(Picture by Samuel Aranda)
The World Press of the Year 2011 goes to “the Pieta” by Samuel Aranda from Spain.
The pictures shows what we’ve already seen in every country, among all peoples, in museums and churches too: a woman who received the man’s sorrow into her arms.
The caption says the woman is holding a wounded relative inside a mosque used as a field hospital by demonstrators against the rule of President Ali Abdullah Saleh, during clashes in Sanaa (Yemen) on 15 October 2011.
We don’t know exactly who she is or what she thinks. It doesn’t matter: she just isn’t herself any more, she’s already a symbol. We all sink into her embrace.
I’m not sure, unlike some jurors has commented, the photograph witnesses the crucial role played by women in North African and Middle Eastern revolutions. I’m touched by this minimal and whispered scene which gives us back a delicate image of the veiled women, often related only to dramatic terrorist episodes.
Here all the WPP winners (Arab Spring and Japan’s Tsunami are obviously the two major themes of the competition).
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www.photographers.it/news/world-press-photo-2012-il-primo-premio-a-samuel-aranda-4660.html
La foto che ha vinto il World Press Photo of the Year, dello spagnolo Samuel Aranda, mostra quello che succede da sempre a tutte le latitudini, in tutti i popoli. Una scena già vista migliaia di volte, ne traboccano anche i musei e le chiese: una donna che accoglie nelle proprie braccia il dolore dell’uomo, come forse solo lei sa fare. Un’immagine intima, iconica e potente.
La didascalia spiega che lo scatto è stato realizzato all’interno di una moschea di Sanaa (Yemen) convertita in ospedale per accogliere i dimostranti piegati dal regime di Ali Abdullah Saleh e che quello che la donna stringe a se’ è un parente ferito. Niente sangue raggrumato, niente mutilazioni o grida; si intravede appena la smorfia della bocca dell’uomo il cui volto è in gran parte nascosto dalle pieghe dello sharshaf nero - simile al più noto niqab saudita - indossato da lei. Del viso femminile, inclinato verso il basso, non scorgiamo nulla, neppure gli occhi. Bastano le sue mani inguantate, il gesto misurato e amorevole di braccia e busto. Come si chiama, cosa penserà? Che importa, non è già più solo se stessa, è diventata simbolo. In quell’abbraccio sprofondiamo tutti.
Non credo, come dichiarano alcuni dei giurati, la foto sveli il ruolo fondamentale della donna nelle rivoluzioni in Medio Oriente e Nord Africa. Mi commuove piuttosto questa scena minima e sussurrata che ci restituisce un’immagine delicata delle donne velate, troppe volte ricollegate solo a tristi episodi terroristici.
Sul sito di Aranda trovate l’intero servizio. Come spesso accade, il progetto nel suo insieme non ha la stessa forza della foto vincitrice.
La Primavera Araba è inevitabilmente protagonista di molti altri servizi premiati. Dopo di lei, lo Tsunami in Giappone.
Sette gli italiani finalisti: Alex Majoli, Paolo Pellegrin, Edoardo Castaldo, Pietro Paolini, Emiliano Larizza, Francesco Zizola e Simona Ghizzoni.
Qui trovate tutte le gallery. Ah!, di ciascuna foto potete conoscere iso, focale e tempo/diaframma. In pratica come in ogni forum di fotoamatori che si rispetti!
(Picture by Samuel Aranda)
The World Press of the Year 2011 goes to “the Pieta” by Samuel Aranda from Spain.
The pictures shows what we’ve already seen in every country, among all peoples, in museums and churches too: a woman who received the man’s sorrow into her arms.
The caption says the woman is holding a wounded relative inside a mosque used as a field hospital by demonstrators against the rule of President Ali Abdullah Saleh, during clashes in Sanaa (Yemen) on 15 October 2011.
We don’t know exactly who she is or what she thinks. It doesn’t matter: she just isn’t herself any more, she’s already a symbol. We all sink into her embrace.
I’m not sure, unlike some jurors has commented, the photograph witnesses the crucial role played by women in North African and Middle Eastern revolutions. I’m touched by this minimal and whispered scene which gives us back a delicate image of the veiled women, often related only to dramatic terrorist episodes.
Here all the WPP winners (Arab Spring and Japan’s Tsunami are obviously the two major themes of the competition).
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www.photographers.it/news/world-press-photo-2012-il-primo-premio-a-samuel-aranda-4660.html
La foto che ha vinto il World Press Photo of the Year, dello spagnolo Samuel Aranda, mostra quello che succede da sempre a tutte le latitudini, in tutti i popoli. Una scena già vista migliaia di volte, ne traboccano anche i musei e le chiese: una donna che accoglie nelle proprie braccia il dolore dell’uomo, come forse solo lei sa fare. Un’immagine intima, iconica e potente.
La didascalia spiega che lo scatto è stato realizzato all’interno di una moschea di Sanaa (Yemen) convertita in ospedale per accogliere i dimostranti piegati dal regime di Ali Abdullah Saleh e che quello che la donna stringe a se’ è un parente ferito. Niente sangue raggrumato, niente mutilazioni o grida; si intravede appena la smorfia della bocca dell’uomo il cui volto è in gran parte nascosto dalle pieghe dello sharshaf nero - simile al più noto niqab saudita - indossato da lei. Del viso femminile, inclinato verso il basso, non scorgiamo nulla, neppure gli occhi. Bastano le sue mani inguantate, il gesto misurato e amorevole di braccia e busto. Come si chiama, cosa penserà? Che importa, non è già più solo se stessa, è diventata simbolo. In quell’abbraccio sprofondiamo tutti.
Non credo, come dichiarano alcuni dei giurati, la foto sveli il ruolo fondamentale della donna nelle rivoluzioni in Medio Oriente e Nord Africa. Mi commuove piuttosto questa scena minima e sussurrata che ci restituisce un’immagine delicata delle donne velate, troppe volte ricollegate solo a tristi episodi terroristici.
Sul sito di Aranda trovate l’intero servizio. Come spesso accade, il progetto nel suo insieme non ha la stessa forza della foto vincitrice.
La Primavera Araba è inevitabilmente protagonista di molti altri servizi premiati. Dopo di lei, lo Tsunami in Giappone.
Sette gli italiani finalisti: Alex Majoli, Paolo Pellegrin, Edoardo Castaldo, Pietro Paolini, Emiliano Larizza, Francesco Zizola e Simona Ghizzoni.
Qui trovate tutte le gallery. Ah!, di ciascuna foto potete conoscere iso, focale e tempo/diaframma. In pratica come in ogni forum di fotoamatori che si rispetti!
Posted 3 months ago & Filed under Samuel Aranda, WPP, World Press Photo of the Year 2011, World Press Photo, fotografia, photography, Yemen, the Pieta, la Pietà, fotogiornalismo, photojournalism, View high resolution