosi, la rassegna di un universo femminile sanguinante, allucinato e sudicio. Alcune di queste creature-reduci appaiono più magnetiche di altre - e lo stesso espediente delle ferite in qualche caso risulta un po’ posticcio – ma la visione d’insieme è di grandissimo effetto.
Guerriere sopravvissute, lacerate tanto nel corpo quanto - e qui sta evidentemente la premessa concettuale del lavoro - nell’idea di se stesse. A tutte le latitudini.

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