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(picture by Mario Lasalandra, who has a solo exhibition at Festival Fotografico Italiano)

Two cities (divided by four thousand kilometres), both starting with letter B and currently hosting a photographic festival: Busto Arsizio (Italy) and Bamako (Mali).
The first, Festival Fotografico Italiano, is only at its second edition. It displays both famous and emerging artists, archive photography as well as pure research. Commendable the will to involve the education system, from Istituto Italiano di Fotografia in Milan to the local high schools, in order to give the students the possibility to play the role of authors or aware spectators. In Italy people rarely speak about Photography knowledgeably, so it’s very important to help the young public to develop a personal taste and critical sense and free himself from the usual proposals by a strongly self-referential field.
Les Rencontres de Bamako offer, instead, a reflection on the quest for a sustainable world, with the aim to outline an inventory and pay special attention to the signs and forms of resistance possible. The adherence to the theme proposed only confirmed the social and political commitment of African artists. Environmental and social concerns, once limited to a small circle of visionaries alerts, are now part of our daily lives and are at the heart of all debates, especially today that many African countries have recently celebrated their first 50 years of independence. The photographers have been called to witness and denounce, but also to suggest concrete solutions. To do that, some of them choose the journalistic formula, other ones turn to languages such as metaphor and “mise en scene”. 

www.festivalfotograficoitaliano.it  |  till December 4th 2011
www.rencontres-bamako.com |  till January 1st 2012


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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/431313

Iniziano per B, distano fra  loro 4 mila chilometri ed entrambe ospitano, in questi giorni, una  rassegna fotografica. Sono Busto Arsizio e Bamako.A Busto prosegue, fino al 4 dicembre, il giovane Festival Fotografico Italiano, giovane perchè solo alla sua seconda edizione. La manifestazione, che coinvolge  anche altri comuni limitrofi, comprende diversi appuntamenti fra  incontri, presentazioni, workshop e un’asta benefica. A questi si  aggiungono una trentina di mostre dedicate ad autori storici e  contemporanei, alla documentazione d’archivio e a forme di  sperimentazione creativa più spinta. Lodevole la volontà di coinvolgere  un nutrito numero di scuole, dall’Istituto Italiano di Fotografia di  Milano ai licei e istituti tecnici locali, chiamando così gli studenti a  partecipare come autori o fruitori consapevoli. In Italia si parla  spesso di fotografia con scarsa cognizione di causa e ci si rifugia con  grande facilità nel rassicurante porto dei “soliti noti”. È dunque  ancora più importante fare cultura della fotografia partendo dalle  scuole e stimolare i ragazzi a sviluppare un gusto e un senso critico  che li affranchino dalle proposte a cui vorrebbe abituarli un settore  troppo spesso autoreferenziale.In Mali si svolge invece la Biennale di Fotografia di Bamako.  Al centro di questa edizione, che si chiuderà il 1°  gennaio 2012, la riflessione su un nuovo mondo “sostenibile”, a  conferma di quanto le istanze ambientali e socio-economiche del nostro  tempo stiano alla base, specialmente in Africa, della ricerca (e  dell’impegno politico) di molti artisti. L’urgenza di trovare alternative  concrete esce così dalla nicchia degli osservatori più competenti e  sensibili per aprirsi al dibattito pubblico e divenirne il cuore. Sono  molti i paesi africani che nel 2010 hanno celebrato i primi 50 anni di  indipendenza: un’occasione per stilare un bilancio non sempre positivo.  La Biennale ha così invitato gli autori coinvolti a testimoniare,  denunciare, ma anche a raccontare e suggerire soluzioni. I  lavori raccolti non si limitano, tuttavia, a parlare la lingua del giornalismo, e ricorrono spesso alla metafora e alla  mise en scene.Les  Rencontres de Bamako hanno inoltre presentato una panoramica di fotografi africani emergenti all’ultimo Paris Photo il cui ospite d’onore era, non a caso, il continento nero.

 

(picture by Mario Lasalandra, who has a solo exhibition at Festival Fotografico Italiano)

Two cities (divided by four thousand kilometres), both starting with letter B and currently hosting a photographic festival: Busto Arsizio (Italy) and Bamako (Mali).

The first, Festival Fotografico Italiano, is only at its second edition. It displays both famous and emerging artists, archive photography as well as pure research. Commendable the will to involve the education system, from Istituto Italiano di Fotografia in Milan to the local high schools, in order to give the students the possibility to play the role of authors or aware spectators. In Italy people rarely speak about Photography knowledgeably, so it’s very important to help the young public to develop a personal taste and critical sense and free himself from the usual proposals by a strongly self-referential field.

Les Rencontres de Bamako offer, instead, a reflection on the quest for a sustainable world, with the aim to outline an inventory and pay special attention to the signs and forms of resistance possible. The adherence to the theme proposed only confirmed the social and political commitment of African artists. Environmental and social concerns, once limited to a small circle of visionaries alerts, are now part of our daily lives and are at the heart of all debates, especially today that many African countries have recently celebrated their first 50 years of independence. The photographers have been called to witness and denounce, but also to suggest concrete solutions. To do that, some of them choose the journalistic formula, other ones turn to languages such as metaphor and “mise en scene”. 

www.festivalfotograficoitaliano.it  |  till December 4th 2011

www.rencontres-bamako.com |  till January 1st 2012

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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/431313

Iniziano per B, distano fra loro 4 mila chilometri ed entrambe ospitano, in questi giorni, una rassegna fotografica. Sono Busto Arsizio e Bamako.

A Busto prosegue, fino al 4 dicembre, il giovane Festival Fotografico Italiano, giovane perchè solo alla sua seconda edizione. La manifestazione, che coinvolge anche altri comuni limitrofi, comprende diversi appuntamenti fra incontri, presentazioni, workshop e un’asta benefica. A questi si aggiungono una trentina di mostre dedicate ad autori storici e contemporanei, alla documentazione d’archivio e a forme di sperimentazione creativa più spinta. Lodevole la volontà di coinvolgere un nutrito numero di scuole, dall’Istituto Italiano di Fotografia di Milano ai licei e istituti tecnici locali, chiamando così gli studenti a partecipare come autori o fruitori consapevoli. In Italia si parla spesso di fotografia con scarsa cognizione di causa e ci si rifugia con grande facilità nel rassicurante porto dei “soliti noti”. È dunque ancora più importante fare cultura della fotografia partendo dalle scuole e stimolare i ragazzi a sviluppare un gusto e un senso critico che li affranchino dalle proposte a cui vorrebbe abituarli un settore troppo spesso autoreferenziale.

In Mali si svolge invece la Biennale di Fotografia di Bamako. Al centro di questa edizione, che si chiuderà il 1° gennaio 2012, la riflessione su un nuovo mondo “sostenibile”, a conferma di quanto le istanze ambientali e socio-economiche del nostro tempo stiano alla base, specialmente in Africa, della ricerca (e dell’impegno politico) di molti artisti. L’urgenza di trovare alternative concrete esce così dalla nicchia degli osservatori più competenti e sensibili per aprirsi al dibattito pubblico e divenirne il cuore. Sono molti i paesi africani che nel 2010 hanno celebrato i primi 50 anni di indipendenza: un’occasione per stilare un bilancio non sempre positivo. La Biennale ha così invitato gli autori coinvolti a testimoniare, denunciare, ma anche a raccontare e suggerire soluzioni. I lavori raccolti non si limitano, tuttavia, a parlare la lingua del giornalismo, e ricorrono spesso alla metafora e alla mise en scene.
Les Rencontres de Bamako hanno inoltre presentato una panoramica di fotografi africani emergenti all’ultimo Paris Photo il cui ospite d’onore era, non a caso, il continento nero.

 

(Picture by Federico and Luca)Children are often involved in awareness/charity campaigns leaded by the photography sector: they receive a camera and they take pictures with their “pure eyes”.Rarely they’re given sense of responsibility and a concrete learning opportunity. “Fotografi per un giorno” – an idea by Luciano Bobba for Insieme per i bambini Onlus - belongs to the second, commendable case.Teenagers and children (with family troubles or different kinds of physical/mental handicaps) attended workshops held by professional photographers and were expressly invited to collaborate in order to help other kids in difficulty: the fundraising, indeed, will support an organization the little photographers don’t belong to.The images, presented at Fnac Milan last October, are now on display at Lucca Photo Festival (November 19th - December 11th).
Fotografi per un giornoAuditorium Fondazione Banca del Monte di Lucca, Piazza San Martino – LuccaMon/Fri 03h00 – 07h30 pmWeekend (and December 8-9)  10h00 am – 07h30 pmFree entranceCatalog by Sonda
The associations involved: Famiglie Sindrome di William Association,  La  casa di Sam, the Benedetta d’Intino tutte Foundation in Milan,  Villaggio del Fanciullo in Lucca and the Circolo Vega in Genoa. The professional photographers: Alessandro Belgiojoso, Marika Bretoni,  Gabriele Croppi, Franco Donaggio, Albertina D’Urso, Stephanie Gengotti,  Pino Ninfa, Ivo Saglietti and Enrico Stefanelli.
Technical sponsors: Samsung, Fnac, Canson, Sonda and Lucca Photo Fest
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www3.lastampa.it/fotografia/mostre/articolo/lstp/425483
I bambini vengono spesso coinvolti in iniziative di sensibilizzazione e  solidarietà condotte in ambito fotografico: gli si fornisce una  fotocamera e se ne riceve in cambio un’immagine del mondo filtrata dal  loro sguardo “speciale”. Tali operazioni possono essere più o meno  valide; talvolta sono anche “furbe”, non perché in cattiva fede,  piuttosto in quanto ispirate al concetto di minimo sforzo, massima resa.’Fotografi per un giorno’, nata da un’idea di Luciano Bobba e condotta da Insieme per i bambini Onlus,  va oltre. Sono stati attivati una serie di laboratori a Milano, Roma,  Genova e Lucca - curati da fotografi professionisti - che hanno  coinvolto realtà locali al servizio dell’infanzia e dell’adolescenza:  ciascun fotografo ha fornito spunti e assistenza a bimbi e ragazzi che  hanno così potuto apprendere nuove cose e disporre di maggiori strumenti  per esprimersi, pur in totale libertà, attraverso il mezzo fotografico.  Le immagini realizzate, raccolte in una mostra e in un volume edito  da Sonda, verranno battute all’asta per raccogliere fondi finalizzati a  sostenere un progetto incentrato sullo sport e lo sviluppo fisico di  adolescenti svantaggiati.Il valore aggiunto dell’operazione sta,  da una parte, nell’aver offerto competenze, stimoli e guida ai giovani  partecipanti; dall’altra, quest’ultimi sono stati chiamati a partecipare  in maniera consapevole e responsabile ad un progetto che mirava a  finanziare non le realtà a cui appartengono, ma un’altra associazione. I bambini, con situazioni familiari critiche alle spalle o  caratterizzati da disabilità fisiche/psichiche anche piuttosto severe,  si sono quindi impegnati personalmente ad aiutare loro coetanei in  difficoltà.  La mostra viene presentata in anteprima a Milano il  19 ottobre alle 18:30 presso la Fnac di Via Torino, dove rimarrà  allestita fino all’8 novembre. Farà poi tappa negli altri punti vendita  Fnac d’Italia e, dal 19 novembre all’11 dicembre, al Lucca Photo Fest.Oltre  a Luciano Bobba, hanno collaborato: Alessandro Belgiojoso, Marika  Bertoni, Gabriele Croppi, Franco Donaggio, Albertina D’Urso, Stephanie  Gengotti, Pino Ninfa, Ivo Saglietti ed Enrico Stefanelli.
Le  associazioni coinvolte: Leonarda Vaccari di Roma; La Fanciullezza,  l’Associazione Famiglie Sindrome di Williams, la Casa di Sam e la  Fondazione Benedetta d’Intino di Milano; la Casa del Fanciullo di Lucca;  il circolo Vega di Genova.Sponsor tecnici: Samsung, Fnac, Canson, Edizioni Sonda e il Lucca Photo Fest.

(Picture by Federico and Luca)

Children are often involved in awareness/charity campaigns leaded by the photography sector: they receive a camera and they take pictures with their “pure eyes”.
Rarely they’re given sense of responsibility and a concrete learning opportunity. “Fotografi per un giorno” – an idea by Luciano Bobba for Insieme per i bambini Onlus - belongs to the second, commendable case.
Teenagers and children (with family troubles or different kinds of physical/mental handicaps) attended workshops held by professional photographers and were expressly invited to collaborate in order to help other kids in difficulty: the fundraising, indeed, will support an organization the little photographers don’t belong to.
The images, presented at Fnac Milan last October, are now on display at Lucca Photo Festival (November 19th - December 11th).


Fotografi per un giorno
Auditorium Fondazione Banca del Monte di Lucca, Piazza San Martino – Lucca
Mon/Fri 03h00 – 07h30 pm
Weekend (and December 8-9)  10h00 am – 07h30 pm
Free entrance
Catalog by Sonda

The associations involved: Famiglie Sindrome di William Association,  La casa di Sam, the Benedetta d’Intino tutte Foundation in Milan, Villaggio del Fanciullo in Lucca and the Circolo Vega in Genoa.

The professional photographers: Alessandro Belgiojoso, Marika Bretoni, Gabriele Croppi, Franco Donaggio, Albertina D’Urso, Stephanie Gengotti, Pino Ninfa, Ivo Saglietti and Enrico Stefanelli.

Technical sponsors: Samsung, Fnac, Canson, Sonda and Lucca Photo Fest

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I bambini vengono spesso coinvolti in iniziative di sensibilizzazione e solidarietà condotte in ambito fotografico: gli si fornisce una fotocamera e se ne riceve in cambio un’immagine del mondo filtrata dal loro sguardo “speciale”. Tali operazioni possono essere più o meno valide; talvolta sono anche “furbe”, non perché in cattiva fede, piuttosto in quanto ispirate al concetto di minimo sforzo, massima resa.
Fotografi per un giorno’, nata da un’idea di Luciano Bobba e condotta da Insieme per i bambini Onlus, va oltre. Sono stati attivati una serie di laboratori a Milano, Roma, Genova e Lucca - curati da fotografi professionisti - che hanno coinvolto realtà locali al servizio dell’infanzia e dell’adolescenza: ciascun fotografo ha fornito spunti e assistenza a bimbi e ragazzi che hanno così potuto apprendere nuove cose e disporre di maggiori strumenti per esprimersi, pur in totale libertà, attraverso il mezzo fotografico.
Le immagini realizzate, raccolte in una mostra e in un volume edito da Sonda, verranno battute all’asta per raccogliere fondi finalizzati a sostenere un progetto incentrato sullo sport e lo sviluppo fisico di adolescenti svantaggiati.

Il valore aggiunto dell’operazione sta, da una parte, nell’aver offerto competenze, stimoli e guida ai giovani partecipanti; dall’altra, quest’ultimi sono stati chiamati a partecipare in maniera consapevole e responsabile ad un progetto che mirava a finanziare non le realtà a cui appartengono, ma un’altra associazione. I bambini, con situazioni familiari critiche alle spalle o caratterizzati da disabilità fisiche/psichiche anche piuttosto severe, si sono quindi impegnati personalmente ad aiutare loro coetanei in difficoltà.
 
La mostra viene presentata in anteprima a Milano il 19 ottobre alle 18:30 presso la Fnac di Via Torino, dove rimarrà allestita fino all’8 novembre. Farà poi tappa negli altri punti vendita Fnac d’Italia e, dal 19 novembre all’11 dicembre, al Lucca Photo Fest.

Oltre a Luciano Bobba, hanno collaborato: Alessandro Belgiojoso, Marika Bertoni, Gabriele Croppi, Franco Donaggio, Albertina D’Urso, Stephanie Gengotti, Pino Ninfa, Ivo Saglietti ed Enrico Stefanelli.


Le associazioni coinvolte: Leonarda Vaccari di Roma; La Fanciullezza, l’Associazione Famiglie Sindrome di Williams, la Casa di Sam e la Fondazione Benedetta d’Intino di Milano; la Casa del Fanciullo di Lucca; il circolo Vega di Genova.

Sponsor tecnici: Samsung, Fnac, Canson, Edizioni Sonda e il Lucca Photo Fest.



(picture by Jacques Henri Lartigue)
Yesterday two exhibitions opened at Forma, Milan. The first, which shows the works of Jacques Henri Lartigue, has been a pleasant surprise to me. He is a wealthy French bourgeois of the beginning of the XX century who portrayed the charmed, privileged world he belonged to all his life long: a declared effort to freeze those happy moments and a nostalgic attempt to make them last forever. I’ve been impressed by the grace, elegance and freshness of the images, by the author’s incredibly modern eye. The composition and mood of many pictures make them look like they are taken today, a sort of remembrance of the past with a vintage feel instead of a real document from it. The second and widely promoted exhibition is “Polaroids” by Julian Schnabel (inevitably more known than Lartigue), great painter, capable director and King Midas of many artistic projects. On display his works taken with an old 20x24 inch camera which is as large as a fridge, a tool which can’t help but add some quid to the images themselves. The 80 photographs show his family, friends, paintings, workplace etc. The setting aims to offer “a unique and complex fresco that gives us access to his private life”, but seems an uncompleted tale which actually doesn’t give us the opportunity to discover anything about this versatile artist. What a pity.
“La scelta della felicità” - Jacques Henri Lartigue“Polaroids” - Julian SchnabelMilan, Fondazione FORMA per la Fotografia (info)10/23/11 - 11/20/11
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www.photographers.it/newsletter.php?id=46
Di recente siamo stati a Forma,  che ospita due mostre di Jacques Henri Lartigue e Julian Schnabel. La  prima è stata una piacevolissima sorpresa. Lartigue, ricco borghese di  inizio Novecento, ha per anni ritratto il mondo dorato che lo  circondava: una tensione dichiarata, la sua, a fissare la felicità di  quei giorni unita al nostalgico desiderio di renderla eterna. A colpirci  sono stati la grazia, l’eleganza e la freschezza delle sue foto, lo  sguardo incredibilmente moderno. La composizione e l’atmosfera di molte  delle immagini le fa sembrare scattate ai nostri giorni, quasi ci si  trovasse di fronte a un gioco di rievocazione del passato che non alla  sua effettiva registrazione.Di  maggiore richiamo, inevitabilmente, l’esposizione del nome più  altisonante: Julian Schnabel, ottimo pittore, valido regista e in  generale re Mida di numerosi progetti artistici. In mostra le Polaroid  da lui realizzate con un vecchio apparecchio panoramico 20x24 pollici  (per capirsi, la fotocamera è grande come un frigorifero), un mezzo che  di per se’ aggiunge un quid alle immagini. Le foto, un’ottantina,  ritraggono la famiglia, gli amici, l’ambiente di lavoro, le sue opere…  Peccato per l’allestimento, quello che vorrebbe essere “un complesso  affresco che ci permette di entrare nella vita privata dell’autore” a  noi sembra rimanere un racconto accennato dal quale si esce senza avere  scoperto un gran ché su Schnabel. 
“La scelta della felicità” - Jacques Henri Lartigue “Polaroids” - Julian Schnabel Milano, Fondazione FORMA per la Fotografia (info) Dal 23 ottobre al 20 novembre 2011

(picture by Jacques Henri Lartigue)



Yesterday two exhibitions opened at Forma, Milan.
The first, which shows the works of Jacques Henri Lartigue, has been a pleasant surprise to me. He is a wealthy French bourgeois of the beginning of the XX century who portrayed the charmed, privileged world he belonged to all his life long: a declared effort to freeze those happy moments and a nostalgic attempt to make them last forever. I’ve been impressed by the grace, elegance and freshness of the images, by the author’s incredibly modern eye. The composition and mood of many pictures make them look like they are taken today, a sort of remembrance of the past with a vintage feel instead of a real document from it.
The second and widely promoted exhibition is “Polaroids” by Julian Schnabel (inevitably more known than Lartigue), great painter, capable director and King Midas of many artistic projects. On display his works taken with an old 20x24 inch camera which is as large as a fridge, a tool which can’t help but add some quid to the images themselves. The 80 photographs show his family, friends, paintings, workplace etc. The setting aims to offer “a unique and complex fresco that gives us access to his private life”, but seems an uncompleted tale which actually doesn’t give us the opportunity to discover anything about this versatile artist. What a pity.

“La scelta della felicità” - Jacques Henri Lartigue
“Polaroids” - Julian Schnabel
Milan, Fondazione FORMA per la Fotografia (info)
10/23/11 - 11/20/11

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Di recente siamo stati a Forma, che ospita due mostre di Jacques Henri Lartigue e Julian Schnabel. La prima è stata una piacevolissima sorpresa. Lartigue, ricco borghese di inizio Novecento, ha per anni ritratto il mondo dorato che lo circondava: una tensione dichiarata, la sua, a fissare la felicità di quei giorni unita al nostalgico desiderio di renderla eterna. A colpirci sono stati la grazia, l’eleganza e la freschezza delle sue foto, lo sguardo incredibilmente moderno. La composizione e l’atmosfera di molte delle immagini le fa sembrare scattate ai nostri giorni, quasi ci si trovasse di fronte a un gioco di rievocazione del passato che non alla sua effettiva registrazione.
Di maggiore richiamo, inevitabilmente, l’esposizione del nome più altisonante: Julian Schnabel, ottimo pittore, valido regista e in generale re Mida di numerosi progetti artistici. In mostra le Polaroid da lui realizzate con un vecchio apparecchio panoramico 20x24 pollici (per capirsi, la fotocamera è grande come un frigorifero), un mezzo che di per se’ aggiunge un quid alle immagini. Le foto, un’ottantina, ritraggono la famiglia, gli amici, l’ambiente di lavoro, le sue opere… Peccato per l’allestimento, quello che vorrebbe essere “un complesso affresco che ci permette di entrare nella vita privata dell’autore” a noi sembra rimanere un racconto accennato dal quale si esce senza avere scoperto un gran ché su Schnabel.

“La scelta della felicità” - Jacques Henri Lartigue
“Polaroids” - Julian Schnabel
Milano, Fondazione FORMA per la Fotografia (info)
Dal 23 ottobre al 20 novembre 2011

(picture by Helene Amouzou)

Since 2007, the PHOTOQUAI Photography Biennial has been spotlighting non-Western art and introducing an international audience to artists so far not shown in Europe. 
The third edition, under the artistic direction of photographer/filmmaker Françoise Huguier, also know for being the creator – with Bernard Descamps – of Bamako’s Biennal Africaine de la Photographie, has involved 46 photographers from Africa, South America, Russia, Asia, Middle East and Oceania (a very few women, ed.). 
The exhibitions are placed on the banks of the Seine and, since this year, in the garden of the musée du quai Branly. The scenographic project by Patrick Joui (Compasso d’Oro 2011) is definitely one of the focus of the Festival and aims to unite this photographic wealth and diversity. For the promenade along the Seine, he has designed a setting which avoids disrupting the quality of the viewpoints of the city while proposing the visitor another reading of this linear path. In the gardens he soberly showcases five photographers, each finding a special place in the luxuriant landscape.
Other exhibitions are hosted at the Eiffel Tower as well as in eleven partner galleries and institutions in Paris.

Paris, September 13th – November 11th 2011
practical informations



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www3.lastampa.it/fotografia/approfondimento/articolo/lstp/420252

Photoquai – Biennale delle Immagini dal mondo è una rassegna nata nel  2007 grazie all’impegno del Musée du quai Branly e da subito  dichiaratamente consacrata alla fotografia non occidentale. Scenario  della manifestazione, il Lungosenna parigino a cui si aggiungono, a  partire da quest’anno, i giardini del museo. A curare l’edizione  2011 è Françoise Huguier, fotografa e regista, già ideatrice, con  Bernard Descamps, di quella bella avventura che è la Biennal Africaine  de la Photographie di Bamako in Mali. Così definisce Photoquai “un  viaggio all’ascolto dei rumori del mondo, nutrito dallo sguardo che i  fotografi posano sulla nostra società e su una cultura diversa. Essi  sono per noi dei guardiani, dei custodi che ci impediscono di  sprofondare nel sonno”. Curiosità e freschezza dunque le parole d’ordine, per non smettere di guardare lontano.Circa  400 le opere in mostra, inedite in Europa, di 46 fotografi  contemporanei provenienti da 29 paesi fra Africa, America del Sud,  Russia, Asia, Medio Oriente e Oceania. Una esigua percentuale le donne, a  riprova di quanto poco spazio sia riservato - soprattutto a certe  latitudini - allo sguardo femminile.Nella produzione degli autori  prevalgono le “storie” e il ritratto, assieme ad alcune incursioni nello  still life e nel paesaggio (per lo più urbano).Grande  attenzione per gli allestimenti, tanto che la seconda voce dopo quella  della direzione artistica è la scenografia, affidata a Patrick Jouin,  Compasso d’Oro 2011. Un percorso espositivo lungo le rive della Senna  pensato per essere fruito 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a cui fa eco la  sezione all’esterno del Musée du quai Branly.In calendario anche  incontri, proiezioni, dibattiti e una serie di interventi in merito al  programma di sostegno alla creazione artistica fotografica in  collaborazione con la Fondation Total.Diversi i partner che  concorrono alla promozione degli artisti: l’Ambasciata d’Australia, la  Galerie Baudoin Lebon, la Galerie In Camera, la Galerie Paris-Beijing,  la Maison de l’Amérique latine, la Maison européenne de la photographie,  il Petit Palais, la Polka Galerie e la Tour Eiffel.Dal 13 settembre all’11 novembre 2011Musée du quai Branly37, quai Branly - ParisLe  mostre lungo la Senna sono sempre aperte, l’accesso a quelle nel  giardino del museo è vincolato agli orari di quest’ultimo (ma/me/do  11-19, gio/ve/sa 11-21)www.photoquai.fr

(picture by Helene Amouzou)

Since 2007, the PHOTOQUAI Photography Biennial has been spotlighting non-Western art and introducing an international audience to artists so far not shown in Europe. 

The third edition, under the artistic direction of photographer/filmmaker Françoise Huguier, also know for being the creator – with Bernard Descamps – of Bamako’s Biennal Africaine de la Photographie, has involved 46 photographers from Africa, South America, Russia, Asia, Middle East and Oceania (a very few women, ed.). 

The exhibitions are placed on the banks of the Seine and, since this year, in the garden of the musée du quai Branly. The scenographic project by Patrick Joui (Compasso d’Oro 2011) is definitely one of the focus of the Festival and aims to unite this photographic wealth and diversity. For the promenade along the Seine, he has designed a setting which avoids disrupting the quality of the viewpoints of the city while proposing the visitor another reading of this linear path. In the gardens he soberly showcases five photographers, each finding a special place in the luxuriant landscape.

Other exhibitions are hosted at the Eiffel Tower as well as in eleven partner galleries and institutions in Paris.

Paris, September 13th – November 11th 2011

practical informations

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www3.lastampa.it/fotografia/approfondimento/articolo/lstp/420252

Photoquai – Biennale delle Immagini dal mondo è una rassegna nata nel 2007 grazie all’impegno del Musée du quai Branly e da subito dichiaratamente consacrata alla fotografia non occidentale. Scenario della manifestazione, il Lungosenna parigino a cui si aggiungono, a partire da quest’anno, i giardini del museo.
A curare l’edizione 2011 è Françoise Huguier, fotografa e regista, già ideatrice, con Bernard Descamps, di quella bella avventura che è la Biennal Africaine de la Photographie di Bamako in Mali. Così definisce Photoquai “un viaggio all’ascolto dei rumori del mondo, nutrito dallo sguardo che i fotografi posano sulla nostra società e su una cultura diversa. Essi sono per noi dei guardiani, dei custodi che ci impediscono di sprofondare nel sonno”. Curiosità e freschezza dunque le parole d’ordine, per non smettere di guardare lontano.

Circa 400 le opere in mostra, inedite in Europa, di 46 fotografi contemporanei provenienti da 29 paesi fra Africa, America del Sud, Russia, Asia, Medio Oriente e Oceania. Una esigua percentuale le donne, a riprova di quanto poco spazio sia riservato - soprattutto a certe latitudini - allo sguardo femminile.
Nella produzione degli autori prevalgono le “storie” e il ritratto, assieme ad alcune incursioni nello still life e nel paesaggio (per lo più urbano).

Grande attenzione per gli allestimenti, tanto che la seconda voce dopo quella della direzione artistica è la scenografia, affidata a Patrick Jouin, Compasso d’Oro 2011. Un percorso espositivo lungo le rive della Senna pensato per essere fruito 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a cui fa eco la sezione all’esterno del Musée du quai Branly.
In calendario anche incontri, proiezioni, dibattiti e una serie di interventi in merito al programma di sostegno alla creazione artistica fotografica in collaborazione con la Fondation Total.
Diversi i partner che concorrono alla promozione degli artisti: l’Ambasciata d’Australia, la Galerie Baudoin Lebon, la Galerie In Camera, la Galerie Paris-Beijing, la Maison de l’Amérique latine, la Maison européenne de la photographie, il Petit Palais, la Polka Galerie e la Tour Eiffel.

Dal 13 settembre all’11 novembre 2011
Musée du quai Branly
37, quai Branly - Paris
Le mostre lungo la Senna sono sempre aperte, l’accesso a quelle nel giardino del museo è vincolato agli orari di quest’ultimo (ma/me/do 11-19, gio/ve/sa 11-21)
www.photoquai.fr

(picture by Helmut Newton)
In the “analog photography era”, professional photographers used to take test Polaroids before the official shots. The gesture of tossing the Pola, with a self-confident wrist movement, is one of the most cool and iconic scenes in the imaginary of all the nostalgics of film photography and its golden age. Many beautiful instant shots have got lost. Luckily for us, Helmut Newton used to save his Polaroids: thanks his wife June’s precious collaboration, Taschen has recently published a selection of them. Many images are the tests for famous shots already included in other titles by the same editor: “Sumo”,  “A Gun for Hire” and “Work”.Helmut Newton, “Polaroids”Hardcover, 21 x 27,5 cm, 224 pages€ 39.99Editor: Taschen
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fotografia.ilgiornale.it/view_news.php?id=3922
Il gesto di verificare con una polaroid composizione e schema luci prima  di procedere con lo scatto ufficiale è rimasto indissolubilmente legato  al mondo della fotografia analogica professionale. I feticisti della  pellicola istantanea ancora fremono al ricordo del “cerimoniale”,  compresi suoni e odori, di quel momento. C’è persino chi misurava il  talento e il fascino di un fotografo dall’espressione soddisfatta con  cui allungava per un attimo uno sguardo obliquo sul risultato prima di  gettarlo via con un sapiente gioco di polso.Sto giocando, ma di pola sui set ne sono davvero “volate” tante. E fra queste si contano moltissime belle immagini andate perse.Helmut  Newton (1920-2004), che non ha bisogno di presentazioni, ci ha fatto il  grande piacere di conservarle ed oggi un volume di Taschen, realizzato  con la preziosa collaborazione di sua moglie June, le raccoglie.Molti  degli scatti sono le anteprime di noti lavori di Newton già pubblicati  dalla casa editrice in “Sumo”, “A Gun for hire” e “Work”.Helmut Newton, “Polaroids”21 x 27,5 cm, 224 pagineDisponibile anche in italianoPrezzo: 39,99 euroEdizione: Taschen

(picture by Helmut Newton)

In the “analog photography era”, professional photographers used to take test Polaroids before the official shots. The gesture of tossing the Pola, with a self-confident wrist movement, is one of the most cool and iconic scenes in the imaginary of all the nostalgics of film photography and its golden age.
Many beautiful instant shots have got lost. Luckily for us, Helmut Newton used to save his Polaroids: thanks his wife June’s precious collaboration, Taschen has recently published a selection of them.
Many images are the tests for famous shots already included in other titles by the same editor: “Sumo”,  “A Gun for Hire” and “Work”.

Helmut Newton, “Polaroids”
Hardcover, 21 x 27,5 cm, 224 pages
€ 39.99
Editor: Taschen

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fotografia.ilgiornale.it/view_news.php?id=3922

Il gesto di verificare con una polaroid composizione e schema luci prima di procedere con lo scatto ufficiale è rimasto indissolubilmente legato al mondo della fotografia analogica professionale. I feticisti della pellicola istantanea ancora fremono al ricordo del “cerimoniale”, compresi suoni e odori, di quel momento. C’è persino chi misurava il talento e il fascino di un fotografo dall’espressione soddisfatta con cui allungava per un attimo uno sguardo obliquo sul risultato prima di gettarlo via con un sapiente gioco di polso.
Sto giocando, ma di pola sui set ne sono davvero “volate” tante. E fra queste si contano moltissime belle immagini andate perse.
Helmut Newton (1920-2004), che non ha bisogno di presentazioni, ci ha fatto il grande piacere di conservarle ed oggi un volume di Taschen, realizzato con la preziosa collaborazione di sua moglie June, le raccoglie.
Molti degli scatti sono le anteprime di noti lavori di Newton già pubblicati dalla casa editrice in “Sumo”, “A Gun for hire” e “Work”.


Helmut Newton, “Polaroids”
21 x 27,5 cm, 224 pagine
Disponibile anche in italiano
Prezzo: 39,99 euro
Edizione: Taschen

 Picture: Yukuharu (Fugace Primavera) © Arianna De Micheli
KOKORO - 80 artists for JapanCurated by Carlo Madesani, Serena Zacheo and Enzo dal VermeUnder the patronage of the Consulate-General of Japan in MilanCamera16 | May 26/28 Opening: Thursday May 26th, 06pmCamera16 presents a group exhibition in order to hold a fund-raising sale for the Japan earthquake’s victims.The invited authors: Francesco Acerbis, Luciano Allione, Antonio Amendola, Erminio Annunzi, Domitilla Asquer, Maria Vittoria Backhouse, Carlo Baraldi, Fabio Barile, Alessandro Barteletti, Settimio Benedusi, Nicola Bertasi, Giovanni Bortolani, Paolo Cagnacci, Alessandra Capodacqua, Luca Cepparo, Teresa Carreno, Micaela Ceresa, Andrea Chiabai, Paolo Chiurco, Annalisa Cimmino, Nicoletta Cotechini, Enzo Dal Verme, Marco Dapino, Giovanni De Francesco, Edoardo Delille, Arianna De Micheli, Nicola De Molli Crivelli, Gianuca Destro, Federica Di Giovanni, Alessandra Dragoni, Linda Ferrari, Massimo Festi, Nanni Fontana, Flavio e Frank, Maurizio Frullani, Alessandro Furchino, Luigi Gattinara, Sivio Ghiani, Davide Grossi, Edoardo Hahn, Giovanni Hanninen, Isabel Lima, Gabriele Lopez, Massimo Lovati, Antonella Macis, Alan Maglio, Manuel Marano, Antonio Marcello, Fabrizio Marchesi, Malena Mazza, Rohn Meijer, Andrea Messana, Oriella Montin, Francesca Moscheni, Melina Mulas, Filippo Mutani, Takehiko Niki, Yoshie Nishikawa, Luca Nizzoli Toetti, Paolo Nobile, Giorgio Palmera, Fabiano Parisi, Luca Pedrotti, Daniele Pezzoli, Mina Poostdooz, Efrem Raimondi, Francesca Randi, Baerbel Reinhard, Sebastiano Rossi, Andrea Ruggeri, Stefano Ruzzante, Antonio Saba, Paolo Sacchi, Paola Salvioni Martini, Antonino Savojardo, Emiliano Scatarzi, Matilde Soligno, Stylaz, Giuseppe Toscano, Margherita Verdi, Marco Viganò, Massimo S.Volontè, Agnes Weber, Robert Zimmerman.Here their works.Kokoro has been organised with the help of: Associazione Culturale Giappone In Italia, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Tau Visual, Tommaso Basilio, cpf Bauer, Emanuele Beluffi, Sara Cervo, Franco Fino, Fotografi Senza Frontiere, Fondazione Studio Marangoni, Photogalleria, PhotographersPro, Shoot For Change, Ilenia Zane, Zoom.Technical sponsor: Shades International Camera16 - Via Pisacane 16, MilanTue - Sat  03/07 pm+39 02 36601423 info@camera16.it
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KOKORO - 80 artisti per il Giapponea cura di Serena Zacheo, Enzo Dal Verme e Carlo Madesanicon il Patrocinio del Consolato Generale del Giappone a MilanoCamera16   |   26 – 28 maggio 2011Inaugurazione: giovedì 26 maggio ore 18.00A  due mesi dalla catastrofe naturale che ha colpito il Giappone, Camera16  propone una iniziativa benefica a sostegno delle vittime. Ottanta  fotografi hanno donato un’immagine per dare vita alla mostra fotografica  KOKORO (in Giapponese significa cuore).Tutte  le opere (di autori conosciuti o emergenti) saranno in vendita al  prezzo simbolico di 50 euro ciascuna. Il ricavato sarà interamente  devoluto in beneficenza sul conto speciale attivato dal Consolato Generale del Giappone di Milano.KOKORO è stata organizzata con l’aiuto di:Associazione  Culturale Giappone In Italia, Associazione Nazionale Fotografi  Professionisti Tau Visual, Tommaso Basilio, cpf Bauer, Emanuele Beluffi,  Sara Cervo, Franco Fino, Fotografi Senza Frontiere, Fondazione Studio  Marangoni, Photogalleria, PhotographersPro, Shoot For Change, Ilenia Zane, Zoom.Sponsor tecnico: Shades International.Qui si possono visionare le immagini degli artisti man mano invitati ad aderire all’iniziativa. Autori  in mostra: Francesco Acerbis, Luciano Allione, Antonio Amendola,  Erminio Annunzi, Domitilla Asquer, Maria Vittoria Backhouse, Carlo  Baraldi, Fabio Barile, Alessandro Barteletti, Settimio Benedusi, Nicola  Bertasi, Giovanni Bortolani, Paolo Cagnacci, Alessandra Capodacqua, Luca  Cepparo, Teresa Carreno, Micaela Ceresa, Andrea Chiabai, Paolo Chiurco,  Annalisa Cimmino, Nicoletta Cotechini, Enzo Dal Verme, Marco Dapino,  Giovanni De Francesco, Edoardo Delille, Arianna De Micheli, Nicola De  Molli Crivelli, Gianuca Destro, Federica Di Giovanni, Alessandra  Dragoni, Linda Ferrari, Massimo Festi, Nanni Fontana, Flavio e Frank,  Maurizio Frullani, Alessandro Furchino, Luigi Gattinara, Sivio Ghiani,  Davide Grossi, Edoardo Hahn, Giovanni Hanninen, Isabel Lima, Gabriele  Lopez, Massimo Lovati, Antonella Macis, Alan Maglio, Manuel Marano,  Antonio Marcello, Fabrizio Marchesi, Malena Mazza, Rohn Meijer, Andrea  Messana, Oriella Montin, Francesca Moscheni, Melina Mulas, Filippo  Mutani, Takehiko Niki, Yoshie Nishikawa, Luca Nizzoli Toetti, Paolo  Nobile, Giorgio Palmera, Fabiano Parisi, Luca Pedrotti, Daniele Pezzoli,  Mina Poostdooz, Efrem Raimondi, Francesca Randi, Baerbel Reinhard,  Sebastiano Rossi, Andrea Ruggeri, Stefano Ruzzante, Antonio Saba, Paolo  Sacchi, Paola Salvioni Martini, Antonino Savojardo, Emiliano Scatarzi,  Matilde Soligno, Stylaz, Giuseppe Toscano, Margherita Verdi, Marco  Viganò, Massimo S.Volontè, Agnes Weber, Robert Zimmerman.Camera16 - via Pisacane 16, Milanoorari: martedì - sabato / 15.00 - 19.00tel +39 02 36601423 info@camera16.it

Picture: Yukuharu (Fugace Primavera) © Arianna De Micheli

KOKORO - 80 artists for Japan
Curated by Carlo Madesani, Serena Zacheo and Enzo dal Verme
Under the patronage of the Consulate-General of Japan in Milan

Camera16 | May 26/28 

Opening: Thursday May 26th, 06pm

Camera16 presents a group exhibition in order to hold a fund-raising sale for the Japan earthquake’s victims.

The invited authors: Francesco Acerbis, Luciano Allione, Antonio Amendola, Erminio Annunzi, Domitilla Asquer, Maria Vittoria Backhouse, Carlo Baraldi, Fabio Barile, Alessandro Barteletti, Settimio Benedusi, Nicola Bertasi, Giovanni Bortolani, Paolo Cagnacci, Alessandra Capodacqua, Luca Cepparo, Teresa Carreno, Micaela Ceresa, Andrea Chiabai, Paolo Chiurco, Annalisa Cimmino, Nicoletta Cotechini, Enzo Dal Verme, Marco Dapino, Giovanni De Francesco, Edoardo Delille, Arianna De Micheli, Nicola De Molli Crivelli, Gianuca Destro, Federica Di Giovanni, Alessandra Dragoni, Linda Ferrari, Massimo Festi, Nanni Fontana, Flavio e Frank, Maurizio Frullani, Alessandro Furchino, Luigi Gattinara, Sivio Ghiani, Davide Grossi, Edoardo Hahn, Giovanni Hanninen, Isabel Lima, Gabriele Lopez, Massimo Lovati, Antonella Macis, Alan Maglio, Manuel Marano, Antonio Marcello, Fabrizio Marchesi, Malena Mazza, Rohn Meijer, Andrea Messana, Oriella Montin, Francesca Moscheni, Melina Mulas, Filippo Mutani, Takehiko Niki, Yoshie Nishikawa, Luca Nizzoli Toetti, Paolo Nobile, Giorgio Palmera, Fabiano Parisi, Luca Pedrotti, Daniele Pezzoli, Mina Poostdooz, Efrem Raimondi, Francesca Randi, Baerbel Reinhard, Sebastiano Rossi, Andrea Ruggeri, Stefano Ruzzante, Antonio Saba, Paolo Sacchi, Paola Salvioni Martini, Antonino Savojardo, Emiliano Scatarzi, Matilde Soligno, Stylaz, Giuseppe Toscano, Margherita Verdi, Marco Viganò, Massimo S.Volontè, Agnes Weber, Robert Zimmerman.
Here their works.

Kokoro has been organised with the help of:
Associazione Culturale Giappone In Italia, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Tau Visual, Tommaso Basilio, cpf Bauer, Emanuele Beluffi, Sara Cervo, Franco Fino, Fotografi Senza Frontiere, Fondazione Studio Marangoni, Photogalleria, PhotographersPro, Shoot For Change, Ilenia Zane, Zoom.
Technical sponsor: Shades International
 

Camera16 - Via Pisacane 16, Milan
Tue - Sat  03/07 pm
+39 02 36601423 
info@camera16.it

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KOKORO - 80 artisti per il Giappone
a cura di Serena Zacheo, Enzo Dal Verme e Carlo Madesani
con il Patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano

Camera16   |   26 – 28 maggio 2011

Inaugurazione: giovedì 26 maggio ore 18.00

A due mesi dalla catastrofe naturale che ha colpito il Giappone, Camera16 propone una iniziativa benefica a sostegno delle vittime. Ottanta fotografi hanno donato un’immagine per dare vita alla mostra fotografica KOKORO (in Giapponese significa cuore).

Tutte le opere (di autori conosciuti o emergenti) saranno in vendita al prezzo simbolico di 50 euro ciascuna. Il ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza sul conto speciale attivato dal Consolato Generale del Giappone di Milano.

KOKORO è stata organizzata con l’aiuto di:
Associazione Culturale Giappone In Italia, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Tau Visual, Tommaso Basilio, cpf Bauer, Emanuele Beluffi, Sara Cervo, Franco Fino, Fotografi Senza Frontiere, Fondazione Studio Marangoni, Photogalleria, PhotographersPro, Shoot For Change, Ilenia Zane, Zoom.
Sponsor tecnico: Shades International.

Qui si possono visionare le immagini degli artisti man mano invitati ad aderire all’iniziativa.

 Autori in mostra: Francesco Acerbis, Luciano Allione, Antonio Amendola, Erminio Annunzi, Domitilla Asquer, Maria Vittoria Backhouse, Carlo Baraldi, Fabio Barile, Alessandro Barteletti, Settimio Benedusi, Nicola Bertasi, Giovanni Bortolani, Paolo Cagnacci, Alessandra Capodacqua, Luca Cepparo, Teresa Carreno, Micaela Ceresa, Andrea Chiabai, Paolo Chiurco, Annalisa Cimmino, Nicoletta Cotechini, Enzo Dal Verme, Marco Dapino, Giovanni De Francesco, Edoardo Delille, Arianna De Micheli, Nicola De Molli Crivelli, Gianuca Destro, Federica Di Giovanni, Alessandra Dragoni, Linda Ferrari, Massimo Festi, Nanni Fontana, Flavio e Frank, Maurizio Frullani, Alessandro Furchino, Luigi Gattinara, Sivio Ghiani, Davide Grossi, Edoardo Hahn, Giovanni Hanninen, Isabel Lima, Gabriele Lopez, Massimo Lovati, Antonella Macis, Alan Maglio, Manuel Marano, Antonio Marcello, Fabrizio Marchesi, Malena Mazza, Rohn Meijer, Andrea Messana, Oriella Montin, Francesca Moscheni, Melina Mulas, Filippo Mutani, Takehiko Niki, Yoshie Nishikawa, Luca Nizzoli Toetti, Paolo Nobile, Giorgio Palmera, Fabiano Parisi, Luca Pedrotti, Daniele Pezzoli, Mina Poostdooz, Efrem Raimondi, Francesca Randi, Baerbel Reinhard, Sebastiano Rossi, Andrea Ruggeri, Stefano Ruzzante, Antonio Saba, Paolo Sacchi, Paola Salvioni Martini, Antonino Savojardo, Emiliano Scatarzi, Matilde Soligno, Stylaz, Giuseppe Toscano, Margherita Verdi, Marco Viganò, Massimo S.Volontè, Agnes Weber, Robert Zimmerman.


Camera16 - via Pisacane 16, Milano
orari: martedì - sabato / 15.00 - 19.00
tel +39 02 36601423 
info@camera16.it

(Picture by Christian Tagliavini, “Fear of Colors”, 2007)
MIA – Milan Image Art – Fair’s opening has been a success. It is the first art fair devoted exclusively to the world of photography in Italy and it welcomes visitors with an elegant milk-white labyrinth.Each exhibitor (apart from some galleries that present more than one author, an exception to the rule I don’t understand) introduces the work of a single artist offering a comprehensive and engaging journey in his work. I think that choosing is useful, “therapeutic” some way, it forces to focus on a proposal and believe in it; on the other side, the viewers can enjoy many little solo-shows.The fair also extends its innovative vision to the catalogue: a mini brochure, published by MIA, for each artist. In this way, the visitors is able to assemble a personalized self-made book by collecting only the proposals he’s interested in.
Let me play the game… I’d like to recommend only one name as well as every gallery had to choose only one author: Christian Tagliavini (“1503”, “Cardboard Ladies” “Fear of colors” - Cons Arc Gallery, Chiasso), a Swiss-Italian graphic designer who has recently started to dedicate himself to photography with an “unpredicted glance”, fed by a sophisticated imagination. He likes to work wood and cardboard, to design the set, even to draw the wallpapers: it mixes this craftsmanship and a definite vision. The result is a contained, from a quantitative point of view, but refined production: an approach I’d suggest many colleagues…
MIA Milan Image Art Fair@ Superstudio Più - Via Tortona 27, Milan May 13/15 2011Fri-Sa 11am – 10pm, Su 11am – 8pmTickets € 13,00 | reduced € 10,00www.miafair.it

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www3.lastampa.it/fotografia/approfondimento/articolo/lstp/402057/

Siamo stati al MIA -  Milan Image Art - Fair, “numero zero” della nuova fiera d’arte italiana  dedicata specificatamente alla fotografia. Ad accoglierci, un  elegante dedalo bianco latte lungo il quale si succedono gli stand delle  gallerie, ciascuna delle quali a presentare un unico autore. Ci è  piaciuta da subito questa scelta di campo, peccato quindi per i casi di  più nomi sotto lo stesso cappello, ignoriamo il perchè di questo strappo  alla regola. Scegliere è limitante, ma proprio per questo utile,  “igienico”; costringe a scommettere davvero su un artista, a servire un  piatto dagli ingredienti facilmente rintracciabili e non il solito  minestrone. Il pubblico, da parte sua, può visitare una piccola  personale in ogni stand con la possibilità di ricevere davvero un  assaggio della produzione dei diversi autori che, in fiere analoghe,  rischiano invece di mescolarsi un po’ anonimamente ai colleghi e, se già  con una certa quotazione, finiscono per ricomparire in diverse salse in  altri venti stand. Pratica  anche la scelta di lasciar costruire ad ogni visitatore il proprio  personalissimo catalogo: si può, cioè, raccogliere la mini brochure di  ciascun artista, concentrandosi su quanto più piace o colpisce ed  evitando di portarsi a casa tutto il resto.La  fiera è più vasta di quanto ci aspettassimo, quindi preparatevi a  dedicarle tempo e soprattutto indossate scarpe comode! Sono inoltre  previste tavole rotonde, lectio magistralis e incontri al padiglione 5.L’opening  ha riscosso già grande successo e questo pare confermare, dalla prima  sera, che il lungo lavoro del team organizzatore - Gigliola Foschi, Elio  Grazioli, Roberto Mutti, Enrica Viganò, Studio 3/3 e Fabio Castelli,  l’ideatore dell’iniziativa - si sia rivolto al giusto orizzonte.Tantissimi  gli autori, se ancora non si fosse capito dal nostro appello alle  scarpe basse, e molte scelte azzeccate. Come in qualsiasi fiera  arriccerete il naso a un bel po’ di stand, magari non agli stessi a cui è  capitato a noi di farlo, e questo fa parte del gioco. Di scelte si  parlava e le gallerie ne fanno durante tutto l’anno, quindi un  appuntamento come questo in genere non è altro che la cartina tornasole  delle proposte in cui esse credono maggiormente.E  come ogni espositore ha dovuto scegliere un autore, così vogliamo fare  anche noi. Sicuramente qualcosa ci è sfuggito, ma ci vogliamo ugualmente  esporre. Scartando un paio di nomi di autori che amiamo molto, ma che  sono già ben noti, quest’anno vogliamo scommettere su Christian Tagliavini (“1503”,  “Dame di Catone” “Cromofobia” - Galleria Cons Arc di Chiasso), un  grafico italo-svizzero che più recentemente ha cominciato a dedicarsi al  mezzo fotografico. E lo fa con uno sguardo “imprevisto” e nutrito da  un’immaginazione sofisticata. Lavori che nascono non solo da una precisa  progettualità, ma anche dall’artigianalità stessa di Tagliavini che ama  lavorare cartone e legno, realizzare da se’ le scenografie, perfino  disegnare le tappezzerie degli sfondi. Il risultato è una produzione  numericamente circoscritta, ma qualitativamente curata. Un approccio da  suggerire a molti suoi colleghi…Location        Superstudio Più, Via Tortona 27, 20144 MilanoPeriodo         13-15 maggio 2011Orari             venerdì e sabato 11.00 – 22.00, domenica 11.00 – 20.00Ingresso        intero € 13,00 | ridotto € 10,00Sito web        www.miafair.it

(Picture by Christian Tagliavini, “Fear of Colors”, 2007)

MIA – Milan Image Art – Fair’s opening has been a success.
It is the first art fair devoted exclusively to the world of photography in Italy and it welcomes visitors with an elegant milk-white labyrinth.
Each exhibitor (apart from some galleries that present more than one author, an exception to the rule I don’t understand) introduces the work of a single artist offering a comprehensive and engaging journey in his work. I think that choosing is useful, “therapeutic” some way, it forces to focus on a proposal and believe in it; on the other side, the viewers can enjoy many little solo-shows.
The fair also extends its innovative vision to the catalogue: a mini brochure, published by MIA, for each artist. In this way, the visitors is able to assemble a personalized self-made book by collecting only the proposals he’s interested in.

Let me play the game… I’d like to recommend only one name as well as every gallery had to choose only one author: Christian Tagliavini (“1503”, “Cardboard Ladies” “Fear of colors” - Cons Arc Gallery, Chiasso), a Swiss-Italian graphic designer who has recently started to dedicate himself to photography with an “unpredicted glance”, fed by a sophisticated imagination. He likes to work wood and cardboard, to design the set, even to draw the wallpapers: it mixes this craftsmanship and a definite vision. The result is a contained, from a quantitative point of view, but refined production: an approach I’d suggest many colleagues…

MIA Milan Image Art Fair
@ Superstudio Più - Via Tortona 27, Milan
May 13/15 2011
Fri-Sa 11am – 10pm, Su 11am – 8pm
Tickets € 13,00 | reduced € 10,00
www.miafair.it

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Siamo stati al MIA - Milan Image Art - Fair, “numero zero” della nuova fiera d’arte italiana dedicata specificatamente alla fotografia.
Ad accoglierci, un elegante dedalo bianco latte lungo il quale si succedono gli stand delle gallerie, ciascuna delle quali a presentare un unico autore. Ci è piaciuta da subito questa scelta di campo, peccato quindi per i casi di più nomi sotto lo stesso cappello, ignoriamo il perchè di questo strappo alla regola. Scegliere è limitante, ma proprio per questo utile, “igienico”; costringe a scommettere davvero su un artista, a servire un piatto dagli ingredienti facilmente rintracciabili e non il solito minestrone. Il pubblico, da parte sua, può visitare una piccola personale in ogni stand con la possibilità di ricevere davvero un assaggio della produzione dei diversi autori che, in fiere analoghe, rischiano invece di mescolarsi un po’ anonimamente ai colleghi e, se già con una certa quotazione, finiscono per ricomparire in diverse salse in altri venti stand.

Pratica anche la scelta di lasciar costruire ad ogni visitatore il proprio personalissimo catalogo: si può, cioè, raccogliere la mini brochure di ciascun artista, concentrandosi su quanto più piace o colpisce ed evitando di portarsi a casa tutto il resto.
La fiera è più vasta di quanto ci aspettassimo, quindi preparatevi a dedicarle tempo e soprattutto indossate scarpe comode! Sono inoltre previste tavole rotonde, lectio magistralis e incontri al padiglione 5.

L’opening ha riscosso già grande successo e questo pare confermare, dalla prima sera, che il lungo lavoro del team organizzatore - Gigliola Foschi, Elio Grazioli, Roberto Mutti, Enrica Viganò, Studio 3/3 e Fabio Castelli, l’ideatore dell’iniziativa - si sia rivolto al giusto orizzonte.
Tantissimi gli autori, se ancora non si fosse capito dal nostro appello alle scarpe basse, e molte scelte azzeccate. Come in qualsiasi fiera arriccerete il naso a un bel po’ di stand, magari non agli stessi a cui è capitato a noi di farlo, e questo fa parte del gioco. Di scelte si parlava e le gallerie ne fanno durante tutto l’anno, quindi un appuntamento come questo in genere non è altro che la cartina tornasole delle proposte in cui esse credono maggiormente.

E come ogni espositore ha dovuto scegliere un autore, così vogliamo fare anche noi. Sicuramente qualcosa ci è sfuggito, ma ci vogliamo ugualmente esporre. Scartando un paio di nomi di autori che amiamo molto, ma che sono già ben noti, quest’anno vogliamo scommettere su Christian Tagliavini (“1503”, “Dame di Catone” “Cromofobia” - Galleria Cons Arc di Chiasso), un grafico italo-svizzero che più recentemente ha cominciato a dedicarsi al mezzo fotografico. E lo fa con uno sguardo “imprevisto” e nutrito da un’immaginazione sofisticata. Lavori che nascono non solo da una precisa progettualità, ma anche dall’artigianalità stessa di Tagliavini che ama lavorare cartone e legno, realizzare da se’ le scenografie, perfino disegnare le tappezzerie degli sfondi. Il risultato è una produzione numericamente circoscritta, ma qualitativamente curata. Un approccio da suggerire a molti suoi colleghi…



Location        Superstudio Più, Via Tortona 27, 20144 Milano
Periodo         13-15 maggio 2011
Orari             venerdì e sabato 11.00 – 22.00, domenica 11.00 – 20.00
Ingresso        intero € 13,00 | ridotto € 10,00
Sito web        www.miafair.it

(Picture by Massimiliano Squillace)

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” is a photographic book, but it isn’t necessarily worth the purchase for its pictures. The author, Massimiliano Squillace, is not (and doesn’t want to pose as) a photographer. He has the intellectual honesty to use photography simply to document what otherwise we, without years of bureaucratic procedures and a certain dose of courage, would never see. So, the book’s strong points are what it tells/shows and its author’s good power of observation.Today Chernobyl is a post-nuclear “Pompei”, a dangerous buried-alive monster, but we don’t need fear. Squillace exhorts us to get informed, stay aware and learn from this dramatic lesson, today more urgently than ever.

Chernobyl. Scatti dall’infernoby Massimiliano SquillaceEdizioni Infinito, Collana GrandangoloPreface by Filippo Penati, introduction by Mario Pillon and afterword by Andrea Satta.With a text by Sandro SandriLanguage: Italian20x20 cm, 144 pages, bw picturesEuro 17,00


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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/401288/

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” è un libro fotografico, ma non è  necessariamente per le immagini che merita l’acquisto. Del resto il suo  autore, Massimiliano Squillace, non è un fotografo e non desidera  improvvisarsi tale (a differenza di numerosi colleghi). Con grande  onestà intellettuale si è limitato a ricorrere alla fotografia come  mezzo per documentare ciò che altrimenti noi, senza anni di trafile  burocratiche e una certa dose di coraggio, non potremmo mai vedere: il  risultato, stante le premesse, è di certo efficace e trova nel valido  spirito di osservazione dell’autore il suo punto di forza.Si tratta dunque di un libro - fotografico - “necessario” per quanto racconta e mostra. Scritto  per i 25 anni dal disastro di Chernobyl, ma fatalmente prima di quello  di Fukushima in Giappone, ci spiega che la tragedia del 1986 rappresenta  oggi in Ucraina un assoluto tabù o una leggenda da smitizzare e che  ancora il bilancio ufficiale degli effetti diretti e indiretti  dell’incidente risulta sottostimato.Nelle immagini un “assaggio di  apocalisse”, i 30 Km quadrati circostanti la centrale, disabitati da un  quarto di secolo se si fa eccezione per guardie, operai e ricercatori  che continuano a turnare per monitorare l’area. Da una parte lo  scheletro in decomposizione di Pripyat, cittadina modello dell’allora  Unione Sovietica, dove il tempo si è fermato al giorno dell’evaquazione  (tardiva); dall’altra un nuovo Eden che, grazie allo sfollamento, si  spande rigoglioso e viene ripopolato da animali creduti estinti. Su  entrambi l’ombra del reattore tumulato in un debole sarcofago, nelle cui  crepe nidificano le rondini: un mostro sepolto vivo, al centro di una  paradossale oasi contaminata.Riaccendere la paura fine a se  stessa tuttavia non serve, e noi per primi siamo caduti nella tentazione  di ricorrere a metafore inquietanti. L’invito di Massimiliano Squillace  è piuttosto quello di restare vigili, di informarsi con lucidità e di  fare tesoro, oggi più urgentemente che mai, della lezione di Chernobyl.Chernobyl. Scatti dall’infernodi Massimiliano SquillaceEdizioni Infinito, Collana GrandangoloPrefazione di Filippo Penati, introduzione di Mario Pillon e postfazione di Andrea Satta.Con un testo di Sandro Sandri20x20 cm, 144 pagine, immagini bnEuro 17,00

(Picture by Massimiliano Squillace)

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” is a photographic book, but it isn’t necessarily worth the purchase for its pictures. The author, Massimiliano Squillace, is not (and doesn’t want to pose as) a photographer. He has the intellectual honesty to use photography simply to document what otherwise we, without years of bureaucratic procedures and a certain dose of courage, would never see. So, the book’s strong points are what it tells/shows and its author’s good power of observation.

Today Chernobyl is a post-nuclear “Pompei”, a dangerous buried-alive monster, but we don’t need fear. Squillace exhorts us to get informed, stay aware and learn from this dramatic lesson, today more urgently than ever.


Chernobyl. Scatti dall’inferno
by Massimiliano Squillace
Edizioni Infinito, Collana Grandangolo
Preface by Filippo Penati, introduction by Mario Pillon and afterword by Andrea Satta.
With a text by Sandro Sandri
Language: Italian
20x20 cm, 144 pages, bw pictures
Euro 17,00

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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/401288/

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” è un libro fotografico, ma non è necessariamente per le immagini che merita l’acquisto. Del resto il suo autore, Massimiliano Squillace, non è un fotografo e non desidera improvvisarsi tale (a differenza di numerosi colleghi). Con grande onestà intellettuale si è limitato a ricorrere alla fotografia come mezzo per documentare ciò che altrimenti noi, senza anni di trafile burocratiche e una certa dose di coraggio, non potremmo mai vedere: il risultato, stante le premesse, è di certo efficace e trova nel valido spirito di osservazione dell’autore il suo punto di forza.

Si tratta dunque di un libro - fotografico - “necessario” per quanto racconta e mostra.
Scritto per i 25 anni dal disastro di Chernobyl, ma fatalmente prima di quello di Fukushima in Giappone, ci spiega che la tragedia del 1986 rappresenta oggi in Ucraina un assoluto tabù o una leggenda da smitizzare e che ancora il bilancio ufficiale degli effetti diretti e indiretti dell’incidente risulta sottostimato.
Nelle immagini un “assaggio di apocalisse”, i 30 Km quadrati circostanti la centrale, disabitati da un quarto di secolo se si fa eccezione per guardie, operai e ricercatori che continuano a turnare per monitorare l’area. Da una parte lo scheletro in decomposizione di Pripyat, cittadina modello dell’allora Unione Sovietica, dove il tempo si è fermato al giorno dell’evaquazione (tardiva); dall’altra un nuovo Eden che, grazie allo sfollamento, si spande rigoglioso e viene ripopolato da animali creduti estinti. Su entrambi l’ombra del reattore tumulato in un debole sarcofago, nelle cui crepe nidificano le rondini: un mostro sepolto vivo, al centro di una paradossale oasi contaminata.

Riaccendere la paura fine a se stessa tuttavia non serve, e noi per primi siamo caduti nella tentazione di ricorrere a metafore inquietanti. L’invito di Massimiliano Squillace è piuttosto quello di restare vigili, di informarsi con lucidità e di fare tesoro, oggi più urgentemente che mai, della lezione di Chernobyl.



Chernobyl. Scatti dall’inferno
di Massimiliano Squillace
Edizioni Infinito, Collana Grandangolo
Prefazione di Filippo Penati, introduzione di Mario Pillon e postfazione di Andrea Satta.
Con un testo di Sandro Sandri
20x20 cm, 144 pagine, immagini bn
Euro 17,00

(Picture by Chris Hondros)

Chris Hondros, a US photojournalist, died in Libya after being wounded in the same mortar explosion which cost Tim Hetherington, a British colleague, his life.Two other photographers, Michael Brown and Guy Martin, were also wounded. All four were on Tripoli Street, the main road through Misrata and the scene of the fiercest fighting between loyalist forces and rebels.Their loss adds to the one, last March, of Ali Hassan Al Jaber, a cameraman working for Al-Jazeera, and Mohamed “Mo” Al-Nabous, a Libyan journalist and blogger.Hondros, who worked for Getty Images, covered most of the world’s major wars since the late 1990s. In 2004, he was a nominated finalist for the Pulitzer Prize for his work in Liberia. In 2006, he won the Robert Capa Gold Medal.Hetherington, on the front lines of many global conflicts as well, was contributing photographer for Vanity Fair and won the World Photo of the Year in 2007. He also co-directed the Oscar-nominated and Sundance-winning documentary Restrepo. In his last tweet he wrote: “In besieged Libyan city of Misrata. Indiscriminate shelling by Qaddafi forces. No sign of NATO.”Here the Reporters sans Frontiérs’ “Press Freedom Barometer”.

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fotografia.ilgiornale.it/view_news.php?id=3532

Non ce l’ha fatta  Chris Hondros, il fotografo americano ferito da un colpo di mortaio in  Libia, nel corso dello stesso scontro a fuoco che è costato la vita al  collega britannico Tim Hetherington. Feriti anche i reporter Guy Martin e  Michael Brown. Si trovavano  in gruppo sulla Via Tripoli, principale arteria di Misurata ed epicentro  dei combattimenti fra governativi e insorti. La  loro perdita - di cui ha dato notizia un quinto fotografo, Andre Liohn,  anche lui rimasto ferito, ma in un altro frangente - va ad aggiungersi a  quelle precedenti, in marzo, di Ali Hassan Al Jaber, cameraman di  Al-Jazeera, e di Mohamed “Mo” Al-Nabous, giornalista e blogger libico.Chris Hondros,  che lavorava per Getty Images, firmava servizi dai teatri di guerra del  mondo a partire dalla fine degli anni ‘90. Fra questi, quello  realizzato in Liberia gli era valso una candidatura al Pulitzer nel  2004. Due anni dopo aveva invece ricevuto la Robert Capa Gold Medal.Tim Hetherington,  altrettanto impegnato sul fronte di più di un conflitto, era inviato di  Vanity Fair ed aveva vinto il World Press Photo of the Year nel 2007. Era inoltre coautore di un documentario sulla vita di un plotone di soldati Usa in Afghanistan, Restrepo, premiato al Sun Dance Festival 2010 e candidato agli Oscar 2011. Nel suo ultimo tweet scriveva: “Nella città assediata di Misurata. Bombardamenti indiscriminati delle forze di Gheddafi. Nessun segno della Nato”.Che  la situazione sia insostenibile lo conferma la richiesta di aiuto  lanciata dal Consiglio transitorio libico di Bengasi. Gran Bretagna,  Francia e Italia hanno risposto con la decisione di inviare istruttori e  ufficiali di collegamento per addestrare gli insorti di Bengasi. Parigi  ha inoltre annunciato un aumento dei raid aerei mentre gli Usa  invieranno ai ribelli aiuti militari per 25 milioni di dollari.E intanto il conteggio di giornalisti e fotoreporter uccisi nel mondo, tenuto da Reporters Sans Frontières, sale…

(Picture by Chris Hondros)

Chris Hondros, a US photojournalist, died in Libya after being wounded in the same mortar explosion which cost Tim Hetherington, a British colleague, his life.
Two other photographers, Michael Brown and Guy Martin, were also wounded. All four were on Tripoli Street, the main road through Misrata and the scene of the fiercest fighting between loyalist forces and rebels.
Their loss adds to the one, last March, of Ali Hassan Al Jaber, a cameraman working for Al-Jazeera, and Mohamed “Mo” Al-Nabous, a Libyan journalist and blogger.

Hondros, who worked for Getty Images, covered most of the world’s major wars since the late 1990s. In 2004, he was a nominated finalist for the Pulitzer Prize for his work in Liberia. In 2006, he won the Robert Capa Gold Medal.
Hetherington, on the front lines of many global conflicts as well, was contributing photographer for Vanity Fair and won the World Photo of the Year in 2007. He also co-directed the Oscar-nominated and Sundance-winning documentary Restrepo. In his last tweet he wrote: “In besieged Libyan city of Misrata. Indiscriminate shelling by Qaddafi forces. No sign of NATO.”

Here the Reporters sans Frontiérs’ “Press Freedom Barometer”.

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fotografia.ilgiornale.it/view_news.php?id=3532


Non ce l’ha fatta Chris Hondros, il fotografo americano ferito da un colpo di mortaio in Libia, nel corso dello stesso scontro a fuoco che è costato la vita al collega britannico Tim Hetherington. Feriti anche i reporter Guy Martin e Michael Brown. Si trovavano in gruppo sulla Via Tripoli, principale arteria di Misurata ed epicentro dei combattimenti fra governativi e insorti.
La loro perdita - di cui ha dato notizia un quinto fotografo, Andre Liohn, anche lui rimasto ferito, ma in un altro frangente - va ad aggiungersi a quelle precedenti, in marzo, di Ali Hassan Al Jaber, cameraman di Al-Jazeera, e di Mohamed “Mo” Al-Nabous, giornalista e blogger libico.

Chris Hondros, che lavorava per Getty Images, firmava servizi dai teatri di guerra del mondo a partire dalla fine degli anni ‘90. Fra questi, quello realizzato in Liberia gli era valso una candidatura al Pulitzer nel 2004. Due anni dopo aveva invece ricevuto la Robert Capa Gold Medal.
Tim Hetherington, altrettanto impegnato sul fronte di più di un conflitto, era inviato di Vanity Fair ed aveva vinto il World Press Photo of the Year nel 2007. Era inoltre coautore di un documentario sulla vita di un plotone di soldati Usa in Afghanistan, Restrepo, premiato al Sun Dance Festival 2010 e candidato agli Oscar 2011. Nel suo ultimo tweet scriveva: “Nella città assediata di Misurata. Bombardamenti indiscriminati delle forze di Gheddafi. Nessun segno della Nato”.

Che la situazione sia insostenibile lo conferma la richiesta di aiuto lanciata dal Consiglio transitorio libico di Bengasi. Gran Bretagna, Francia e Italia hanno risposto con la decisione di inviare istruttori e ufficiali di collegamento per addestrare gli insorti di Bengasi. Parigi ha inoltre annunciato un aumento dei raid aerei mentre gli Usa invieranno ai ribelli aiuti militari per 25 milioni di dollari.
E intanto il conteggio di giornalisti e fotoreporter uccisi nel mondo, tenuto da Reporters Sans Frontières, sale…

(Picture: “Conversation” by Maria Magdalena Campos Pons - polaroid, diptych, 82x56 cm each. Courtesy Galleria PAck, Milan.)
MIA – Milan Image Art Fair, the first Italian fair completely focused on photography and video art, is a gamble by Fabio Castelli, art collector.The initiative and its board (Gigliola Foschi, curator and journalist; Elio Grazioli, contemporary art critic and curator; Roberto Mutti, curator and photography critic; Enrica Viganò, photographic events organiser and curator; 3/3, a team involved in photographic publishing projects) have been recently presented with a press conference in Milan.The logic is pretty different in comparison with the other art fairs: every exhibitor will propose only one author, providing the public with a comprehensive glance on him; besides, photo laboratories, unlike what happens during the trade shows, will play the role of artists’ partners in creating their distinctive photographic language. The program will include workshops, presentations, conferences and so on.These are the premises, in mid May the testing ground.MIA Milan Image Art Fair@ Superstudio Più - Via Tortona 27, Milan May 13/15 2011Fri-Sa 11am – 10pm, Su 11am – 8pmTickets € 13,00 | reduced € 10,00www.miafair.it

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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/398078

MIA - Milan Image Art  Fair, al Superstudio Più di Milano dal 13 al 15 maggio, sarà la prima  fiera italiana interamente dedicata  a fotografia e video arte. La  manifestazione è una scommessa personale di Fabio Castelli, che di arte e  fotografia è collezionista, ed è stata presentata a Palazzo Marino  assieme al suo comitato scientifico: Gigliola Foschi, curatrice e  giornalista; Elio Grazioli, critico d’arte contemporanea e curatore;  Roberto Mutti, curatore e critico fotografico; Enrica Viganò,  organizzatrice di eventi legati alla fotografia e curatrice; 3/3, studio  nato con l’intento di promuovere progetti editoriali incentrati  sull’oggetto fotografico.Si  diceva fiera, ma con logiche dichiaratamente atipiche rispetto a quelle  delle cosiddette mostre mercato. A ciascun espositore, infatti, è stato  chiesto di proporre le opere di un solo artista per ogni stand, in modo  da offrire al pubblico uno sguardo ampio e coinvolgente sul singolo  fotografo.Altra  scelta di campo il ruolo assegnato ai fotolaboratori, qui presenti come  partner di un sodalizio artistico con gli autori. L’obiettivo è quello  di ricordare quanto le scelte in merito a riproduzione e stampa delle  immagini siano parte integrante di un linguaggio fotografico. La  manifestazione coinvolgerà 200 operatori tra gallerie, artisti,  fotolaboratori, case editrici, fondazioni, archivi e istituti di  formazione, tra i più qualificati sulla scena italiana ed  internazionale. Sono inoltre previsti eventi collaterali come workshop,  conferenze e presentazioni.Queste le premesse, a metà maggio il vero banco di prova. Noi non mancheremo.Location        Superstudio Più, Via Tortona 27, 20144 MilanoPeriodo         13-15 maggio 2011Orari             venerdì e sabato 11.00 – 22.00, domenica 11.00 – 20.00Ingresso        intero € 13,00 | ridotto € 10,00Sito web        www.miafair.it

(Picture: “Conversation” by Maria Magdalena Campos Pons - polaroid, diptych, 82x56 cm each. Courtesy Galleria PAck, Milan.)



MIA – Milan Image Art Fair, the first Italian fair completely focused on photography and video art, is a gamble by Fabio Castelli, art collector.
The initiative and its board (Gigliola Foschi, curator and journalist; Elio Grazioli, contemporary art critic and curator; Roberto Mutti, curator and photography critic; Enrica Viganò, photographic events organiser and curator; 3/3, a team involved in photographic publishing projects) have been recently presented with a press conference in Milan.

The logic is pretty different in comparison with the other art fairs: every exhibitor will propose only one author, providing the public with a comprehensive glance on him; besides, photo laboratories, unlike what happens during the trade shows, will play the role of artists’ partners in creating their distinctive photographic language.
The program will include workshops, presentations, conferences and so on.

These are the premises, in mid May the testing ground.

MIA Milan Image Art Fair
@ Superstudio Più - Via Tortona 27, Milan
May 13/15 2011
Fri-Sa 11am – 10pm, Su 11am – 8pm
Tickets € 13,00 | reduced € 10,00
www.miafair.it

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MIA - Milan Image Art Fair, al Superstudio Più di Milano dal 13 al 15 maggio, sarà la prima fiera italiana interamente dedicata  a fotografia e video arte. La manifestazione è una scommessa personale di Fabio Castelli, che di arte e fotografia è collezionista, ed è stata presentata a Palazzo Marino assieme al suo comitato scientifico: Gigliola Foschi, curatrice e giornalista; Elio Grazioli, critico d’arte contemporanea e curatore; Roberto Mutti, curatore e critico fotografico; Enrica Viganò, organizzatrice di eventi legati alla fotografia e curatrice; 3/3, studio nato con l’intento di promuovere progetti editoriali incentrati sull’oggetto fotografico.

Si diceva fiera, ma con logiche dichiaratamente atipiche rispetto a quelle delle cosiddette mostre mercato. A ciascun espositore, infatti, è stato chiesto di proporre le opere di un solo artista per ogni stand, in modo da offrire al pubblico uno sguardo ampio e coinvolgente sul singolo fotografo.
Altra scelta di campo il ruolo assegnato ai fotolaboratori, qui presenti come partner di un sodalizio artistico con gli autori. L’obiettivo è quello di ricordare quanto le scelte in merito a riproduzione e stampa delle immagini siano parte integrante di un linguaggio fotografico.
La manifestazione coinvolgerà 200 operatori tra gallerie, artisti, fotolaboratori, case editrici, fondazioni, archivi e istituti di formazione, tra i più qualificati sulla scena italiana ed internazionale. Sono inoltre previsti eventi collaterali come workshop, conferenze e presentazioni.

Queste le premesse, a metà maggio il vero banco di prova. Noi non mancheremo.



Location        Superstudio Più, Via Tortona 27, 20144 Milano
Periodo         13-15 maggio 2011
Orari             venerdì e sabato 11.00 – 22.00, domenica 11.00 – 20.00
Ingresso        intero € 13,00 | ridotto € 10,00
Sito web        www.miafair.it

(Picture by Luca Baldassari)
Milan has recently hosted two important events, Photoshow and “Photography in Italy: where are we at?”. They together give, in some way, the temperature here in Italy.The first, which is the annual Italian trade fair focused on the photo and digital imaging market, sent contrasting signals: on the one hand good growth trends, during 2010, for most of the brands; on the other hand big concern about the Japan earthquake’s effects on prices and supplies (here a list of the major photographic equipment traders in Japan and their updated status).AIF, Italian Association of Photo-Digital Imaging, donated the symbolic amount of 10.000 € to Shigemi Jomori, Japan Consul General in Milan. Everybody can contribute with a donation from Italy or, for example, supporting the Tsunami Project which collects beautiful works (don’t’ miss the gallery) by illustrators, designers and artists aiming to hold a fund-raising auction in Paris. Magnitude 9 is the title of an art-book which gathers the most beautiful images.The second was a three days convention at Forma Foto about media, art market, schools, institutions etc. in the photographic field. Italy, especially in comparison with other countries, is lacking a real “scientific society” able to produce a common language and explain the phenomenon “Photography” in its own making and changing. On the contrary, many - often excellent - outsiders treat the issue; this is not bad, but in order to be transversal you need to have a field to cross, even to call into question. Schools, foundations and magazines are not enough, we need a concrete and capable “agora” in order to open up a worthwhile discussion.Michele Smargiassi, La Repubblica journalist, defines the sector “an house without its tenant, a hotel for intellectual holidays”. I must admit that also insiders often get lost along their erudite and cerebral “promenades”.  Forma has uploaded the podcasts, so if you understand Italian you can listen to all the round tables.
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http://fotografia.ilgiornale.it/articolo.php?id=893
Segnali discordanti dall’ultimo PhotoShow. Da  una parte un aumento delle  presenze e, in generale, trend di vendita in crescita per molte delle  aziende: il 2010 ha registrato un fatturato complessivo del comparto  hardware del 5,6% superiore a quello del 2009; + 10,9% per le fotocamere  ad ottica fissa, + 26% per quelle ad ottica intercambiabile.  Dall’altra, grande preoccupazione per le conseguenze su prezzi e  disponibilità dei prodotti dei brand che hanno in Giappone la propria  produzione. A questa pagina,  in inglese, trovate una lista relativa al settore fotografia che  riporta i danni subiti da ciascuna azienda, inclusi gli impiegati feriti  in maniera più o meno lieve, a seguito del terremoto/tsunami dell’11  marzo.L’AIF, Associazione  Italiana Foto-Digital Imaging, ha voluto donare la cifra simbolica di €  10.000 in favore delle vittime al Console Generale del Giappone Shigemi  Jomori, presente a Milano. Ne approfittiamo per ricordarvi che ciascuno  di noi può effettuare un versamento, qui scoprite come.Bella iniziativa anche il progetto Tsunami che raccoglie, on line, i contributi di artisti, designer ed  illustratori di ogni paese del mondo che hanno voluto comunicare la  propria solidarietà al Giappone, sia in maniera simbolica che concreta  (molte delle opere sono in vendita per beneficenza). Un art book, “Magnitude 9”, raccoglie le immagini più belle.Altra manifestazione  dedicata alla fotografia che ha animato Milano è stato il convegno  organizzato da Forma. Tre giorni per fare il punto della situazione sui  diversi fronti del settore in Italia: editoria, mercato, istituzioni,  formazione…La  serie di interventi che probabilmente ci riguardava più da vicino è  stata quella sul “Comunicare la fotografia” (che tuttavia a tratti è  sconfinata nel comunicare con la fotografia, che è un’altra cosa). A  moderarla Michele Smargiassi di Repubblica, che ha lanciato  un’interessante provocazione: nel nostro Paese pare non esistere una  “società scientifica” in grado di spiegare il fenomeno Fotografia nel  suo farsi e mutare. Non bastano musei, fondazioni e magazine, chi più  chi meno autorevole e/o coraggioso; serve piuttosto uno spazio  d’incontro che certo non fornisca paradigmi a cui ispirarsi, ma un  vocabolario comune di discussione. Il risultato è che ad occuparsi di  fotografia siano spesso degli outsider: critici, filosofi, scrittori che  fanno delle incursioni, anche di valore, in un campo non loro. Una  tendenza alla trasversalità che non ha nulla di male in se’, anzi,  ma  che risulta paradossale non esistendo un campo definito da attraversare  e, perché no, da scompaginare. Il settore diventa così, per citare  Smargiassi, “una casa senza inquilino, un albergo di vacanze  intellettuali”. Un bello spunto che condividiamo, pur ammettendo -  paradosso nel paradosso – di ravvisare, talvolta, una certa tendenza  all’escursionismo colto e cerebrale, nel loro stesso campo di indagine,  da parte dei cosiddetti insider.Viene  chiesto poi se il web possa fungere da grimaldello per smantellare i  vincoli che comprimono la fotografia su altri media editoriali,  beneficiando di maggiori spazi e libertà di intervento. Pare che proprio   disporre di possibilità “illimitate” abbia finito per omologare le  risposte e appiattire i contenuti, testi e immagini, velocemente  fagocitati dagli utenti. Ogni  giorno noi ci confrontiamo proprio con questi meccanismi e continuiamo a  credere che nel mare magnum della rete emergano i contributi  pertinenti, aggiornati e ben realizzati, stimoli di riflessione seria e  argomentata – che nulla hanno a che fare con l’aria fritta e il parlarsi  addosso – da approfondire e mettere in discussione nel “reale”,  visitando mostre, leggendo libri, comprando riviste, partecipando a  manifestazioni come questa di cui vi stiamo raccontando. Molto  partecipato, inoltre, l’incontro sull’editoria che ha visto scaturire  un acceso dibattito sulla cosiddetta estetica della miseria. Ve lo  riassume Enzo Dal Verme nel suo blog.Lo staff di Forma ha avuto la felice idea di mettere on line i podcast di tutte le tavole rotonde. Ovunque voi siate potete “seguire” in  differita il convegno e costruirvi un’opinione, potere della rete!Internet può rivelarsi uno strumento pratico e versatile anche per individuare nuovi autori e progetti. Su Photographers.it sono stati da poco attivati ben tre bandi, vediamoli uno per uno.Polifemo Fotografia: “ Unità d’Italia”.  Possono partecipare progetti fotografici di documentazione e ricerca  che raccontino la nostra società - a 150 anni dall’Unità d’Italia  - in  tutte le sue sfaccettature e problematiche lasciando agli autori totale  libertà di interpretazione del tema indicato. Gli autori selezionati  parteciperanno ad una collettiva allestita presso la sede  dell’associazione, alla Fabbrica del Vapore di Milano.Confini09 ,  fotografia al confine: la selezione, che mira ad individuare gli autori  da coinvolgere in una rassegna itinerante (Firenze, Torino, Roma,  Genova, Milano, Trieste), riguarda opere fotografiche, anche se  contaminate da altre tecniche visive. Non è assegnato un tema, la giuria  è interessata ad individuare proposte creative e linguaggi  espressivi originali e validi.Obiettivo Reporter  è invece rivolto a quanti si dedicano al fotogiornalismo. In palio  diverse borse di studio per l’omonimo corso in partenza a settembre 2011  e portfoli web su www.photographerspro.eu. Temi proposti: “Immigrazione,  il percorso dell’integrazione in Italia” e “Energia alternativa  all’interno della città, come ci stiamo approcciando nella vita  quotidiana all’interno di un sistema eco-sostenibile”.

(Picture by Luca Baldassari)

Milan has recently hosted two important events, Photoshow and “Photography in Italy: where are we at?”. They together give, in some way, the temperature here in Italy.

The first, which is the annual Italian trade fair focused on the photo and digital imaging market, sent contrasting signals: on the one hand good growth trends, during 2010, for most of the brands; on the other hand big concern about the Japan earthquake’s effects on prices and supplies (here a list of the major photographic equipment traders in Japan and their updated status).
AIF, Italian Association of Photo-Digital Imaging, donated the symbolic amount of 10.000 € to Shigemi Jomori, Japan Consul General in Milan.
Everybody can contribute with a donation from Italy or, for example, supporting the Tsunami Project which collects beautiful works (don’t’ miss the gallery) by illustrators, designers and artists aiming to hold a fund-raising auction in Paris. Magnitude 9 is the title of an art-book which gathers the most beautiful images.

The second was a three days convention at Forma Foto about media, art market, schools, institutions etc. in the photographic field. Italy, especially in comparison with other countries, is lacking a real “scientific society” able to produce a common language and explain the phenomenon “Photography” in its own making and changing. On the contrary, many - often excellent - outsiders treat the issue; this is not bad, but in order to be transversal you need to have a field to cross, even to call into question.
Schools, foundations and magazines are not enough, we need a concrete and capable “agora” in order to open up a worthwhile discussion.
Michele Smargiassi, La Repubblica journalist, defines the sector “an house without its tenant, a hotel for intellectual holidays”. I must admit that also insiders often get lost along their erudite and cerebral “promenades”.  Forma has uploaded the podcasts, so if you understand Italian you can listen to all the round tables.

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http://fotografia.ilgiornale.it/articolo.php?id=893

Segnali discordanti dall’ultimo PhotoShow.
Da una parte un aumento delle presenze e, in generale, trend di vendita in crescita per molte delle aziende: il 2010 ha registrato un fatturato complessivo del comparto hardware del 5,6% superiore a quello del 2009; + 10,9% per le fotocamere ad ottica fissa, + 26% per quelle ad ottica intercambiabile. Dall’altra, grande preoccupazione per le conseguenze su prezzi e disponibilità dei prodotti dei brand che hanno in Giappone la propria produzione.
A questa pagina, in inglese, trovate una lista relativa al settore fotografia che riporta i danni subiti da ciascuna azienda, inclusi gli impiegati feriti in maniera più o meno lieve, a seguito del terremoto/tsunami dell’11 marzo.
L’AIF, Associazione Italiana Foto-Digital Imaging, ha voluto donare la cifra simbolica di € 10.000 in favore delle vittime al Console Generale del Giappone Shigemi Jomori, presente a Milano. Ne approfittiamo per ricordarvi che ciascuno di noi può effettuare un versamento, qui scoprite come.
Bella iniziativa anche il progetto Tsunami che raccoglie, on line, i contributi di artisti, designer ed illustratori di ogni paese del mondo che hanno voluto comunicare la propria solidarietà al Giappone, sia in maniera simbolica che concreta (molte delle opere sono in vendita per beneficenza). Un art book, “Magnitude 9”, raccoglie le immagini più belle.

Altra manifestazione dedicata alla fotografia che ha animato Milano è stato il convegno organizzato da Forma. Tre giorni per fare il punto della situazione sui diversi fronti del settore in Italia: editoria, mercato, istituzioni, formazione…
La serie di interventi che probabilmente ci riguardava più da vicino è stata quella sul “Comunicare la fotografia” (che tuttavia a tratti è sconfinata nel comunicare con la fotografia, che è un’altra cosa).
A moderarla Michele Smargiassi di Repubblica, che ha lanciato un’interessante provocazione: nel nostro Paese pare non esistere una “società scientifica” in grado di spiegare il fenomeno Fotografia nel suo farsi e mutare. Non bastano musei, fondazioni e magazine, chi più chi meno autorevole e/o coraggioso; serve piuttosto uno spazio d’incontro che certo non fornisca paradigmi a cui ispirarsi, ma un vocabolario comune di discussione. Il risultato è che ad occuparsi di fotografia siano spesso degli outsider: critici, filosofi, scrittori che fanno delle incursioni, anche di valore, in un campo non loro. Una tendenza alla trasversalità che non ha nulla di male in se’, anzi,  ma che risulta paradossale non esistendo un campo definito da attraversare e, perché no, da scompaginare. Il settore diventa così, per citare Smargiassi, “una casa senza inquilino, un albergo di vacanze intellettuali”. Un bello spunto che condividiamo, pur ammettendo - paradosso nel paradosso – di ravvisare, talvolta, una certa tendenza all’escursionismo colto e cerebrale, nel loro stesso campo di indagine, da parte dei cosiddetti insider.
Viene chiesto poi se il web possa fungere da grimaldello per smantellare i vincoli che comprimono la fotografia su altri media editoriali, beneficiando di maggiori spazi e libertà di intervento. Pare che proprio disporre di possibilità “illimitate” abbia finito per omologare le risposte e appiattire i contenuti, testi e immagini, velocemente fagocitati dagli utenti.
Ogni giorno noi ci confrontiamo proprio con questi meccanismi e continuiamo a credere che nel mare magnum della rete emergano i contributi pertinenti, aggiornati e ben realizzati, stimoli di riflessione seria e argomentata – che nulla hanno a che fare con l’aria fritta e il parlarsi addosso – da approfondire e mettere in discussione nel “reale”, visitando mostre, leggendo libri, comprando riviste, partecipando a manifestazioni come questa di cui vi stiamo raccontando.
Molto partecipato, inoltre, l’incontro sull’editoria che ha visto scaturire un acceso dibattito sulla cosiddetta estetica della miseria. Ve lo riassume Enzo Dal Verme nel suo blog.
Lo staff di Forma ha avuto la felice idea di mettere on line i podcast di tutte le tavole rotonde. Ovunque voi siate potete “seguire” in differita il convegno e costruirvi un’opinione, potere della rete!

Internet può rivelarsi uno strumento pratico e versatile anche per individuare nuovi autori e progetti.
Su Photographers.it sono stati da poco attivati ben tre bandi, vediamoli uno per uno.
Polifemo Fotografia: “ Unità d’Italia”. Possono partecipare progetti fotografici di documentazione e ricerca che raccontino la nostra società - a 150 anni dall’Unità d’Italia  - in tutte le sue sfaccettature e problematiche lasciando agli autori totale libertà di interpretazione del tema indicato. Gli autori selezionati parteciperanno ad una collettiva allestita presso la sede dell’associazione, alla Fabbrica del Vapore di Milano.
Confini09 , fotografia al confine: la selezione, che mira ad individuare gli autori da coinvolgere in una rassegna itinerante (Firenze, Torino, Roma, Genova, Milano, Trieste), riguarda opere fotografiche, anche se contaminate da altre tecniche visive. Non è assegnato un tema, la giuria è interessata ad individuare proposte creative e linguaggi espressivi originali e validi.
Obiettivo Reporter è invece rivolto a quanti si dedicano al fotogiornalismo. In palio diverse borse di studio per l’omonimo corso in partenza a settembre 2011 e portfoli web su www.photographerspro.eu. Temi proposti: “Immigrazione, il percorso dell’integrazione in Italia” e “Energia alternativa all’interno della città, come ci stiamo approcciando nella vita quotidiana all’interno di un sistema eco-sostenibile”.

(picture by Mario Lasalandra, who has a solo exhibition at Festival Fotografico Italiano)

Two cities (divided by four thousand kilometres), both starting with letter B and currently hosting a photographic festival: Busto Arsizio (Italy) and Bamako (Mali).
The first, Festival Fotografico Italiano, is only at its second edition. It displays both famous and emerging artists, archive photography as well as pure research. Commendable the will to involve the education system, from Istituto Italiano di Fotografia in Milan to the local high schools, in order to give the students the possibility to play the role of authors or aware spectators. In Italy people rarely speak about Photography knowledgeably, so it’s very important to help the young public to develop a personal taste and critical sense and free himself from the usual proposals by a strongly self-referential field.
Les Rencontres de Bamako offer, instead, a reflection on the quest for a sustainable world, with the aim to outline an inventory and pay special attention to the signs and forms of resistance possible. The adherence to the theme proposed only confirmed the social and political commitment of African artists. Environmental and social concerns, once limited to a small circle of visionaries alerts, are now part of our daily lives and are at the heart of all debates, especially today that many African countries have recently celebrated their first 50 years of independence. The photographers have been called to witness and denounce, but also to suggest concrete solutions. To do that, some of them choose the journalistic formula, other ones turn to languages such as metaphor and “mise en scene”. 

www.festivalfotograficoitaliano.it  |  till December 4th 2011
www.rencontres-bamako.com |  till January 1st 2012


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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/431313

Iniziano per B, distano fra  loro 4 mila chilometri ed entrambe ospitano, in questi giorni, una  rassegna fotografica. Sono Busto Arsizio e Bamako.A Busto prosegue, fino al 4 dicembre, il giovane Festival Fotografico Italiano, giovane perchè solo alla sua seconda edizione. La manifestazione, che coinvolge  anche altri comuni limitrofi, comprende diversi appuntamenti fra  incontri, presentazioni, workshop e un’asta benefica. A questi si  aggiungono una trentina di mostre dedicate ad autori storici e  contemporanei, alla documentazione d’archivio e a forme di  sperimentazione creativa più spinta. Lodevole la volontà di coinvolgere  un nutrito numero di scuole, dall’Istituto Italiano di Fotografia di  Milano ai licei e istituti tecnici locali, chiamando così gli studenti a  partecipare come autori o fruitori consapevoli. In Italia si parla  spesso di fotografia con scarsa cognizione di causa e ci si rifugia con  grande facilità nel rassicurante porto dei “soliti noti”. È dunque  ancora più importante fare cultura della fotografia partendo dalle  scuole e stimolare i ragazzi a sviluppare un gusto e un senso critico  che li affranchino dalle proposte a cui vorrebbe abituarli un settore  troppo spesso autoreferenziale.In Mali si svolge invece la Biennale di Fotografia di Bamako.  Al centro di questa edizione, che si chiuderà il 1°  gennaio 2012, la riflessione su un nuovo mondo “sostenibile”, a  conferma di quanto le istanze ambientali e socio-economiche del nostro  tempo stiano alla base, specialmente in Africa, della ricerca (e  dell’impegno politico) di molti artisti. L’urgenza di trovare alternative  concrete esce così dalla nicchia degli osservatori più competenti e  sensibili per aprirsi al dibattito pubblico e divenirne il cuore. Sono  molti i paesi africani che nel 2010 hanno celebrato i primi 50 anni di  indipendenza: un’occasione per stilare un bilancio non sempre positivo.  La Biennale ha così invitato gli autori coinvolti a testimoniare,  denunciare, ma anche a raccontare e suggerire soluzioni. I  lavori raccolti non si limitano, tuttavia, a parlare la lingua del giornalismo, e ricorrono spesso alla metafora e alla  mise en scene.Les  Rencontres de Bamako hanno inoltre presentato una panoramica di fotografi africani emergenti all’ultimo Paris Photo il cui ospite d’onore era, non a caso, il continento nero.

 

(picture by Mario Lasalandra, who has a solo exhibition at Festival Fotografico Italiano)

Two cities (divided by four thousand kilometres), both starting with letter B and currently hosting a photographic festival: Busto Arsizio (Italy) and Bamako (Mali).

The first, Festival Fotografico Italiano, is only at its second edition. It displays both famous and emerging artists, archive photography as well as pure research. Commendable the will to involve the education system, from Istituto Italiano di Fotografia in Milan to the local high schools, in order to give the students the possibility to play the role of authors or aware spectators. In Italy people rarely speak about Photography knowledgeably, so it’s very important to help the young public to develop a personal taste and critical sense and free himself from the usual proposals by a strongly self-referential field.

Les Rencontres de Bamako offer, instead, a reflection on the quest for a sustainable world, with the aim to outline an inventory and pay special attention to the signs and forms of resistance possible. The adherence to the theme proposed only confirmed the social and political commitment of African artists. Environmental and social concerns, once limited to a small circle of visionaries alerts, are now part of our daily lives and are at the heart of all debates, especially today that many African countries have recently celebrated their first 50 years of independence. The photographers have been called to witness and denounce, but also to suggest concrete solutions. To do that, some of them choose the journalistic formula, other ones turn to languages such as metaphor and “mise en scene”. 

www.festivalfotograficoitaliano.it  |  till December 4th 2011

www.rencontres-bamako.com |  till January 1st 2012

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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/431313

Iniziano per B, distano fra loro 4 mila chilometri ed entrambe ospitano, in questi giorni, una rassegna fotografica. Sono Busto Arsizio e Bamako.

A Busto prosegue, fino al 4 dicembre, il giovane Festival Fotografico Italiano, giovane perchè solo alla sua seconda edizione. La manifestazione, che coinvolge anche altri comuni limitrofi, comprende diversi appuntamenti fra incontri, presentazioni, workshop e un’asta benefica. A questi si aggiungono una trentina di mostre dedicate ad autori storici e contemporanei, alla documentazione d’archivio e a forme di sperimentazione creativa più spinta. Lodevole la volontà di coinvolgere un nutrito numero di scuole, dall’Istituto Italiano di Fotografia di Milano ai licei e istituti tecnici locali, chiamando così gli studenti a partecipare come autori o fruitori consapevoli. In Italia si parla spesso di fotografia con scarsa cognizione di causa e ci si rifugia con grande facilità nel rassicurante porto dei “soliti noti”. È dunque ancora più importante fare cultura della fotografia partendo dalle scuole e stimolare i ragazzi a sviluppare un gusto e un senso critico che li affranchino dalle proposte a cui vorrebbe abituarli un settore troppo spesso autoreferenziale.

In Mali si svolge invece la Biennale di Fotografia di Bamako. Al centro di questa edizione, che si chiuderà il 1° gennaio 2012, la riflessione su un nuovo mondo “sostenibile”, a conferma di quanto le istanze ambientali e socio-economiche del nostro tempo stiano alla base, specialmente in Africa, della ricerca (e dell’impegno politico) di molti artisti. L’urgenza di trovare alternative concrete esce così dalla nicchia degli osservatori più competenti e sensibili per aprirsi al dibattito pubblico e divenirne il cuore. Sono molti i paesi africani che nel 2010 hanno celebrato i primi 50 anni di indipendenza: un’occasione per stilare un bilancio non sempre positivo. La Biennale ha così invitato gli autori coinvolti a testimoniare, denunciare, ma anche a raccontare e suggerire soluzioni. I lavori raccolti non si limitano, tuttavia, a parlare la lingua del giornalismo, e ricorrono spesso alla metafora e alla mise en scene.
Les Rencontres de Bamako hanno inoltre presentato una panoramica di fotografi africani emergenti all’ultimo Paris Photo il cui ospite d’onore era, non a caso, il continento nero.

 

(Picture by Federico and Luca)Children are often involved in awareness/charity campaigns leaded by the photography sector: they receive a camera and they take pictures with their “pure eyes”.Rarely they’re given sense of responsibility and a concrete learning opportunity. “Fotografi per un giorno” – an idea by Luciano Bobba for Insieme per i bambini Onlus - belongs to the second, commendable case.Teenagers and children (with family troubles or different kinds of physical/mental handicaps) attended workshops held by professional photographers and were expressly invited to collaborate in order to help other kids in difficulty: the fundraising, indeed, will support an organization the little photographers don’t belong to.The images, presented at Fnac Milan last October, are now on display at Lucca Photo Festival (November 19th - December 11th).
Fotografi per un giornoAuditorium Fondazione Banca del Monte di Lucca, Piazza San Martino – LuccaMon/Fri 03h00 – 07h30 pmWeekend (and December 8-9)  10h00 am – 07h30 pmFree entranceCatalog by Sonda
The associations involved: Famiglie Sindrome di William Association,  La  casa di Sam, the Benedetta d’Intino tutte Foundation in Milan,  Villaggio del Fanciullo in Lucca and the Circolo Vega in Genoa. The professional photographers: Alessandro Belgiojoso, Marika Bretoni,  Gabriele Croppi, Franco Donaggio, Albertina D’Urso, Stephanie Gengotti,  Pino Ninfa, Ivo Saglietti and Enrico Stefanelli.
Technical sponsors: Samsung, Fnac, Canson, Sonda and Lucca Photo Fest
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www3.lastampa.it/fotografia/mostre/articolo/lstp/425483
I bambini vengono spesso coinvolti in iniziative di sensibilizzazione e  solidarietà condotte in ambito fotografico: gli si fornisce una  fotocamera e se ne riceve in cambio un’immagine del mondo filtrata dal  loro sguardo “speciale”. Tali operazioni possono essere più o meno  valide; talvolta sono anche “furbe”, non perché in cattiva fede,  piuttosto in quanto ispirate al concetto di minimo sforzo, massima resa.’Fotografi per un giorno’, nata da un’idea di Luciano Bobba e condotta da Insieme per i bambini Onlus,  va oltre. Sono stati attivati una serie di laboratori a Milano, Roma,  Genova e Lucca - curati da fotografi professionisti - che hanno  coinvolto realtà locali al servizio dell’infanzia e dell’adolescenza:  ciascun fotografo ha fornito spunti e assistenza a bimbi e ragazzi che  hanno così potuto apprendere nuove cose e disporre di maggiori strumenti  per esprimersi, pur in totale libertà, attraverso il mezzo fotografico.  Le immagini realizzate, raccolte in una mostra e in un volume edito  da Sonda, verranno battute all’asta per raccogliere fondi finalizzati a  sostenere un progetto incentrato sullo sport e lo sviluppo fisico di  adolescenti svantaggiati.Il valore aggiunto dell’operazione sta,  da una parte, nell’aver offerto competenze, stimoli e guida ai giovani  partecipanti; dall’altra, quest’ultimi sono stati chiamati a partecipare  in maniera consapevole e responsabile ad un progetto che mirava a  finanziare non le realtà a cui appartengono, ma un’altra associazione. I bambini, con situazioni familiari critiche alle spalle o  caratterizzati da disabilità fisiche/psichiche anche piuttosto severe,  si sono quindi impegnati personalmente ad aiutare loro coetanei in  difficoltà.  La mostra viene presentata in anteprima a Milano il  19 ottobre alle 18:30 presso la Fnac di Via Torino, dove rimarrà  allestita fino all’8 novembre. Farà poi tappa negli altri punti vendita  Fnac d’Italia e, dal 19 novembre all’11 dicembre, al Lucca Photo Fest.Oltre  a Luciano Bobba, hanno collaborato: Alessandro Belgiojoso, Marika  Bertoni, Gabriele Croppi, Franco Donaggio, Albertina D’Urso, Stephanie  Gengotti, Pino Ninfa, Ivo Saglietti ed Enrico Stefanelli.
Le  associazioni coinvolte: Leonarda Vaccari di Roma; La Fanciullezza,  l’Associazione Famiglie Sindrome di Williams, la Casa di Sam e la  Fondazione Benedetta d’Intino di Milano; la Casa del Fanciullo di Lucca;  il circolo Vega di Genova.Sponsor tecnici: Samsung, Fnac, Canson, Edizioni Sonda e il Lucca Photo Fest.

(Picture by Federico and Luca)

Children are often involved in awareness/charity campaigns leaded by the photography sector: they receive a camera and they take pictures with their “pure eyes”.
Rarely they’re given sense of responsibility and a concrete learning opportunity. “Fotografi per un giorno” – an idea by Luciano Bobba for Insieme per i bambini Onlus - belongs to the second, commendable case.
Teenagers and children (with family troubles or different kinds of physical/mental handicaps) attended workshops held by professional photographers and were expressly invited to collaborate in order to help other kids in difficulty: the fundraising, indeed, will support an organization the little photographers don’t belong to.
The images, presented at Fnac Milan last October, are now on display at Lucca Photo Festival (November 19th - December 11th).


Fotografi per un giorno
Auditorium Fondazione Banca del Monte di Lucca, Piazza San Martino – Lucca
Mon/Fri 03h00 – 07h30 pm
Weekend (and December 8-9)  10h00 am – 07h30 pm
Free entrance
Catalog by Sonda

The associations involved: Famiglie Sindrome di William Association,  La casa di Sam, the Benedetta d’Intino tutte Foundation in Milan, Villaggio del Fanciullo in Lucca and the Circolo Vega in Genoa.

The professional photographers: Alessandro Belgiojoso, Marika Bretoni, Gabriele Croppi, Franco Donaggio, Albertina D’Urso, Stephanie Gengotti, Pino Ninfa, Ivo Saglietti and Enrico Stefanelli.

Technical sponsors: Samsung, Fnac, Canson, Sonda and Lucca Photo Fest

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I bambini vengono spesso coinvolti in iniziative di sensibilizzazione e solidarietà condotte in ambito fotografico: gli si fornisce una fotocamera e se ne riceve in cambio un’immagine del mondo filtrata dal loro sguardo “speciale”. Tali operazioni possono essere più o meno valide; talvolta sono anche “furbe”, non perché in cattiva fede, piuttosto in quanto ispirate al concetto di minimo sforzo, massima resa.
Fotografi per un giorno’, nata da un’idea di Luciano Bobba e condotta da Insieme per i bambini Onlus, va oltre. Sono stati attivati una serie di laboratori a Milano, Roma, Genova e Lucca - curati da fotografi professionisti - che hanno coinvolto realtà locali al servizio dell’infanzia e dell’adolescenza: ciascun fotografo ha fornito spunti e assistenza a bimbi e ragazzi che hanno così potuto apprendere nuove cose e disporre di maggiori strumenti per esprimersi, pur in totale libertà, attraverso il mezzo fotografico.
Le immagini realizzate, raccolte in una mostra e in un volume edito da Sonda, verranno battute all’asta per raccogliere fondi finalizzati a sostenere un progetto incentrato sullo sport e lo sviluppo fisico di adolescenti svantaggiati.

Il valore aggiunto dell’operazione sta, da una parte, nell’aver offerto competenze, stimoli e guida ai giovani partecipanti; dall’altra, quest’ultimi sono stati chiamati a partecipare in maniera consapevole e responsabile ad un progetto che mirava a finanziare non le realtà a cui appartengono, ma un’altra associazione. I bambini, con situazioni familiari critiche alle spalle o caratterizzati da disabilità fisiche/psichiche anche piuttosto severe, si sono quindi impegnati personalmente ad aiutare loro coetanei in difficoltà.
 
La mostra viene presentata in anteprima a Milano il 19 ottobre alle 18:30 presso la Fnac di Via Torino, dove rimarrà allestita fino all’8 novembre. Farà poi tappa negli altri punti vendita Fnac d’Italia e, dal 19 novembre all’11 dicembre, al Lucca Photo Fest.

Oltre a Luciano Bobba, hanno collaborato: Alessandro Belgiojoso, Marika Bertoni, Gabriele Croppi, Franco Donaggio, Albertina D’Urso, Stephanie Gengotti, Pino Ninfa, Ivo Saglietti ed Enrico Stefanelli.


Le associazioni coinvolte: Leonarda Vaccari di Roma; La Fanciullezza, l’Associazione Famiglie Sindrome di Williams, la Casa di Sam e la Fondazione Benedetta d’Intino di Milano; la Casa del Fanciullo di Lucca; il circolo Vega di Genova.

Sponsor tecnici: Samsung, Fnac, Canson, Edizioni Sonda e il Lucca Photo Fest.



(picture by Jacques Henri Lartigue)
Yesterday two exhibitions opened at Forma, Milan. The first, which shows the works of Jacques Henri Lartigue, has been a pleasant surprise to me. He is a wealthy French bourgeois of the beginning of the XX century who portrayed the charmed, privileged world he belonged to all his life long: a declared effort to freeze those happy moments and a nostalgic attempt to make them last forever. I’ve been impressed by the grace, elegance and freshness of the images, by the author’s incredibly modern eye. The composition and mood of many pictures make them look like they are taken today, a sort of remembrance of the past with a vintage feel instead of a real document from it. The second and widely promoted exhibition is “Polaroids” by Julian Schnabel (inevitably more known than Lartigue), great painter, capable director and King Midas of many artistic projects. On display his works taken with an old 20x24 inch camera which is as large as a fridge, a tool which can’t help but add some quid to the images themselves. The 80 photographs show his family, friends, paintings, workplace etc. The setting aims to offer “a unique and complex fresco that gives us access to his private life”, but seems an uncompleted tale which actually doesn’t give us the opportunity to discover anything about this versatile artist. What a pity.
“La scelta della felicità” - Jacques Henri Lartigue“Polaroids” - Julian SchnabelMilan, Fondazione FORMA per la Fotografia (info)10/23/11 - 11/20/11
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www.photographers.it/newsletter.php?id=46
Di recente siamo stati a Forma,  che ospita due mostre di Jacques Henri Lartigue e Julian Schnabel. La  prima è stata una piacevolissima sorpresa. Lartigue, ricco borghese di  inizio Novecento, ha per anni ritratto il mondo dorato che lo  circondava: una tensione dichiarata, la sua, a fissare la felicità di  quei giorni unita al nostalgico desiderio di renderla eterna. A colpirci  sono stati la grazia, l’eleganza e la freschezza delle sue foto, lo  sguardo incredibilmente moderno. La composizione e l’atmosfera di molte  delle immagini le fa sembrare scattate ai nostri giorni, quasi ci si  trovasse di fronte a un gioco di rievocazione del passato che non alla  sua effettiva registrazione.Di  maggiore richiamo, inevitabilmente, l’esposizione del nome più  altisonante: Julian Schnabel, ottimo pittore, valido regista e in  generale re Mida di numerosi progetti artistici. In mostra le Polaroid  da lui realizzate con un vecchio apparecchio panoramico 20x24 pollici  (per capirsi, la fotocamera è grande come un frigorifero), un mezzo che  di per se’ aggiunge un quid alle immagini. Le foto, un’ottantina,  ritraggono la famiglia, gli amici, l’ambiente di lavoro, le sue opere…  Peccato per l’allestimento, quello che vorrebbe essere “un complesso  affresco che ci permette di entrare nella vita privata dell’autore” a  noi sembra rimanere un racconto accennato dal quale si esce senza avere  scoperto un gran ché su Schnabel. 
“La scelta della felicità” - Jacques Henri Lartigue “Polaroids” - Julian Schnabel Milano, Fondazione FORMA per la Fotografia (info) Dal 23 ottobre al 20 novembre 2011

(picture by Jacques Henri Lartigue)



Yesterday two exhibitions opened at Forma, Milan.
The first, which shows the works of Jacques Henri Lartigue, has been a pleasant surprise to me. He is a wealthy French bourgeois of the beginning of the XX century who portrayed the charmed, privileged world he belonged to all his life long: a declared effort to freeze those happy moments and a nostalgic attempt to make them last forever. I’ve been impressed by the grace, elegance and freshness of the images, by the author’s incredibly modern eye. The composition and mood of many pictures make them look like they are taken today, a sort of remembrance of the past with a vintage feel instead of a real document from it.
The second and widely promoted exhibition is “Polaroids” by Julian Schnabel (inevitably more known than Lartigue), great painter, capable director and King Midas of many artistic projects. On display his works taken with an old 20x24 inch camera which is as large as a fridge, a tool which can’t help but add some quid to the images themselves. The 80 photographs show his family, friends, paintings, workplace etc. The setting aims to offer “a unique and complex fresco that gives us access to his private life”, but seems an uncompleted tale which actually doesn’t give us the opportunity to discover anything about this versatile artist. What a pity.

“La scelta della felicità” - Jacques Henri Lartigue
“Polaroids” - Julian Schnabel
Milan, Fondazione FORMA per la Fotografia (info)
10/23/11 - 11/20/11

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Di recente siamo stati a Forma, che ospita due mostre di Jacques Henri Lartigue e Julian Schnabel. La prima è stata una piacevolissima sorpresa. Lartigue, ricco borghese di inizio Novecento, ha per anni ritratto il mondo dorato che lo circondava: una tensione dichiarata, la sua, a fissare la felicità di quei giorni unita al nostalgico desiderio di renderla eterna. A colpirci sono stati la grazia, l’eleganza e la freschezza delle sue foto, lo sguardo incredibilmente moderno. La composizione e l’atmosfera di molte delle immagini le fa sembrare scattate ai nostri giorni, quasi ci si trovasse di fronte a un gioco di rievocazione del passato che non alla sua effettiva registrazione.
Di maggiore richiamo, inevitabilmente, l’esposizione del nome più altisonante: Julian Schnabel, ottimo pittore, valido regista e in generale re Mida di numerosi progetti artistici. In mostra le Polaroid da lui realizzate con un vecchio apparecchio panoramico 20x24 pollici (per capirsi, la fotocamera è grande come un frigorifero), un mezzo che di per se’ aggiunge un quid alle immagini. Le foto, un’ottantina, ritraggono la famiglia, gli amici, l’ambiente di lavoro, le sue opere… Peccato per l’allestimento, quello che vorrebbe essere “un complesso affresco che ci permette di entrare nella vita privata dell’autore” a noi sembra rimanere un racconto accennato dal quale si esce senza avere scoperto un gran ché su Schnabel.

“La scelta della felicità” - Jacques Henri Lartigue
“Polaroids” - Julian Schnabel
Milano, Fondazione FORMA per la Fotografia (info)
Dal 23 ottobre al 20 novembre 2011

(picture by Helene Amouzou)

Since 2007, the PHOTOQUAI Photography Biennial has been spotlighting non-Western art and introducing an international audience to artists so far not shown in Europe. 
The third edition, under the artistic direction of photographer/filmmaker Françoise Huguier, also know for being the creator – with Bernard Descamps – of Bamako’s Biennal Africaine de la Photographie, has involved 46 photographers from Africa, South America, Russia, Asia, Middle East and Oceania (a very few women, ed.). 
The exhibitions are placed on the banks of the Seine and, since this year, in the garden of the musée du quai Branly. The scenographic project by Patrick Joui (Compasso d’Oro 2011) is definitely one of the focus of the Festival and aims to unite this photographic wealth and diversity. For the promenade along the Seine, he has designed a setting which avoids disrupting the quality of the viewpoints of the city while proposing the visitor another reading of this linear path. In the gardens he soberly showcases five photographers, each finding a special place in the luxuriant landscape.
Other exhibitions are hosted at the Eiffel Tower as well as in eleven partner galleries and institutions in Paris.

Paris, September 13th – November 11th 2011
practical informations



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www3.lastampa.it/fotografia/approfondimento/articolo/lstp/420252

Photoquai – Biennale delle Immagini dal mondo è una rassegna nata nel  2007 grazie all’impegno del Musée du quai Branly e da subito  dichiaratamente consacrata alla fotografia non occidentale. Scenario  della manifestazione, il Lungosenna parigino a cui si aggiungono, a  partire da quest’anno, i giardini del museo. A curare l’edizione  2011 è Françoise Huguier, fotografa e regista, già ideatrice, con  Bernard Descamps, di quella bella avventura che è la Biennal Africaine  de la Photographie di Bamako in Mali. Così definisce Photoquai “un  viaggio all’ascolto dei rumori del mondo, nutrito dallo sguardo che i  fotografi posano sulla nostra società e su una cultura diversa. Essi  sono per noi dei guardiani, dei custodi che ci impediscono di  sprofondare nel sonno”. Curiosità e freschezza dunque le parole d’ordine, per non smettere di guardare lontano.Circa  400 le opere in mostra, inedite in Europa, di 46 fotografi  contemporanei provenienti da 29 paesi fra Africa, America del Sud,  Russia, Asia, Medio Oriente e Oceania. Una esigua percentuale le donne, a  riprova di quanto poco spazio sia riservato - soprattutto a certe  latitudini - allo sguardo femminile.Nella produzione degli autori  prevalgono le “storie” e il ritratto, assieme ad alcune incursioni nello  still life e nel paesaggio (per lo più urbano).Grande  attenzione per gli allestimenti, tanto che la seconda voce dopo quella  della direzione artistica è la scenografia, affidata a Patrick Jouin,  Compasso d’Oro 2011. Un percorso espositivo lungo le rive della Senna  pensato per essere fruito 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a cui fa eco la  sezione all’esterno del Musée du quai Branly.In calendario anche  incontri, proiezioni, dibattiti e una serie di interventi in merito al  programma di sostegno alla creazione artistica fotografica in  collaborazione con la Fondation Total.Diversi i partner che  concorrono alla promozione degli artisti: l’Ambasciata d’Australia, la  Galerie Baudoin Lebon, la Galerie In Camera, la Galerie Paris-Beijing,  la Maison de l’Amérique latine, la Maison européenne de la photographie,  il Petit Palais, la Polka Galerie e la Tour Eiffel.Dal 13 settembre all’11 novembre 2011Musée du quai Branly37, quai Branly - ParisLe  mostre lungo la Senna sono sempre aperte, l’accesso a quelle nel  giardino del museo è vincolato agli orari di quest’ultimo (ma/me/do  11-19, gio/ve/sa 11-21)www.photoquai.fr

(picture by Helene Amouzou)

Since 2007, the PHOTOQUAI Photography Biennial has been spotlighting non-Western art and introducing an international audience to artists so far not shown in Europe. 

The third edition, under the artistic direction of photographer/filmmaker Françoise Huguier, also know for being the creator – with Bernard Descamps – of Bamako’s Biennal Africaine de la Photographie, has involved 46 photographers from Africa, South America, Russia, Asia, Middle East and Oceania (a very few women, ed.). 

The exhibitions are placed on the banks of the Seine and, since this year, in the garden of the musée du quai Branly. The scenographic project by Patrick Joui (Compasso d’Oro 2011) is definitely one of the focus of the Festival and aims to unite this photographic wealth and diversity. For the promenade along the Seine, he has designed a setting which avoids disrupting the quality of the viewpoints of the city while proposing the visitor another reading of this linear path. In the gardens he soberly showcases five photographers, each finding a special place in the luxuriant landscape.

Other exhibitions are hosted at the Eiffel Tower as well as in eleven partner galleries and institutions in Paris.

Paris, September 13th – November 11th 2011

practical informations

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Photoquai – Biennale delle Immagini dal mondo è una rassegna nata nel 2007 grazie all’impegno del Musée du quai Branly e da subito dichiaratamente consacrata alla fotografia non occidentale. Scenario della manifestazione, il Lungosenna parigino a cui si aggiungono, a partire da quest’anno, i giardini del museo.
A curare l’edizione 2011 è Françoise Huguier, fotografa e regista, già ideatrice, con Bernard Descamps, di quella bella avventura che è la Biennal Africaine de la Photographie di Bamako in Mali. Così definisce Photoquai “un viaggio all’ascolto dei rumori del mondo, nutrito dallo sguardo che i fotografi posano sulla nostra società e su una cultura diversa. Essi sono per noi dei guardiani, dei custodi che ci impediscono di sprofondare nel sonno”. Curiosità e freschezza dunque le parole d’ordine, per non smettere di guardare lontano.

Circa 400 le opere in mostra, inedite in Europa, di 46 fotografi contemporanei provenienti da 29 paesi fra Africa, America del Sud, Russia, Asia, Medio Oriente e Oceania. Una esigua percentuale le donne, a riprova di quanto poco spazio sia riservato - soprattutto a certe latitudini - allo sguardo femminile.
Nella produzione degli autori prevalgono le “storie” e il ritratto, assieme ad alcune incursioni nello still life e nel paesaggio (per lo più urbano).

Grande attenzione per gli allestimenti, tanto che la seconda voce dopo quella della direzione artistica è la scenografia, affidata a Patrick Jouin, Compasso d’Oro 2011. Un percorso espositivo lungo le rive della Senna pensato per essere fruito 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a cui fa eco la sezione all’esterno del Musée du quai Branly.
In calendario anche incontri, proiezioni, dibattiti e una serie di interventi in merito al programma di sostegno alla creazione artistica fotografica in collaborazione con la Fondation Total.
Diversi i partner che concorrono alla promozione degli artisti: l’Ambasciata d’Australia, la Galerie Baudoin Lebon, la Galerie In Camera, la Galerie Paris-Beijing, la Maison de l’Amérique latine, la Maison européenne de la photographie, il Petit Palais, la Polka Galerie e la Tour Eiffel.

Dal 13 settembre all’11 novembre 2011
Musée du quai Branly
37, quai Branly - Paris
Le mostre lungo la Senna sono sempre aperte, l’accesso a quelle nel giardino del museo è vincolato agli orari di quest’ultimo (ma/me/do 11-19, gio/ve/sa 11-21)
www.photoquai.fr

(picture by Helmut Newton)
In the “analog photography era”, professional photographers used to take test Polaroids before the official shots. The gesture of tossing the Pola, with a self-confident wrist movement, is one of the most cool and iconic scenes in the imaginary of all the nostalgics of film photography and its golden age. Many beautiful instant shots have got lost. Luckily for us, Helmut Newton used to save his Polaroids: thanks his wife June’s precious collaboration, Taschen has recently published a selection of them. Many images are the tests for famous shots already included in other titles by the same editor: “Sumo”,  “A Gun for Hire” and “Work”.Helmut Newton, “Polaroids”Hardcover, 21 x 27,5 cm, 224 pages€ 39.99Editor: Taschen
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fotografia.ilgiornale.it/view_news.php?id=3922
Il gesto di verificare con una polaroid composizione e schema luci prima  di procedere con lo scatto ufficiale è rimasto indissolubilmente legato  al mondo della fotografia analogica professionale. I feticisti della  pellicola istantanea ancora fremono al ricordo del “cerimoniale”,  compresi suoni e odori, di quel momento. C’è persino chi misurava il  talento e il fascino di un fotografo dall’espressione soddisfatta con  cui allungava per un attimo uno sguardo obliquo sul risultato prima di  gettarlo via con un sapiente gioco di polso.Sto giocando, ma di pola sui set ne sono davvero “volate” tante. E fra queste si contano moltissime belle immagini andate perse.Helmut  Newton (1920-2004), che non ha bisogno di presentazioni, ci ha fatto il  grande piacere di conservarle ed oggi un volume di Taschen, realizzato  con la preziosa collaborazione di sua moglie June, le raccoglie.Molti  degli scatti sono le anteprime di noti lavori di Newton già pubblicati  dalla casa editrice in “Sumo”, “A Gun for hire” e “Work”.Helmut Newton, “Polaroids”21 x 27,5 cm, 224 pagineDisponibile anche in italianoPrezzo: 39,99 euroEdizione: Taschen

(picture by Helmut Newton)

In the “analog photography era”, professional photographers used to take test Polaroids before the official shots. The gesture of tossing the Pola, with a self-confident wrist movement, is one of the most cool and iconic scenes in the imaginary of all the nostalgics of film photography and its golden age.
Many beautiful instant shots have got lost. Luckily for us, Helmut Newton used to save his Polaroids: thanks his wife June’s precious collaboration, Taschen has recently published a selection of them.
Many images are the tests for famous shots already included in other titles by the same editor: “Sumo”,  “A Gun for Hire” and “Work”.

Helmut Newton, “Polaroids”
Hardcover, 21 x 27,5 cm, 224 pages
€ 39.99
Editor: Taschen

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Il gesto di verificare con una polaroid composizione e schema luci prima di procedere con lo scatto ufficiale è rimasto indissolubilmente legato al mondo della fotografia analogica professionale. I feticisti della pellicola istantanea ancora fremono al ricordo del “cerimoniale”, compresi suoni e odori, di quel momento. C’è persino chi misurava il talento e il fascino di un fotografo dall’espressione soddisfatta con cui allungava per un attimo uno sguardo obliquo sul risultato prima di gettarlo via con un sapiente gioco di polso.
Sto giocando, ma di pola sui set ne sono davvero “volate” tante. E fra queste si contano moltissime belle immagini andate perse.
Helmut Newton (1920-2004), che non ha bisogno di presentazioni, ci ha fatto il grande piacere di conservarle ed oggi un volume di Taschen, realizzato con la preziosa collaborazione di sua moglie June, le raccoglie.
Molti degli scatti sono le anteprime di noti lavori di Newton già pubblicati dalla casa editrice in “Sumo”, “A Gun for hire” e “Work”.


Helmut Newton, “Polaroids”
21 x 27,5 cm, 224 pagine
Disponibile anche in italiano
Prezzo: 39,99 euro
Edizione: Taschen

 Picture: Yukuharu (Fugace Primavera) © Arianna De Micheli
KOKORO - 80 artists for JapanCurated by Carlo Madesani, Serena Zacheo and Enzo dal VermeUnder the patronage of the Consulate-General of Japan in MilanCamera16 | May 26/28 Opening: Thursday May 26th, 06pmCamera16 presents a group exhibition in order to hold a fund-raising sale for the Japan earthquake’s victims.The invited authors: Francesco Acerbis, Luciano Allione, Antonio Amendola, Erminio Annunzi, Domitilla Asquer, Maria Vittoria Backhouse, Carlo Baraldi, Fabio Barile, Alessandro Barteletti, Settimio Benedusi, Nicola Bertasi, Giovanni Bortolani, Paolo Cagnacci, Alessandra Capodacqua, Luca Cepparo, Teresa Carreno, Micaela Ceresa, Andrea Chiabai, Paolo Chiurco, Annalisa Cimmino, Nicoletta Cotechini, Enzo Dal Verme, Marco Dapino, Giovanni De Francesco, Edoardo Delille, Arianna De Micheli, Nicola De Molli Crivelli, Gianuca Destro, Federica Di Giovanni, Alessandra Dragoni, Linda Ferrari, Massimo Festi, Nanni Fontana, Flavio e Frank, Maurizio Frullani, Alessandro Furchino, Luigi Gattinara, Sivio Ghiani, Davide Grossi, Edoardo Hahn, Giovanni Hanninen, Isabel Lima, Gabriele Lopez, Massimo Lovati, Antonella Macis, Alan Maglio, Manuel Marano, Antonio Marcello, Fabrizio Marchesi, Malena Mazza, Rohn Meijer, Andrea Messana, Oriella Montin, Francesca Moscheni, Melina Mulas, Filippo Mutani, Takehiko Niki, Yoshie Nishikawa, Luca Nizzoli Toetti, Paolo Nobile, Giorgio Palmera, Fabiano Parisi, Luca Pedrotti, Daniele Pezzoli, Mina Poostdooz, Efrem Raimondi, Francesca Randi, Baerbel Reinhard, Sebastiano Rossi, Andrea Ruggeri, Stefano Ruzzante, Antonio Saba, Paolo Sacchi, Paola Salvioni Martini, Antonino Savojardo, Emiliano Scatarzi, Matilde Soligno, Stylaz, Giuseppe Toscano, Margherita Verdi, Marco Viganò, Massimo S.Volontè, Agnes Weber, Robert Zimmerman.Here their works.Kokoro has been organised with the help of: Associazione Culturale Giappone In Italia, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Tau Visual, Tommaso Basilio, cpf Bauer, Emanuele Beluffi, Sara Cervo, Franco Fino, Fotografi Senza Frontiere, Fondazione Studio Marangoni, Photogalleria, PhotographersPro, Shoot For Change, Ilenia Zane, Zoom.Technical sponsor: Shades International Camera16 - Via Pisacane 16, MilanTue - Sat  03/07 pm+39 02 36601423 info@camera16.it
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KOKORO - 80 artisti per il Giapponea cura di Serena Zacheo, Enzo Dal Verme e Carlo Madesanicon il Patrocinio del Consolato Generale del Giappone a MilanoCamera16   |   26 – 28 maggio 2011Inaugurazione: giovedì 26 maggio ore 18.00A  due mesi dalla catastrofe naturale che ha colpito il Giappone, Camera16  propone una iniziativa benefica a sostegno delle vittime. Ottanta  fotografi hanno donato un’immagine per dare vita alla mostra fotografica  KOKORO (in Giapponese significa cuore).Tutte  le opere (di autori conosciuti o emergenti) saranno in vendita al  prezzo simbolico di 50 euro ciascuna. Il ricavato sarà interamente  devoluto in beneficenza sul conto speciale attivato dal Consolato Generale del Giappone di Milano.KOKORO è stata organizzata con l’aiuto di:Associazione  Culturale Giappone In Italia, Associazione Nazionale Fotografi  Professionisti Tau Visual, Tommaso Basilio, cpf Bauer, Emanuele Beluffi,  Sara Cervo, Franco Fino, Fotografi Senza Frontiere, Fondazione Studio  Marangoni, Photogalleria, PhotographersPro, Shoot For Change, Ilenia Zane, Zoom.Sponsor tecnico: Shades International.Qui si possono visionare le immagini degli artisti man mano invitati ad aderire all’iniziativa. Autori  in mostra: Francesco Acerbis, Luciano Allione, Antonio Amendola,  Erminio Annunzi, Domitilla Asquer, Maria Vittoria Backhouse, Carlo  Baraldi, Fabio Barile, Alessandro Barteletti, Settimio Benedusi, Nicola  Bertasi, Giovanni Bortolani, Paolo Cagnacci, Alessandra Capodacqua, Luca  Cepparo, Teresa Carreno, Micaela Ceresa, Andrea Chiabai, Paolo Chiurco,  Annalisa Cimmino, Nicoletta Cotechini, Enzo Dal Verme, Marco Dapino,  Giovanni De Francesco, Edoardo Delille, Arianna De Micheli, Nicola De  Molli Crivelli, Gianuca Destro, Federica Di Giovanni, Alessandra  Dragoni, Linda Ferrari, Massimo Festi, Nanni Fontana, Flavio e Frank,  Maurizio Frullani, Alessandro Furchino, Luigi Gattinara, Sivio Ghiani,  Davide Grossi, Edoardo Hahn, Giovanni Hanninen, Isabel Lima, Gabriele  Lopez, Massimo Lovati, Antonella Macis, Alan Maglio, Manuel Marano,  Antonio Marcello, Fabrizio Marchesi, Malena Mazza, Rohn Meijer, Andrea  Messana, Oriella Montin, Francesca Moscheni, Melina Mulas, Filippo  Mutani, Takehiko Niki, Yoshie Nishikawa, Luca Nizzoli Toetti, Paolo  Nobile, Giorgio Palmera, Fabiano Parisi, Luca Pedrotti, Daniele Pezzoli,  Mina Poostdooz, Efrem Raimondi, Francesca Randi, Baerbel Reinhard,  Sebastiano Rossi, Andrea Ruggeri, Stefano Ruzzante, Antonio Saba, Paolo  Sacchi, Paola Salvioni Martini, Antonino Savojardo, Emiliano Scatarzi,  Matilde Soligno, Stylaz, Giuseppe Toscano, Margherita Verdi, Marco  Viganò, Massimo S.Volontè, Agnes Weber, Robert Zimmerman.Camera16 - via Pisacane 16, Milanoorari: martedì - sabato / 15.00 - 19.00tel +39 02 36601423 info@camera16.it

Picture: Yukuharu (Fugace Primavera) © Arianna De Micheli

KOKORO - 80 artists for Japan
Curated by Carlo Madesani, Serena Zacheo and Enzo dal Verme
Under the patronage of the Consulate-General of Japan in Milan

Camera16 | May 26/28 

Opening: Thursday May 26th, 06pm

Camera16 presents a group exhibition in order to hold a fund-raising sale for the Japan earthquake’s victims.

The invited authors: Francesco Acerbis, Luciano Allione, Antonio Amendola, Erminio Annunzi, Domitilla Asquer, Maria Vittoria Backhouse, Carlo Baraldi, Fabio Barile, Alessandro Barteletti, Settimio Benedusi, Nicola Bertasi, Giovanni Bortolani, Paolo Cagnacci, Alessandra Capodacqua, Luca Cepparo, Teresa Carreno, Micaela Ceresa, Andrea Chiabai, Paolo Chiurco, Annalisa Cimmino, Nicoletta Cotechini, Enzo Dal Verme, Marco Dapino, Giovanni De Francesco, Edoardo Delille, Arianna De Micheli, Nicola De Molli Crivelli, Gianuca Destro, Federica Di Giovanni, Alessandra Dragoni, Linda Ferrari, Massimo Festi, Nanni Fontana, Flavio e Frank, Maurizio Frullani, Alessandro Furchino, Luigi Gattinara, Sivio Ghiani, Davide Grossi, Edoardo Hahn, Giovanni Hanninen, Isabel Lima, Gabriele Lopez, Massimo Lovati, Antonella Macis, Alan Maglio, Manuel Marano, Antonio Marcello, Fabrizio Marchesi, Malena Mazza, Rohn Meijer, Andrea Messana, Oriella Montin, Francesca Moscheni, Melina Mulas, Filippo Mutani, Takehiko Niki, Yoshie Nishikawa, Luca Nizzoli Toetti, Paolo Nobile, Giorgio Palmera, Fabiano Parisi, Luca Pedrotti, Daniele Pezzoli, Mina Poostdooz, Efrem Raimondi, Francesca Randi, Baerbel Reinhard, Sebastiano Rossi, Andrea Ruggeri, Stefano Ruzzante, Antonio Saba, Paolo Sacchi, Paola Salvioni Martini, Antonino Savojardo, Emiliano Scatarzi, Matilde Soligno, Stylaz, Giuseppe Toscano, Margherita Verdi, Marco Viganò, Massimo S.Volontè, Agnes Weber, Robert Zimmerman.
Here their works.

Kokoro has been organised with the help of:
Associazione Culturale Giappone In Italia, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Tau Visual, Tommaso Basilio, cpf Bauer, Emanuele Beluffi, Sara Cervo, Franco Fino, Fotografi Senza Frontiere, Fondazione Studio Marangoni, Photogalleria, PhotographersPro, Shoot For Change, Ilenia Zane, Zoom.
Technical sponsor: Shades International
 

Camera16 - Via Pisacane 16, Milan
Tue - Sat  03/07 pm
+39 02 36601423 
info@camera16.it

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KOKORO - 80 artisti per il Giappone
a cura di Serena Zacheo, Enzo Dal Verme e Carlo Madesani
con il Patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano

Camera16   |   26 – 28 maggio 2011

Inaugurazione: giovedì 26 maggio ore 18.00

A due mesi dalla catastrofe naturale che ha colpito il Giappone, Camera16 propone una iniziativa benefica a sostegno delle vittime. Ottanta fotografi hanno donato un’immagine per dare vita alla mostra fotografica KOKORO (in Giapponese significa cuore).

Tutte le opere (di autori conosciuti o emergenti) saranno in vendita al prezzo simbolico di 50 euro ciascuna. Il ricavato sarà interamente devoluto in beneficenza sul conto speciale attivato dal Consolato Generale del Giappone di Milano.

KOKORO è stata organizzata con l’aiuto di:
Associazione Culturale Giappone In Italia, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Tau Visual, Tommaso Basilio, cpf Bauer, Emanuele Beluffi, Sara Cervo, Franco Fino, Fotografi Senza Frontiere, Fondazione Studio Marangoni, Photogalleria, PhotographersPro, Shoot For Change, Ilenia Zane, Zoom.
Sponsor tecnico: Shades International.

Qui si possono visionare le immagini degli artisti man mano invitati ad aderire all’iniziativa.

 Autori in mostra: Francesco Acerbis, Luciano Allione, Antonio Amendola, Erminio Annunzi, Domitilla Asquer, Maria Vittoria Backhouse, Carlo Baraldi, Fabio Barile, Alessandro Barteletti, Settimio Benedusi, Nicola Bertasi, Giovanni Bortolani, Paolo Cagnacci, Alessandra Capodacqua, Luca Cepparo, Teresa Carreno, Micaela Ceresa, Andrea Chiabai, Paolo Chiurco, Annalisa Cimmino, Nicoletta Cotechini, Enzo Dal Verme, Marco Dapino, Giovanni De Francesco, Edoardo Delille, Arianna De Micheli, Nicola De Molli Crivelli, Gianuca Destro, Federica Di Giovanni, Alessandra Dragoni, Linda Ferrari, Massimo Festi, Nanni Fontana, Flavio e Frank, Maurizio Frullani, Alessandro Furchino, Luigi Gattinara, Sivio Ghiani, Davide Grossi, Edoardo Hahn, Giovanni Hanninen, Isabel Lima, Gabriele Lopez, Massimo Lovati, Antonella Macis, Alan Maglio, Manuel Marano, Antonio Marcello, Fabrizio Marchesi, Malena Mazza, Rohn Meijer, Andrea Messana, Oriella Montin, Francesca Moscheni, Melina Mulas, Filippo Mutani, Takehiko Niki, Yoshie Nishikawa, Luca Nizzoli Toetti, Paolo Nobile, Giorgio Palmera, Fabiano Parisi, Luca Pedrotti, Daniele Pezzoli, Mina Poostdooz, Efrem Raimondi, Francesca Randi, Baerbel Reinhard, Sebastiano Rossi, Andrea Ruggeri, Stefano Ruzzante, Antonio Saba, Paolo Sacchi, Paola Salvioni Martini, Antonino Savojardo, Emiliano Scatarzi, Matilde Soligno, Stylaz, Giuseppe Toscano, Margherita Verdi, Marco Viganò, Massimo S.Volontè, Agnes Weber, Robert Zimmerman.


Camera16 - via Pisacane 16, Milano
orari: martedì - sabato / 15.00 - 19.00
tel +39 02 36601423 
info@camera16.it

(Picture by Christian Tagliavini, “Fear of Colors”, 2007)
MIA – Milan Image Art – Fair’s opening has been a success. It is the first art fair devoted exclusively to the world of photography in Italy and it welcomes visitors with an elegant milk-white labyrinth.Each exhibitor (apart from some galleries that present more than one author, an exception to the rule I don’t understand) introduces the work of a single artist offering a comprehensive and engaging journey in his work. I think that choosing is useful, “therapeutic” some way, it forces to focus on a proposal and believe in it; on the other side, the viewers can enjoy many little solo-shows.The fair also extends its innovative vision to the catalogue: a mini brochure, published by MIA, for each artist. In this way, the visitors is able to assemble a personalized self-made book by collecting only the proposals he’s interested in.
Let me play the game… I’d like to recommend only one name as well as every gallery had to choose only one author: Christian Tagliavini (“1503”, “Cardboard Ladies” “Fear of colors” - Cons Arc Gallery, Chiasso), a Swiss-Italian graphic designer who has recently started to dedicate himself to photography with an “unpredicted glance”, fed by a sophisticated imagination. He likes to work wood and cardboard, to design the set, even to draw the wallpapers: it mixes this craftsmanship and a definite vision. The result is a contained, from a quantitative point of view, but refined production: an approach I’d suggest many colleagues…
MIA Milan Image Art Fair@ Superstudio Più - Via Tortona 27, Milan May 13/15 2011Fri-Sa 11am – 10pm, Su 11am – 8pmTickets € 13,00 | reduced € 10,00www.miafair.it

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www3.lastampa.it/fotografia/approfondimento/articolo/lstp/402057/

Siamo stati al MIA -  Milan Image Art - Fair, “numero zero” della nuova fiera d’arte italiana  dedicata specificatamente alla fotografia. Ad accoglierci, un  elegante dedalo bianco latte lungo il quale si succedono gli stand delle  gallerie, ciascuna delle quali a presentare un unico autore. Ci è  piaciuta da subito questa scelta di campo, peccato quindi per i casi di  più nomi sotto lo stesso cappello, ignoriamo il perchè di questo strappo  alla regola. Scegliere è limitante, ma proprio per questo utile,  “igienico”; costringe a scommettere davvero su un artista, a servire un  piatto dagli ingredienti facilmente rintracciabili e non il solito  minestrone. Il pubblico, da parte sua, può visitare una piccola  personale in ogni stand con la possibilità di ricevere davvero un  assaggio della produzione dei diversi autori che, in fiere analoghe,  rischiano invece di mescolarsi un po’ anonimamente ai colleghi e, se già  con una certa quotazione, finiscono per ricomparire in diverse salse in  altri venti stand. Pratica  anche la scelta di lasciar costruire ad ogni visitatore il proprio  personalissimo catalogo: si può, cioè, raccogliere la mini brochure di  ciascun artista, concentrandosi su quanto più piace o colpisce ed  evitando di portarsi a casa tutto il resto.La  fiera è più vasta di quanto ci aspettassimo, quindi preparatevi a  dedicarle tempo e soprattutto indossate scarpe comode! Sono inoltre  previste tavole rotonde, lectio magistralis e incontri al padiglione 5.L’opening  ha riscosso già grande successo e questo pare confermare, dalla prima  sera, che il lungo lavoro del team organizzatore - Gigliola Foschi, Elio  Grazioli, Roberto Mutti, Enrica Viganò, Studio 3/3 e Fabio Castelli,  l’ideatore dell’iniziativa - si sia rivolto al giusto orizzonte.Tantissimi  gli autori, se ancora non si fosse capito dal nostro appello alle  scarpe basse, e molte scelte azzeccate. Come in qualsiasi fiera  arriccerete il naso a un bel po’ di stand, magari non agli stessi a cui è  capitato a noi di farlo, e questo fa parte del gioco. Di scelte si  parlava e le gallerie ne fanno durante tutto l’anno, quindi un  appuntamento come questo in genere non è altro che la cartina tornasole  delle proposte in cui esse credono maggiormente.E  come ogni espositore ha dovuto scegliere un autore, così vogliamo fare  anche noi. Sicuramente qualcosa ci è sfuggito, ma ci vogliamo ugualmente  esporre. Scartando un paio di nomi di autori che amiamo molto, ma che  sono già ben noti, quest’anno vogliamo scommettere su Christian Tagliavini (“1503”,  “Dame di Catone” “Cromofobia” - Galleria Cons Arc di Chiasso), un  grafico italo-svizzero che più recentemente ha cominciato a dedicarsi al  mezzo fotografico. E lo fa con uno sguardo “imprevisto” e nutrito da  un’immaginazione sofisticata. Lavori che nascono non solo da una precisa  progettualità, ma anche dall’artigianalità stessa di Tagliavini che ama  lavorare cartone e legno, realizzare da se’ le scenografie, perfino  disegnare le tappezzerie degli sfondi. Il risultato è una produzione  numericamente circoscritta, ma qualitativamente curata. Un approccio da  suggerire a molti suoi colleghi…Location        Superstudio Più, Via Tortona 27, 20144 MilanoPeriodo         13-15 maggio 2011Orari             venerdì e sabato 11.00 – 22.00, domenica 11.00 – 20.00Ingresso        intero € 13,00 | ridotto € 10,00Sito web        www.miafair.it

(Picture by Christian Tagliavini, “Fear of Colors”, 2007)

MIA – Milan Image Art – Fair’s opening has been a success.
It is the first art fair devoted exclusively to the world of photography in Italy and it welcomes visitors with an elegant milk-white labyrinth.
Each exhibitor (apart from some galleries that present more than one author, an exception to the rule I don’t understand) introduces the work of a single artist offering a comprehensive and engaging journey in his work. I think that choosing is useful, “therapeutic” some way, it forces to focus on a proposal and believe in it; on the other side, the viewers can enjoy many little solo-shows.
The fair also extends its innovative vision to the catalogue: a mini brochure, published by MIA, for each artist. In this way, the visitors is able to assemble a personalized self-made book by collecting only the proposals he’s interested in.

Let me play the game… I’d like to recommend only one name as well as every gallery had to choose only one author: Christian Tagliavini (“1503”, “Cardboard Ladies” “Fear of colors” - Cons Arc Gallery, Chiasso), a Swiss-Italian graphic designer who has recently started to dedicate himself to photography with an “unpredicted glance”, fed by a sophisticated imagination. He likes to work wood and cardboard, to design the set, even to draw the wallpapers: it mixes this craftsmanship and a definite vision. The result is a contained, from a quantitative point of view, but refined production: an approach I’d suggest many colleagues…

MIA Milan Image Art Fair
@ Superstudio Più - Via Tortona 27, Milan
May 13/15 2011
Fri-Sa 11am – 10pm, Su 11am – 8pm
Tickets € 13,00 | reduced € 10,00
www.miafair.it

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Siamo stati al MIA - Milan Image Art - Fair, “numero zero” della nuova fiera d’arte italiana dedicata specificatamente alla fotografia.
Ad accoglierci, un elegante dedalo bianco latte lungo il quale si succedono gli stand delle gallerie, ciascuna delle quali a presentare un unico autore. Ci è piaciuta da subito questa scelta di campo, peccato quindi per i casi di più nomi sotto lo stesso cappello, ignoriamo il perchè di questo strappo alla regola. Scegliere è limitante, ma proprio per questo utile, “igienico”; costringe a scommettere davvero su un artista, a servire un piatto dagli ingredienti facilmente rintracciabili e non il solito minestrone. Il pubblico, da parte sua, può visitare una piccola personale in ogni stand con la possibilità di ricevere davvero un assaggio della produzione dei diversi autori che, in fiere analoghe, rischiano invece di mescolarsi un po’ anonimamente ai colleghi e, se già con una certa quotazione, finiscono per ricomparire in diverse salse in altri venti stand.

Pratica anche la scelta di lasciar costruire ad ogni visitatore il proprio personalissimo catalogo: si può, cioè, raccogliere la mini brochure di ciascun artista, concentrandosi su quanto più piace o colpisce ed evitando di portarsi a casa tutto il resto.
La fiera è più vasta di quanto ci aspettassimo, quindi preparatevi a dedicarle tempo e soprattutto indossate scarpe comode! Sono inoltre previste tavole rotonde, lectio magistralis e incontri al padiglione 5.

L’opening ha riscosso già grande successo e questo pare confermare, dalla prima sera, che il lungo lavoro del team organizzatore - Gigliola Foschi, Elio Grazioli, Roberto Mutti, Enrica Viganò, Studio 3/3 e Fabio Castelli, l’ideatore dell’iniziativa - si sia rivolto al giusto orizzonte.
Tantissimi gli autori, se ancora non si fosse capito dal nostro appello alle scarpe basse, e molte scelte azzeccate. Come in qualsiasi fiera arriccerete il naso a un bel po’ di stand, magari non agli stessi a cui è capitato a noi di farlo, e questo fa parte del gioco. Di scelte si parlava e le gallerie ne fanno durante tutto l’anno, quindi un appuntamento come questo in genere non è altro che la cartina tornasole delle proposte in cui esse credono maggiormente.

E come ogni espositore ha dovuto scegliere un autore, così vogliamo fare anche noi. Sicuramente qualcosa ci è sfuggito, ma ci vogliamo ugualmente esporre. Scartando un paio di nomi di autori che amiamo molto, ma che sono già ben noti, quest’anno vogliamo scommettere su Christian Tagliavini (“1503”, “Dame di Catone” “Cromofobia” - Galleria Cons Arc di Chiasso), un grafico italo-svizzero che più recentemente ha cominciato a dedicarsi al mezzo fotografico. E lo fa con uno sguardo “imprevisto” e nutrito da un’immaginazione sofisticata. Lavori che nascono non solo da una precisa progettualità, ma anche dall’artigianalità stessa di Tagliavini che ama lavorare cartone e legno, realizzare da se’ le scenografie, perfino disegnare le tappezzerie degli sfondi. Il risultato è una produzione numericamente circoscritta, ma qualitativamente curata. Un approccio da suggerire a molti suoi colleghi…



Location        Superstudio Più, Via Tortona 27, 20144 Milano
Periodo         13-15 maggio 2011
Orari             venerdì e sabato 11.00 – 22.00, domenica 11.00 – 20.00
Ingresso        intero € 13,00 | ridotto € 10,00
Sito web        www.miafair.it

(Picture by Massimiliano Squillace)

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” is a photographic book, but it isn’t necessarily worth the purchase for its pictures. The author, Massimiliano Squillace, is not (and doesn’t want to pose as) a photographer. He has the intellectual honesty to use photography simply to document what otherwise we, without years of bureaucratic procedures and a certain dose of courage, would never see. So, the book’s strong points are what it tells/shows and its author’s good power of observation.Today Chernobyl is a post-nuclear “Pompei”, a dangerous buried-alive monster, but we don’t need fear. Squillace exhorts us to get informed, stay aware and learn from this dramatic lesson, today more urgently than ever.

Chernobyl. Scatti dall’infernoby Massimiliano SquillaceEdizioni Infinito, Collana GrandangoloPreface by Filippo Penati, introduction by Mario Pillon and afterword by Andrea Satta.With a text by Sandro SandriLanguage: Italian20x20 cm, 144 pages, bw picturesEuro 17,00


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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/401288/

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” è un libro fotografico, ma non è  necessariamente per le immagini che merita l’acquisto. Del resto il suo  autore, Massimiliano Squillace, non è un fotografo e non desidera  improvvisarsi tale (a differenza di numerosi colleghi). Con grande  onestà intellettuale si è limitato a ricorrere alla fotografia come  mezzo per documentare ciò che altrimenti noi, senza anni di trafile  burocratiche e una certa dose di coraggio, non potremmo mai vedere: il  risultato, stante le premesse, è di certo efficace e trova nel valido  spirito di osservazione dell’autore il suo punto di forza.Si tratta dunque di un libro - fotografico - “necessario” per quanto racconta e mostra. Scritto  per i 25 anni dal disastro di Chernobyl, ma fatalmente prima di quello  di Fukushima in Giappone, ci spiega che la tragedia del 1986 rappresenta  oggi in Ucraina un assoluto tabù o una leggenda da smitizzare e che  ancora il bilancio ufficiale degli effetti diretti e indiretti  dell’incidente risulta sottostimato.Nelle immagini un “assaggio di  apocalisse”, i 30 Km quadrati circostanti la centrale, disabitati da un  quarto di secolo se si fa eccezione per guardie, operai e ricercatori  che continuano a turnare per monitorare l’area. Da una parte lo  scheletro in decomposizione di Pripyat, cittadina modello dell’allora  Unione Sovietica, dove il tempo si è fermato al giorno dell’evaquazione  (tardiva); dall’altra un nuovo Eden che, grazie allo sfollamento, si  spande rigoglioso e viene ripopolato da animali creduti estinti. Su  entrambi l’ombra del reattore tumulato in un debole sarcofago, nelle cui  crepe nidificano le rondini: un mostro sepolto vivo, al centro di una  paradossale oasi contaminata.Riaccendere la paura fine a se  stessa tuttavia non serve, e noi per primi siamo caduti nella tentazione  di ricorrere a metafore inquietanti. L’invito di Massimiliano Squillace  è piuttosto quello di restare vigili, di informarsi con lucidità e di  fare tesoro, oggi più urgentemente che mai, della lezione di Chernobyl.Chernobyl. Scatti dall’infernodi Massimiliano SquillaceEdizioni Infinito, Collana GrandangoloPrefazione di Filippo Penati, introduzione di Mario Pillon e postfazione di Andrea Satta.Con un testo di Sandro Sandri20x20 cm, 144 pagine, immagini bnEuro 17,00

(Picture by Massimiliano Squillace)

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” is a photographic book, but it isn’t necessarily worth the purchase for its pictures. The author, Massimiliano Squillace, is not (and doesn’t want to pose as) a photographer. He has the intellectual honesty to use photography simply to document what otherwise we, without years of bureaucratic procedures and a certain dose of courage, would never see. So, the book’s strong points are what it tells/shows and its author’s good power of observation.

Today Chernobyl is a post-nuclear “Pompei”, a dangerous buried-alive monster, but we don’t need fear. Squillace exhorts us to get informed, stay aware and learn from this dramatic lesson, today more urgently than ever.


Chernobyl. Scatti dall’inferno
by Massimiliano Squillace
Edizioni Infinito, Collana Grandangolo
Preface by Filippo Penati, introduction by Mario Pillon and afterword by Andrea Satta.
With a text by Sandro Sandri
Language: Italian
20x20 cm, 144 pages, bw pictures
Euro 17,00

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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/401288/

“Chernobyl. Scatti dall’inferno” è un libro fotografico, ma non è necessariamente per le immagini che merita l’acquisto. Del resto il suo autore, Massimiliano Squillace, non è un fotografo e non desidera improvvisarsi tale (a differenza di numerosi colleghi). Con grande onestà intellettuale si è limitato a ricorrere alla fotografia come mezzo per documentare ciò che altrimenti noi, senza anni di trafile burocratiche e una certa dose di coraggio, non potremmo mai vedere: il risultato, stante le premesse, è di certo efficace e trova nel valido spirito di osservazione dell’autore il suo punto di forza.

Si tratta dunque di un libro - fotografico - “necessario” per quanto racconta e mostra.
Scritto per i 25 anni dal disastro di Chernobyl, ma fatalmente prima di quello di Fukushima in Giappone, ci spiega che la tragedia del 1986 rappresenta oggi in Ucraina un assoluto tabù o una leggenda da smitizzare e che ancora il bilancio ufficiale degli effetti diretti e indiretti dell’incidente risulta sottostimato.
Nelle immagini un “assaggio di apocalisse”, i 30 Km quadrati circostanti la centrale, disabitati da un quarto di secolo se si fa eccezione per guardie, operai e ricercatori che continuano a turnare per monitorare l’area. Da una parte lo scheletro in decomposizione di Pripyat, cittadina modello dell’allora Unione Sovietica, dove il tempo si è fermato al giorno dell’evaquazione (tardiva); dall’altra un nuovo Eden che, grazie allo sfollamento, si spande rigoglioso e viene ripopolato da animali creduti estinti. Su entrambi l’ombra del reattore tumulato in un debole sarcofago, nelle cui crepe nidificano le rondini: un mostro sepolto vivo, al centro di una paradossale oasi contaminata.

Riaccendere la paura fine a se stessa tuttavia non serve, e noi per primi siamo caduti nella tentazione di ricorrere a metafore inquietanti. L’invito di Massimiliano Squillace è piuttosto quello di restare vigili, di informarsi con lucidità e di fare tesoro, oggi più urgentemente che mai, della lezione di Chernobyl.



Chernobyl. Scatti dall’inferno
di Massimiliano Squillace
Edizioni Infinito, Collana Grandangolo
Prefazione di Filippo Penati, introduzione di Mario Pillon e postfazione di Andrea Satta.
Con un testo di Sandro Sandri
20x20 cm, 144 pagine, immagini bn
Euro 17,00

(Picture by Chris Hondros)

Chris Hondros, a US photojournalist, died in Libya after being wounded in the same mortar explosion which cost Tim Hetherington, a British colleague, his life.Two other photographers, Michael Brown and Guy Martin, were also wounded. All four were on Tripoli Street, the main road through Misrata and the scene of the fiercest fighting between loyalist forces and rebels.Their loss adds to the one, last March, of Ali Hassan Al Jaber, a cameraman working for Al-Jazeera, and Mohamed “Mo” Al-Nabous, a Libyan journalist and blogger.Hondros, who worked for Getty Images, covered most of the world’s major wars since the late 1990s. In 2004, he was a nominated finalist for the Pulitzer Prize for his work in Liberia. In 2006, he won the Robert Capa Gold Medal.Hetherington, on the front lines of many global conflicts as well, was contributing photographer for Vanity Fair and won the World Photo of the Year in 2007. He also co-directed the Oscar-nominated and Sundance-winning documentary Restrepo. In his last tweet he wrote: “In besieged Libyan city of Misrata. Indiscriminate shelling by Qaddafi forces. No sign of NATO.”Here the Reporters sans Frontiérs’ “Press Freedom Barometer”.

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fotografia.ilgiornale.it/view_news.php?id=3532

Non ce l’ha fatta  Chris Hondros, il fotografo americano ferito da un colpo di mortaio in  Libia, nel corso dello stesso scontro a fuoco che è costato la vita al  collega britannico Tim Hetherington. Feriti anche i reporter Guy Martin e  Michael Brown. Si trovavano  in gruppo sulla Via Tripoli, principale arteria di Misurata ed epicentro  dei combattimenti fra governativi e insorti. La  loro perdita - di cui ha dato notizia un quinto fotografo, Andre Liohn,  anche lui rimasto ferito, ma in un altro frangente - va ad aggiungersi a  quelle precedenti, in marzo, di Ali Hassan Al Jaber, cameraman di  Al-Jazeera, e di Mohamed “Mo” Al-Nabous, giornalista e blogger libico.Chris Hondros,  che lavorava per Getty Images, firmava servizi dai teatri di guerra del  mondo a partire dalla fine degli anni ‘90. Fra questi, quello  realizzato in Liberia gli era valso una candidatura al Pulitzer nel  2004. Due anni dopo aveva invece ricevuto la Robert Capa Gold Medal.Tim Hetherington,  altrettanto impegnato sul fronte di più di un conflitto, era inviato di  Vanity Fair ed aveva vinto il World Press Photo of the Year nel 2007. Era inoltre coautore di un documentario sulla vita di un plotone di soldati Usa in Afghanistan, Restrepo, premiato al Sun Dance Festival 2010 e candidato agli Oscar 2011. Nel suo ultimo tweet scriveva: “Nella città assediata di Misurata. Bombardamenti indiscriminati delle forze di Gheddafi. Nessun segno della Nato”.Che  la situazione sia insostenibile lo conferma la richiesta di aiuto  lanciata dal Consiglio transitorio libico di Bengasi. Gran Bretagna,  Francia e Italia hanno risposto con la decisione di inviare istruttori e  ufficiali di collegamento per addestrare gli insorti di Bengasi. Parigi  ha inoltre annunciato un aumento dei raid aerei mentre gli Usa  invieranno ai ribelli aiuti militari per 25 milioni di dollari.E intanto il conteggio di giornalisti e fotoreporter uccisi nel mondo, tenuto da Reporters Sans Frontières, sale…

(Picture by Chris Hondros)

Chris Hondros, a US photojournalist, died in Libya after being wounded in the same mortar explosion which cost Tim Hetherington, a British colleague, his life.
Two other photographers, Michael Brown and Guy Martin, were also wounded. All four were on Tripoli Street, the main road through Misrata and the scene of the fiercest fighting between loyalist forces and rebels.
Their loss adds to the one, last March, of Ali Hassan Al Jaber, a cameraman working for Al-Jazeera, and Mohamed “Mo” Al-Nabous, a Libyan journalist and blogger.

Hondros, who worked for Getty Images, covered most of the world’s major wars since the late 1990s. In 2004, he was a nominated finalist for the Pulitzer Prize for his work in Liberia. In 2006, he won the Robert Capa Gold Medal.
Hetherington, on the front lines of many global conflicts as well, was contributing photographer for Vanity Fair and won the World Photo of the Year in 2007. He also co-directed the Oscar-nominated and Sundance-winning documentary Restrepo. In his last tweet he wrote: “In besieged Libyan city of Misrata. Indiscriminate shelling by Qaddafi forces. No sign of NATO.”

Here the Reporters sans Frontiérs’ “Press Freedom Barometer”.

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fotografia.ilgiornale.it/view_news.php?id=3532


Non ce l’ha fatta Chris Hondros, il fotografo americano ferito da un colpo di mortaio in Libia, nel corso dello stesso scontro a fuoco che è costato la vita al collega britannico Tim Hetherington. Feriti anche i reporter Guy Martin e Michael Brown. Si trovavano in gruppo sulla Via Tripoli, principale arteria di Misurata ed epicentro dei combattimenti fra governativi e insorti.
La loro perdita - di cui ha dato notizia un quinto fotografo, Andre Liohn, anche lui rimasto ferito, ma in un altro frangente - va ad aggiungersi a quelle precedenti, in marzo, di Ali Hassan Al Jaber, cameraman di Al-Jazeera, e di Mohamed “Mo” Al-Nabous, giornalista e blogger libico.

Chris Hondros, che lavorava per Getty Images, firmava servizi dai teatri di guerra del mondo a partire dalla fine degli anni ‘90. Fra questi, quello realizzato in Liberia gli era valso una candidatura al Pulitzer nel 2004. Due anni dopo aveva invece ricevuto la Robert Capa Gold Medal.
Tim Hetherington, altrettanto impegnato sul fronte di più di un conflitto, era inviato di Vanity Fair ed aveva vinto il World Press Photo of the Year nel 2007. Era inoltre coautore di un documentario sulla vita di un plotone di soldati Usa in Afghanistan, Restrepo, premiato al Sun Dance Festival 2010 e candidato agli Oscar 2011. Nel suo ultimo tweet scriveva: “Nella città assediata di Misurata. Bombardamenti indiscriminati delle forze di Gheddafi. Nessun segno della Nato”.

Che la situazione sia insostenibile lo conferma la richiesta di aiuto lanciata dal Consiglio transitorio libico di Bengasi. Gran Bretagna, Francia e Italia hanno risposto con la decisione di inviare istruttori e ufficiali di collegamento per addestrare gli insorti di Bengasi. Parigi ha inoltre annunciato un aumento dei raid aerei mentre gli Usa invieranno ai ribelli aiuti militari per 25 milioni di dollari.
E intanto il conteggio di giornalisti e fotoreporter uccisi nel mondo, tenuto da Reporters Sans Frontières, sale…

(Picture: “Conversation” by Maria Magdalena Campos Pons - polaroid, diptych, 82x56 cm each. Courtesy Galleria PAck, Milan.)
MIA – Milan Image Art Fair, the first Italian fair completely focused on photography and video art, is a gamble by Fabio Castelli, art collector.The initiative and its board (Gigliola Foschi, curator and journalist; Elio Grazioli, contemporary art critic and curator; Roberto Mutti, curator and photography critic; Enrica Viganò, photographic events organiser and curator; 3/3, a team involved in photographic publishing projects) have been recently presented with a press conference in Milan.The logic is pretty different in comparison with the other art fairs: every exhibitor will propose only one author, providing the public with a comprehensive glance on him; besides, photo laboratories, unlike what happens during the trade shows, will play the role of artists’ partners in creating their distinctive photographic language. The program will include workshops, presentations, conferences and so on.These are the premises, in mid May the testing ground.MIA Milan Image Art Fair@ Superstudio Più - Via Tortona 27, Milan May 13/15 2011Fri-Sa 11am – 10pm, Su 11am – 8pmTickets € 13,00 | reduced € 10,00www.miafair.it

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www3.lastampa.it/fotografia/notizie-brevi/articolo/lstp/398078

MIA - Milan Image Art  Fair, al Superstudio Più di Milano dal 13 al 15 maggio, sarà la prima  fiera italiana interamente dedicata  a fotografia e video arte. La  manifestazione è una scommessa personale di Fabio Castelli, che di arte e  fotografia è collezionista, ed è stata presentata a Palazzo Marino  assieme al suo comitato scientifico: Gigliola Foschi, curatrice e  giornalista; Elio Grazioli, critico d’arte contemporanea e curatore;  Roberto Mutti, curatore e critico fotografico; Enrica Viganò,  organizzatrice di eventi legati alla fotografia e curatrice; 3/3, studio  nato con l’intento di promuovere progetti editoriali incentrati  sull’oggetto fotografico.Si  diceva fiera, ma con logiche dichiaratamente atipiche rispetto a quelle  delle cosiddette mostre mercato. A ciascun espositore, infatti, è stato  chiesto di proporre le opere di un solo artista per ogni stand, in modo  da offrire al pubblico uno sguardo ampio e coinvolgente sul singolo  fotografo.Altra  scelta di campo il ruolo assegnato ai fotolaboratori, qui presenti come  partner di un sodalizio artistico con gli autori. L’obiettivo è quello  di ricordare quanto le scelte in merito a riproduzione e stampa delle  immagini siano parte integrante di un linguaggio fotografico. La  manifestazione coinvolgerà 200 operatori tra gallerie, artisti,  fotolaboratori, case editrici, fondazioni, archivi e istituti di  formazione, tra i più qualificati sulla scena italiana ed  internazionale. Sono inoltre previsti eventi collaterali come workshop,  conferenze e presentazioni.Queste le premesse, a metà maggio il vero banco di prova. Noi non mancheremo.Location        Superstudio Più, Via Tortona 27, 20144 MilanoPeriodo         13-15 maggio 2011Orari             venerdì e sabato 11.00 – 22.00, domenica 11.00 – 20.00Ingresso        intero € 13,00 | ridotto € 10,00Sito web        www.miafair.it

(Picture: “Conversation” by Maria Magdalena Campos Pons - polaroid, diptych, 82x56 cm each. Courtesy Galleria PAck, Milan.)



MIA – Milan Image Art Fair, the first Italian fair completely focused on photography and video art, is a gamble by Fabio Castelli, art collector.
The initiative and its board (Gigliola Foschi, curator and journalist; Elio Grazioli, contemporary art critic and curator; Roberto Mutti, curator and photography critic; Enrica Viganò, photographic events organiser and curator; 3/3, a team involved in photographic publishing projects) have been recently presented with a press conference in Milan.

The logic is pretty different in comparison with the other art fairs: every exhibitor will propose only one author, providing the public with a comprehensive glance on him; besides, photo laboratories, unlike what happens during the trade shows, will play the role of artists’ partners in creating their distinctive photographic language.
The program will include workshops, presentations, conferences and so on.

These are the premises, in mid May the testing ground.

MIA Milan Image Art Fair
@ Superstudio Più - Via Tortona 27, Milan
May 13/15 2011
Fri-Sa 11am – 10pm, Su 11am – 8pm
Tickets € 13,00 | reduced € 10,00
www.miafair.it

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MIA - Milan Image Art Fair, al Superstudio Più di Milano dal 13 al 15 maggio, sarà la prima fiera italiana interamente dedicata  a fotografia e video arte. La manifestazione è una scommessa personale di Fabio Castelli, che di arte e fotografia è collezionista, ed è stata presentata a Palazzo Marino assieme al suo comitato scientifico: Gigliola Foschi, curatrice e giornalista; Elio Grazioli, critico d’arte contemporanea e curatore; Roberto Mutti, curatore e critico fotografico; Enrica Viganò, organizzatrice di eventi legati alla fotografia e curatrice; 3/3, studio nato con l’intento di promuovere progetti editoriali incentrati sull’oggetto fotografico.

Si diceva fiera, ma con logiche dichiaratamente atipiche rispetto a quelle delle cosiddette mostre mercato. A ciascun espositore, infatti, è stato chiesto di proporre le opere di un solo artista per ogni stand, in modo da offrire al pubblico uno sguardo ampio e coinvolgente sul singolo fotografo.
Altra scelta di campo il ruolo assegnato ai fotolaboratori, qui presenti come partner di un sodalizio artistico con gli autori. L’obiettivo è quello di ricordare quanto le scelte in merito a riproduzione e stampa delle immagini siano parte integrante di un linguaggio fotografico.
La manifestazione coinvolgerà 200 operatori tra gallerie, artisti, fotolaboratori, case editrici, fondazioni, archivi e istituti di formazione, tra i più qualificati sulla scena italiana ed internazionale. Sono inoltre previsti eventi collaterali come workshop, conferenze e presentazioni.

Queste le premesse, a metà maggio il vero banco di prova. Noi non mancheremo.



Location        Superstudio Più, Via Tortona 27, 20144 Milano
Periodo         13-15 maggio 2011
Orari             venerdì e sabato 11.00 – 22.00, domenica 11.00 – 20.00
Ingresso        intero € 13,00 | ridotto € 10,00
Sito web        www.miafair.it

(Picture by Luca Baldassari)
Milan has recently hosted two important events, Photoshow and “Photography in Italy: where are we at?”. They together give, in some way, the temperature here in Italy.The first, which is the annual Italian trade fair focused on the photo and digital imaging market, sent contrasting signals: on the one hand good growth trends, during 2010, for most of the brands; on the other hand big concern about the Japan earthquake’s effects on prices and supplies (here a list of the major photographic equipment traders in Japan and their updated status).AIF, Italian Association of Photo-Digital Imaging, donated the symbolic amount of 10.000 € to Shigemi Jomori, Japan Consul General in Milan. Everybody can contribute with a donation from Italy or, for example, supporting the Tsunami Project which collects beautiful works (don’t’ miss the gallery) by illustrators, designers and artists aiming to hold a fund-raising auction in Paris. Magnitude 9 is the title of an art-book which gathers the most beautiful images.The second was a three days convention at Forma Foto about media, art market, schools, institutions etc. in the photographic field. Italy, especially in comparison with other countries, is lacking a real “scientific society” able to produce a common language and explain the phenomenon “Photography” in its own making and changing. On the contrary, many - often excellent - outsiders treat the issue; this is not bad, but in order to be transversal you need to have a field to cross, even to call into question. Schools, foundations and magazines are not enough, we need a concrete and capable “agora” in order to open up a worthwhile discussion.Michele Smargiassi, La Repubblica journalist, defines the sector “an house without its tenant, a hotel for intellectual holidays”. I must admit that also insiders often get lost along their erudite and cerebral “promenades”.  Forma has uploaded the podcasts, so if you understand Italian you can listen to all the round tables.
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http://fotografia.ilgiornale.it/articolo.php?id=893
Segnali discordanti dall’ultimo PhotoShow. Da  una parte un aumento delle  presenze e, in generale, trend di vendita in crescita per molte delle  aziende: il 2010 ha registrato un fatturato complessivo del comparto  hardware del 5,6% superiore a quello del 2009; + 10,9% per le fotocamere  ad ottica fissa, + 26% per quelle ad ottica intercambiabile.  Dall’altra, grande preoccupazione per le conseguenze su prezzi e  disponibilità dei prodotti dei brand che hanno in Giappone la propria  produzione. A questa pagina,  in inglese, trovate una lista relativa al settore fotografia che  riporta i danni subiti da ciascuna azienda, inclusi gli impiegati feriti  in maniera più o meno lieve, a seguito del terremoto/tsunami dell’11  marzo.L’AIF, Associazione  Italiana Foto-Digital Imaging, ha voluto donare la cifra simbolica di €  10.000 in favore delle vittime al Console Generale del Giappone Shigemi  Jomori, presente a Milano. Ne approfittiamo per ricordarvi che ciascuno  di noi può effettuare un versamento, qui scoprite come.Bella iniziativa anche il progetto Tsunami che raccoglie, on line, i contributi di artisti, designer ed  illustratori di ogni paese del mondo che hanno voluto comunicare la  propria solidarietà al Giappone, sia in maniera simbolica che concreta  (molte delle opere sono in vendita per beneficenza). Un art book, “Magnitude 9”, raccoglie le immagini più belle.Altra manifestazione  dedicata alla fotografia che ha animato Milano è stato il convegno  organizzato da Forma. Tre giorni per fare il punto della situazione sui  diversi fronti del settore in Italia: editoria, mercato, istituzioni,  formazione…La  serie di interventi che probabilmente ci riguardava più da vicino è  stata quella sul “Comunicare la fotografia” (che tuttavia a tratti è  sconfinata nel comunicare con la fotografia, che è un’altra cosa). A  moderarla Michele Smargiassi di Repubblica, che ha lanciato  un’interessante provocazione: nel nostro Paese pare non esistere una  “società scientifica” in grado di spiegare il fenomeno Fotografia nel  suo farsi e mutare. Non bastano musei, fondazioni e magazine, chi più  chi meno autorevole e/o coraggioso; serve piuttosto uno spazio  d’incontro che certo non fornisca paradigmi a cui ispirarsi, ma un  vocabolario comune di discussione. Il risultato è che ad occuparsi di  fotografia siano spesso degli outsider: critici, filosofi, scrittori che  fanno delle incursioni, anche di valore, in un campo non loro. Una  tendenza alla trasversalità che non ha nulla di male in se’, anzi,  ma  che risulta paradossale non esistendo un campo definito da attraversare  e, perché no, da scompaginare. Il settore diventa così, per citare  Smargiassi, “una casa senza inquilino, un albergo di vacanze  intellettuali”. Un bello spunto che condividiamo, pur ammettendo -  paradosso nel paradosso – di ravvisare, talvolta, una certa tendenza  all’escursionismo colto e cerebrale, nel loro stesso campo di indagine,  da parte dei cosiddetti insider.Viene  chiesto poi se il web possa fungere da grimaldello per smantellare i  vincoli che comprimono la fotografia su altri media editoriali,  beneficiando di maggiori spazi e libertà di intervento. Pare che proprio   disporre di possibilità “illimitate” abbia finito per omologare le  risposte e appiattire i contenuti, testi e immagini, velocemente  fagocitati dagli utenti. Ogni  giorno noi ci confrontiamo proprio con questi meccanismi e continuiamo a  credere che nel mare magnum della rete emergano i contributi  pertinenti, aggiornati e ben realizzati, stimoli di riflessione seria e  argomentata – che nulla hanno a che fare con l’aria fritta e il parlarsi  addosso – da approfondire e mettere in discussione nel “reale”,  visitando mostre, leggendo libri, comprando riviste, partecipando a  manifestazioni come questa di cui vi stiamo raccontando. Molto  partecipato, inoltre, l’incontro sull’editoria che ha visto scaturire  un acceso dibattito sulla cosiddetta estetica della miseria. Ve lo  riassume Enzo Dal Verme nel suo blog.Lo staff di Forma ha avuto la felice idea di mettere on line i podcast di tutte le tavole rotonde. Ovunque voi siate potete “seguire” in  differita il convegno e costruirvi un’opinione, potere della rete!Internet può rivelarsi uno strumento pratico e versatile anche per individuare nuovi autori e progetti. Su Photographers.it sono stati da poco attivati ben tre bandi, vediamoli uno per uno.Polifemo Fotografia: “ Unità d’Italia”.  Possono partecipare progetti fotografici di documentazione e ricerca  che raccontino la nostra società - a 150 anni dall’Unità d’Italia  - in  tutte le sue sfaccettature e problematiche lasciando agli autori totale  libertà di interpretazione del tema indicato. Gli autori selezionati  parteciperanno ad una collettiva allestita presso la sede  dell’associazione, alla Fabbrica del Vapore di Milano.Confini09 ,  fotografia al confine: la selezione, che mira ad individuare gli autori  da coinvolgere in una rassegna itinerante (Firenze, Torino, Roma,  Genova, Milano, Trieste), riguarda opere fotografiche, anche se  contaminate da altre tecniche visive. Non è assegnato un tema, la giuria  è interessata ad individuare proposte creative e linguaggi  espressivi originali e validi.Obiettivo Reporter  è invece rivolto a quanti si dedicano al fotogiornalismo. In palio  diverse borse di studio per l’omonimo corso in partenza a settembre 2011  e portfoli web su www.photographerspro.eu. Temi proposti: “Immigrazione,  il percorso dell’integrazione in Italia” e “Energia alternativa  all’interno della città, come ci stiamo approcciando nella vita  quotidiana all’interno di un sistema eco-sostenibile”.

(Picture by Luca Baldassari)

Milan has recently hosted two important events, Photoshow and “Photography in Italy: where are we at?”. They together give, in some way, the temperature here in Italy.

The first, which is the annual Italian trade fair focused on the photo and digital imaging market, sent contrasting signals: on the one hand good growth trends, during 2010, for most of the brands; on the other hand big concern about the Japan earthquake’s effects on prices and supplies (here a list of the major photographic equipment traders in Japan and their updated status).
AIF, Italian Association of Photo-Digital Imaging, donated the symbolic amount of 10.000 € to Shigemi Jomori, Japan Consul General in Milan.
Everybody can contribute with a donation from Italy or, for example, supporting the Tsunami Project which collects beautiful works (don’t’ miss the gallery) by illustrators, designers and artists aiming to hold a fund-raising auction in Paris. Magnitude 9 is the title of an art-book which gathers the most beautiful images.

The second was a three days convention at Forma Foto about media, art market, schools, institutions etc. in the photographic field. Italy, especially in comparison with other countries, is lacking a real “scientific society” able to produce a common language and explain the phenomenon “Photography” in its own making and changing. On the contrary, many - often excellent - outsiders treat the issue; this is not bad, but in order to be transversal you need to have a field to cross, even to call into question.
Schools, foundations and magazines are not enough, we need a concrete and capable “agora” in order to open up a worthwhile discussion.
Michele Smargiassi, La Repubblica journalist, defines the sector “an house without its tenant, a hotel for intellectual holidays”. I must admit that also insiders often get lost along their erudite and cerebral “promenades”.  Forma has uploaded the podcasts, so if you understand Italian you can listen to all the round tables.

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http://fotografia.ilgiornale.it/articolo.php?id=893

Segnali discordanti dall’ultimo PhotoShow.
Da una parte un aumento delle presenze e, in generale, trend di vendita in crescita per molte delle aziende: il 2010 ha registrato un fatturato complessivo del comparto hardware del 5,6% superiore a quello del 2009; + 10,9% per le fotocamere ad ottica fissa, + 26% per quelle ad ottica intercambiabile. Dall’altra, grande preoccupazione per le conseguenze su prezzi e disponibilità dei prodotti dei brand che hanno in Giappone la propria produzione.
A questa pagina, in inglese, trovate una lista relativa al settore fotografia che riporta i danni subiti da ciascuna azienda, inclusi gli impiegati feriti in maniera più o meno lieve, a seguito del terremoto/tsunami dell’11 marzo.
L’AIF, Associazione Italiana Foto-Digital Imaging, ha voluto donare la cifra simbolica di € 10.000 in favore delle vittime al Console Generale del Giappone Shigemi Jomori, presente a Milano. Ne approfittiamo per ricordarvi che ciascuno di noi può effettuare un versamento, qui scoprite come.
Bella iniziativa anche il progetto Tsunami che raccoglie, on line, i contributi di artisti, designer ed illustratori di ogni paese del mondo che hanno voluto comunicare la propria solidarietà al Giappone, sia in maniera simbolica che concreta (molte delle opere sono in vendita per beneficenza). Un art book, “Magnitude 9”, raccoglie le immagini più belle.

Altra manifestazione dedicata alla fotografia che ha animato Milano è stato il convegno organizzato da Forma. Tre giorni per fare il punto della situazione sui diversi fronti del settore in Italia: editoria, mercato, istituzioni, formazione…
La serie di interventi che probabilmente ci riguardava più da vicino è stata quella sul “Comunicare la fotografia” (che tuttavia a tratti è sconfinata nel comunicare con la fotografia, che è un’altra cosa).
A moderarla Michele Smargiassi di Repubblica, che ha lanciato un’interessante provocazione: nel nostro Paese pare non esistere una “società scientifica” in grado di spiegare il fenomeno Fotografia nel suo farsi e mutare. Non bastano musei, fondazioni e magazine, chi più chi meno autorevole e/o coraggioso; serve piuttosto uno spazio d’incontro che certo non fornisca paradigmi a cui ispirarsi, ma un vocabolario comune di discussione. Il risultato è che ad occuparsi di fotografia siano spesso degli outsider: critici, filosofi, scrittori che fanno delle incursioni, anche di valore, in un campo non loro. Una tendenza alla trasversalità che non ha nulla di male in se’, anzi,  ma che risulta paradossale non esistendo un campo definito da attraversare e, perché no, da scompaginare. Il settore diventa così, per citare Smargiassi, “una casa senza inquilino, un albergo di vacanze intellettuali”. Un bello spunto che condividiamo, pur ammettendo - paradosso nel paradosso – di ravvisare, talvolta, una certa tendenza all’escursionismo colto e cerebrale, nel loro stesso campo di indagine, da parte dei cosiddetti insider.
Viene chiesto poi se il web possa fungere da grimaldello per smantellare i vincoli che comprimono la fotografia su altri media editoriali, beneficiando di maggiori spazi e libertà di intervento. Pare che proprio disporre di possibilità “illimitate” abbia finito per omologare le risposte e appiattire i contenuti, testi e immagini, velocemente fagocitati dagli utenti.
Ogni giorno noi ci confrontiamo proprio con questi meccanismi e continuiamo a credere che nel mare magnum della rete emergano i contributi pertinenti, aggiornati e ben realizzati, stimoli di riflessione seria e argomentata – che nulla hanno a che fare con l’aria fritta e il parlarsi addosso – da approfondire e mettere in discussione nel “reale”, visitando mostre, leggendo libri, comprando riviste, partecipando a manifestazioni come questa di cui vi stiamo raccontando.
Molto partecipato, inoltre, l’incontro sull’editoria che ha visto scaturire un acceso dibattito sulla cosiddetta estetica della miseria. Ve lo riassume Enzo Dal Verme nel suo blog.
Lo staff di Forma ha avuto la felice idea di mettere on line i podcast di tutte le tavole rotonde. Ovunque voi siate potete “seguire” in differita il convegno e costruirvi un’opinione, potere della rete!

Internet può rivelarsi uno strumento pratico e versatile anche per individuare nuovi autori e progetti.
Su Photographers.it sono stati da poco attivati ben tre bandi, vediamoli uno per uno.
Polifemo Fotografia: “ Unità d’Italia”. Possono partecipare progetti fotografici di documentazione e ricerca che raccontino la nostra società - a 150 anni dall’Unità d’Italia  - in tutte le sue sfaccettature e problematiche lasciando agli autori totale libertà di interpretazione del tema indicato. Gli autori selezionati parteciperanno ad una collettiva allestita presso la sede dell’associazione, alla Fabbrica del Vapore di Milano.
Confini09 , fotografia al confine: la selezione, che mira ad individuare gli autori da coinvolgere in una rassegna itinerante (Firenze, Torino, Roma, Genova, Milano, Trieste), riguarda opere fotografiche, anche se contaminate da altre tecniche visive. Non è assegnato un tema, la giuria è interessata ad individuare proposte creative e linguaggi espressivi originali e validi.
Obiettivo Reporter è invece rivolto a quanti si dedicano al fotogiornalismo. In palio diverse borse di studio per l’omonimo corso in partenza a settembre 2011 e portfoli web su www.photographerspro.eu. Temi proposti: “Immigrazione, il percorso dell’integrazione in Italia” e “Energia alternativa all’interno della città, come ci stiamo approcciando nella vita quotidiana all’interno di un sistema eco-sostenibile”.

About:

Photographer: commercial portfolio, in collaboration with Gianluca Destro, at www.d2photo.it


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