(Picture by Steve McCurry: Robert De Niro in his screening room in Tribeca, NYC. One of his last 36 Kodachrome frames)On December 30th, Dwayne Steinle processed the last Kodachrome film in his lab in Parsons, Kansas.Last year, Kodak stopped producing both the film and the chemicals needed to develop it. So, the above mentioned lab, the very last one in the world to accept Kodachrome, received thousands of overnight packages and dozens of visitors, especially in the last weeks. Among them Jim DeNike, a railroad worker who had picked up 1,580 rolls of film that he had just paid $15,798 to develop (borrowing money from his father’s retirement account): every picture was of railroad trains! Another client, London based artist Aliceson Carter - in the lab at the same time - could do nothing but snap a picture of Mr DeNike with one of his last rolls.
It was determined that a roll belonging to Dwayne Steinle, the owner, would be officially the last one. The very last frame was a picture of all the employees standing in front of Dwayne’s wearing “epitaph-shirts”: “The best slide and movie film in history is now officially retired. Kodachrome: 1935-2010.”
Ah! The neverending fascination for what has been, for what we’ve lost…Suggested soundtrack: Kodachrome, by Paul Simon. “Mama don’t take my Kodachrome away…”
Here the news on CBS Sunday Morning.




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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/382297
Lo scorso 30 dicembre Dwayne Steinle, titolare dell’unico laboratorio al mondo - a Parsons, in Kansas - che ancora sviluppava Kodachrome, ha processato  l’u l t i m o  rullino.Come promesso quando Kodak aveva annunciato di interromperne la produzione, ha continuato a sviluppare le pellicole che gli arrivavano da tutto il mondo fino alla fine del 2010. Se vi state chiedendo perchè fosse rimasto l’unico a farlo, dovete sapere che Kodak ha contestualmente sospeso la  produzione degli sviluppi chimici necessari. Se nei prossimi mesi troverete in fondo al frigo una Kodachrome dimenticata, pare non avrete davvero alcuna chance.Sempre più mirabolanti, dunque, le imprese di chi si è rivolto a questo laboratorio del Kansas, soprattutto nelle ultime settimane, a partire da Jim DeNike, un ferroviere di 53 anni che ha pagato oltre 15.000 dollari (si dice finanziato dalla liquidazione del padre) per far sviluppare 1.580 rulli per un totale di quasi 50 mila diapositive. Per la cronaca: tutte di treni.L’artista londinese Aliceson Carter, anche lui “precipitatosi” al bancone di Dwayne Steinle, non si è certo fatto scappare l’occasione di scattare un ritratto dell’eccentrico Mr DeNike con una delle ultime Kodachrome a disposizione.Il titolare del laboratorio ha voluto che la storia si chiudesse con immagini da lui realizzate, come biasimarlo. L’ultimo frame in assoluto è una foto di gruppo dei suoi collaboratori con una t-shirt/epitaffio “Kodachrome: 1935-2010”.Questa pellicola è, come abbiamo avuto modo di raccontare subito dopo che ne era stata sospesa la produzione, un pezzetto della storia “ufficiale” della fotografia e di quella intima di tante famiglie. Di più, come l’ha definita Todd Gustavson, curatore della George Eastman House - museo di Rochester (NYC) interamente dedicato a fotografia e pellicole - è un’icona pop. Del resto, Paul Simon le ha perfino dedicato una canzone. Ricordate? “Mama don’t take my Kodachrome away…”In redazione ci piacerebbe fare i superiori, pensare al trucchetto di marketing, ma non riusciamo a rimanere del tutto insensibili all’argomento.Il sottile fascino della fine è sempre fra noi, ci fa struggere per ciò che perdiamo.La notizia ha fatto il giro del mondo, con approfondimenti di tutte le maggiori testate giornalistiche, compreso il Sunday Morning della CBS.


(Picture by Steve McCurry: Robert De Niro in his screening room in Tribeca, NYC. One of his last 36 Kodachrome frames)


On December 30th, Dwayne Steinle processed the last Kodachrome film in his lab in Parsons, Kansas.
Last year, Kodak stopped producing both the film and the chemicals needed to develop it. So, the above mentioned lab, the very last one in the world to accept Kodachrome, received thousands of overnight packages and dozens of visitors, especially in the last weeks. Among them Jim DeNike, a railroad worker who had picked up 1,580 rolls of film that he had just paid $15,798 to develop (borrowing money from his father’s retirement account): every picture was of railroad trains! Another client, London based artist Aliceson Carter - in the lab at the same time - could do nothing but snap a picture of Mr DeNike with one of his last rolls.

It was determined that a roll belonging to Dwayne Steinle, the owner, would be officially the last one. The very last frame was a picture of all the employees standing in front of Dwayne’s wearing “epitaph-shirts”: “The best slide and movie film in history is now officially retired. Kodachrome: 1935-2010.”

Ah! The neverending fascination for what has been, for what we’ve lost…
Suggested soundtrack: Kodachrome, by Paul Simon. “Mama don’t take my Kodachrome away…”

Here the news on CBS Sunday Morning.



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Lo scorso 30 dicembre Dwayne Steinle, titolare dell’unico laboratorio al mondo - a Parsons, in Kansas - che ancora sviluppava Kodachrome, ha processato  l’u l t i m o  rullino.
Come promesso quando Kodak aveva annunciato di interromperne la produzione, ha continuato a sviluppare le pellicole che gli arrivavano da tutto il mondo fino alla fine del 2010. Se vi state chiedendo perchè fosse rimasto l’unico a farlo, dovete sapere che Kodak ha contestualmente sospeso la  produzione degli sviluppi chimici necessari. Se nei prossimi mesi troverete in fondo al frigo una Kodachrome dimenticata, pare non avrete davvero alcuna chance.

Sempre più mirabolanti, dunque, le imprese di chi si è rivolto a questo laboratorio del Kansas, soprattutto nelle ultime settimane, a partire da Jim DeNike, un ferroviere di 53 anni che ha pagato oltre 15.000 dollari (si dice finanziato dalla liquidazione del padre) per far sviluppare 1.580 rulli per un totale di quasi 50 mila diapositive. Per la cronaca: tutte di treni.
L’artista londinese Aliceson Carter, anche lui “precipitatosi” al bancone di Dwayne Steinle, non si è certo fatto scappare l’occasione di scattare un ritratto dell’eccentrico Mr DeNike con una delle ultime Kodachrome a disposizione.
Il titolare del laboratorio ha voluto che la storia si chiudesse con immagini da lui realizzate, come biasimarlo. L’ultimo frame in assoluto è una foto di gruppo dei suoi collaboratori con una t-shirt/epitaffio “Kodachrome: 1935-2010”.

Questa pellicola è, come abbiamo avuto modo di raccontare subito dopo che ne era stata sospesa la produzione, un pezzetto della storia “ufficiale” della fotografia e di quella intima di tante famiglie. Di più, come l’ha definita Todd Gustavson, curatore della George Eastman House - museo di Rochester (NYC) interamente dedicato a fotografia e pellicole - è un’icona pop. Del resto, Paul Simon le ha perfino dedicato una canzone. Ricordate? “Mama don’t take my Kodachrome away…”

In redazione ci piacerebbe fare i superiori, pensare al trucchetto di marketing, ma non riusciamo a rimanere del tutto insensibili all’argomento.
Il sottile fascino della fine è sempre fra noi, ci fa struggere per ciò che perdiamo.
La notizia ha fatto il giro del mondo, con approfondimenti di tutte le maggiori testate giornalistiche, compreso il Sunday Morning della CBS.

(Picture by Steve McCurry: Robert De Niro in his screening room in Tribeca, NYC. One of his last 36 Kodachrome frames)On December 30th, Dwayne Steinle processed the last Kodachrome film in his lab in Parsons, Kansas.Last year, Kodak stopped producing both the film and the chemicals needed to develop it. So, the above mentioned lab, the very last one in the world to accept Kodachrome, received thousands of overnight packages and dozens of visitors, especially in the last weeks. Among them Jim DeNike, a railroad worker who had picked up 1,580 rolls of film that he had just paid $15,798 to develop (borrowing money from his father’s retirement account): every picture was of railroad trains! Another client, London based artist Aliceson Carter - in the lab at the same time - could do nothing but snap a picture of Mr DeNike with one of his last rolls.
It was determined that a roll belonging to Dwayne Steinle, the owner, would be officially the last one. The very last frame was a picture of all the employees standing in front of Dwayne’s wearing “epitaph-shirts”: “The best slide and movie film in history is now officially retired. Kodachrome: 1935-2010.”
Ah! The neverending fascination for what has been, for what we’ve lost…Suggested soundtrack: Kodachrome, by Paul Simon. “Mama don’t take my Kodachrome away…”
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Lo scorso 30 dicembre Dwayne Steinle, titolare dell’unico laboratorio al mondo - a Parsons, in Kansas - che ancora sviluppava Kodachrome, ha processato  l’u l t i m o  rullino.Come promesso quando Kodak aveva annunciato di interromperne la produzione, ha continuato a sviluppare le pellicole che gli arrivavano da tutto il mondo fino alla fine del 2010. Se vi state chiedendo perchè fosse rimasto l’unico a farlo, dovete sapere che Kodak ha contestualmente sospeso la  produzione degli sviluppi chimici necessari. Se nei prossimi mesi troverete in fondo al frigo una Kodachrome dimenticata, pare non avrete davvero alcuna chance.Sempre più mirabolanti, dunque, le imprese di chi si è rivolto a questo laboratorio del Kansas, soprattutto nelle ultime settimane, a partire da Jim DeNike, un ferroviere di 53 anni che ha pagato oltre 15.000 dollari (si dice finanziato dalla liquidazione del padre) per far sviluppare 1.580 rulli per un totale di quasi 50 mila diapositive. Per la cronaca: tutte di treni.L’artista londinese Aliceson Carter, anche lui “precipitatosi” al bancone di Dwayne Steinle, non si è certo fatto scappare l’occasione di scattare un ritratto dell’eccentrico Mr DeNike con una delle ultime Kodachrome a disposizione.Il titolare del laboratorio ha voluto che la storia si chiudesse con immagini da lui realizzate, come biasimarlo. L’ultimo frame in assoluto è una foto di gruppo dei suoi collaboratori con una t-shirt/epitaffio “Kodachrome: 1935-2010”.Questa pellicola è, come abbiamo avuto modo di raccontare subito dopo che ne era stata sospesa la produzione, un pezzetto della storia “ufficiale” della fotografia e di quella intima di tante famiglie. Di più, come l’ha definita Todd Gustavson, curatore della George Eastman House - museo di Rochester (NYC) interamente dedicato a fotografia e pellicole - è un’icona pop. Del resto, Paul Simon le ha perfino dedicato una canzone. Ricordate? “Mama don’t take my Kodachrome away…”In redazione ci piacerebbe fare i superiori, pensare al trucchetto di marketing, ma non riusciamo a rimanere del tutto insensibili all’argomento.Il sottile fascino della fine è sempre fra noi, ci fa struggere per ciò che perdiamo.La notizia ha fatto il giro del mondo, con approfondimenti di tutte le maggiori testate giornalistiche, compreso il Sunday Morning della CBS.


(Picture by Steve McCurry: Robert De Niro in his screening room in Tribeca, NYC. One of his last 36 Kodachrome frames)


On December 30th, Dwayne Steinle processed the last Kodachrome film in his lab in Parsons, Kansas.
Last year, Kodak stopped producing both the film and the chemicals needed to develop it. So, the above mentioned lab, the very last one in the world to accept Kodachrome, received thousands of overnight packages and dozens of visitors, especially in the last weeks. Among them Jim DeNike, a railroad worker who had picked up 1,580 rolls of film that he had just paid $15,798 to develop (borrowing money from his father’s retirement account): every picture was of railroad trains! Another client, London based artist Aliceson Carter - in the lab at the same time - could do nothing but snap a picture of Mr DeNike with one of his last rolls.

It was determined that a roll belonging to Dwayne Steinle, the owner, would be officially the last one. The very last frame was a picture of all the employees standing in front of Dwayne’s wearing “epitaph-shirts”: “The best slide and movie film in history is now officially retired. Kodachrome: 1935-2010.”

Ah! The neverending fascination for what has been, for what we’ve lost…
Suggested soundtrack: Kodachrome, by Paul Simon. “Mama don’t take my Kodachrome away…”

Here the news on CBS Sunday Morning.



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Lo scorso 30 dicembre Dwayne Steinle, titolare dell’unico laboratorio al mondo - a Parsons, in Kansas - che ancora sviluppava Kodachrome, ha processato  l’u l t i m o  rullino.
Come promesso quando Kodak aveva annunciato di interromperne la produzione, ha continuato a sviluppare le pellicole che gli arrivavano da tutto il mondo fino alla fine del 2010. Se vi state chiedendo perchè fosse rimasto l’unico a farlo, dovete sapere che Kodak ha contestualmente sospeso la  produzione degli sviluppi chimici necessari. Se nei prossimi mesi troverete in fondo al frigo una Kodachrome dimenticata, pare non avrete davvero alcuna chance.

Sempre più mirabolanti, dunque, le imprese di chi si è rivolto a questo laboratorio del Kansas, soprattutto nelle ultime settimane, a partire da Jim DeNike, un ferroviere di 53 anni che ha pagato oltre 15.000 dollari (si dice finanziato dalla liquidazione del padre) per far sviluppare 1.580 rulli per un totale di quasi 50 mila diapositive. Per la cronaca: tutte di treni.
L’artista londinese Aliceson Carter, anche lui “precipitatosi” al bancone di Dwayne Steinle, non si è certo fatto scappare l’occasione di scattare un ritratto dell’eccentrico Mr DeNike con una delle ultime Kodachrome a disposizione.
Il titolare del laboratorio ha voluto che la storia si chiudesse con immagini da lui realizzate, come biasimarlo. L’ultimo frame in assoluto è una foto di gruppo dei suoi collaboratori con una t-shirt/epitaffio “Kodachrome: 1935-2010”.

Questa pellicola è, come abbiamo avuto modo di raccontare subito dopo che ne era stata sospesa la produzione, un pezzetto della storia “ufficiale” della fotografia e di quella intima di tante famiglie. Di più, come l’ha definita Todd Gustavson, curatore della George Eastman House - museo di Rochester (NYC) interamente dedicato a fotografia e pellicole - è un’icona pop. Del resto, Paul Simon le ha perfino dedicato una canzone. Ricordate? “Mama don’t take my Kodachrome away…”

In redazione ci piacerebbe fare i superiori, pensare al trucchetto di marketing, ma non riusciamo a rimanere del tutto insensibili all’argomento.
Il sottile fascino della fine è sempre fra noi, ci fa struggere per ciò che perdiamo.
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Web editor and editorial coordinator for Photographers.it and its sections on LaStampa.it and IlGiornale.it

Photographer: personal site/life [always] under construction; commercial portfolio, in partnership with Gianluca Destro, at www.d2photo.it

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